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Perché si mangia troppo poco

Nella scheda Perché si mangia si è descritto lo stimolo della fame come molto potente e in grado di superare altri impulsi di segno contrario generati dall’organismo. In quella Perché si mangia troppo si è spiegato che molte persone continuano a mangiare troppo, anche in presenza di un eccesso di peso che può comportare un rischio per la loro salute o, addirittura, per la loro sopravvivenza. Con questi presupposti può risultare difficile comprendere l’esistenza di una malattia, come l’anoressia nervosa, provocata da una drastica riduzione dell’assunzione di alimenti, che può essere così estrema da portare, anch’essa, al decesso.

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Le cause e la loro storia

L’anoressia nervosa esiste da secoli, ma, negli ultimi decenni, ha avuto una diffusione tale da renderla un grave problema medico e sociale. Alcuni esperti hanno avvicinato questa malattia ai digiuni mistici tramandati dalla storia delle religioni. Il paragone può sembrare azzardato, ma non lo è perché, sia chi praticava questi ultimi, che chi rinuncia al cibo in quanto anoressico, condivide l’obiettivo del raggiungimento di una “perfezione”. Scendendo più in dettaglio, si potrebbe aggiungere che i digiunatori mistici volevano ottenere una perfezione spirituale, mentre l’anoressica o l’anoressico mirano a quella che loro ritengono essere una perfezione estetica. In ambedue i casi, chi si sottopone alla privazione del cibo sviluppa la capacità di resistere allo stimolo della fame e di sovvertire tutti i meccanismi che dovrebbero mantenere un fisiologico bilancio energetico.

La letteratura medica descrive come rarità i casi di anoressia nervosa fino agli anni ’80, momento in cui inizia un aumento esponenziale della diffusione del problema. Cosa ha provocato questa repentina amplificazione della frequenza dell’anoressia? Gli esperti tendono a porre in relazione questo fenomeno con il fatto che in quegli anni si è concretizzato un ideale di bellezza identificato con la magrezza. D’altra parte, i primi segnali di questa evoluzione di tale ideale di bellezza si erano avuti negli anni ’60 con le modelle “grissino”. E’ appunto a partire dagli anni ’80 che la magrezza, oltre a essere imposta come criterio dominante di definizione della bellezza, femminile prima e per ambo i sessi poi, è stato anche associato all’affermazione sociale e al raggiungimento del successo in qualsiasi campo. In buona sostanza, se all’inizio dovevano essere magri solo modelle e modelli, in seguito tale “dovere” è stato esteso a tutti. Descrivere le modalità con le quali i mezzi di comunicazione sono riusciti a creare questo condizionamento nella vita delle persone esula dagli obiettivi di questa trattazione, ma dalla consultazione di qualsiasi sito della rete e di qualsiasi rivista, e dalla visione della maggior parte dei programmi televisivi si possono avere conferme dell’imposizione del modello estetico di magrezza. Il paradosso viene raggiunto proprio nel mondo della moda, che è stato il contesto principale nel quale tale modello è nato, che, periodicamente, formula buoni propositi circa il coinvolgimento di giovani donne che non amplifichino l’idealizzazione della estrema magrezza, per poi, alla successiva stagione, far sfilare ragazze il cui aspetto fa pensare a un grave sottopeso. A peggiorare ulteriormente la pressione esercitata soprattutto sui giovani, sono le reti sociali: Facebook, Instagram, ecc. Non solo i personaggi che hanno più seguito, e che “fanno tendenza”, sono in grandissima parte omologati ad un ideale estetico che alimenta il culto della magrezza, ma ci sono comunità di utenti nelle quali si insegna a diventare anoressici e si forniscono istruzioni dettagliate su come nascondere i relativi comportamenti a genitori, parenti, coniugi e operatori sanitari.

E’ interessante notare che, a partire dagli stessi anni in cui è iniziata l’ampia diffusione dell’anoressia, si è osservato anche un aumento continuo della frequenza di sovrappeso e obesità. Come mai la stessa comunicazione ha prodotto risultati opposti? Una possibile spiegazione è la seguente. Chi ha un eccesso di peso e viene “martellato” da una comunicazione che gli impone la magrezza come obiettivo, rischia di sottoporsi a diete incongrue. A quel punto, si possono imboccare due strade: o queste restrizioni drastiche dopo un po’ vengono abbandonate e si ri-aumenta di peso, raggiungendo frequentemente un livello anche superiore a quello precedente alla dieta, oppure si procede verso una restrizione sempre più estrema, che porta ai comportamenti alimentari tipici dell’anoressia.

I meccanismi psicologici e biologici dell’anoressia

I condizionamenti che spingono ad un ideale estetico caratterizzato dalla magrezza riguardano tutti, ma l’anoressia nervosa si sviluppa solo in alcuni. Solo alcuni, infatti, intraprendono una drastica ed estrema riduzione dell’assunzione del cibo. Inoltre, anche se di recente alcuni aspetti epidemiologici della malattia sono cambiati, essa continua ad essere più frequente nelle femmine e a esordire durante l’adolescenza. A favorire la comparsa dell’anoressia nervosa sono sia fattori psicologici, che biologici. Fra i primi rientrano conflitti familiari, problemi nei rapporti con l’altro sesso e traumi psicologici di vario genere. C’è poi la biologia. I meccanismi illustrati nelle schede riguardati la regolazione del metabolismo energetico e dell’assunzione del cibo sembrerebbero dover impedire lo sviluppo di comportamenti alimentari caratterizzati da una estrema restrizione e invece in alcune persone non hanno tale effetto. La ricerca e, in particolare, studi che impiegano le più avanzate tecniche di diagnosi per immagine stanno cercando di spiegare il perché. Si è rilevato, ad esempio, che, nelle persone con anoressia nervosa, sono modificati: i meccanismi del sistema di gratificazione che normalmente guidano la ricerca e la scelta del cibo, le funzioni cognitive relative a questo ambito, alcune risposte del sistema nervoso centrale all’introduzione degli alimenti, i processi di elaborazione delle emozioni, le soglie di percezione del dolore e altri processi mentali, in vario modo correlati con i comportamenti alimentari e all’assunzione del cibo. Inoltre, all’origine della capacità delle femmine di sopportare restrizioni alimentari particolarmente drastiche, ci sarebbero meccanismi biologici legati al loro ruolo nella riproduzione della specie e il rischio di comparsa all’adolescenza dipenderebbe dai mutamenti ormonali e psicologici che accompagnano lo sviluppo della pubertà.

Una malattia molto complessa

L’anoressia nervosa è una malattia molto complessa, provocata da stimoli ambientali diffusi, che si sviluppa per la concomitanza di fattori diversi e si mantiene nel tempo grazie a meccanismi che si attivano solo in alcuni soggetti. Una volta instauratasi, determina alterazioni mentali e fisiche che, se non affrontate tempestivamente, tendono a peggiorare nel tempo, alimentate da circoli viziosi, fino ad arrivare a quadri estremi. Così come sono complessi i fattori che la provocano e i meccanismi che la sostengono, altrettanto devono esserlo gli approcci per curarla.

Tommaso Sacco

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