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L’ambiente può influire sullo sviluppo dell’obesità di un individuo già prima che egli nasca, vale a dire nella vita pre-natale. In madri obese la placenta, cioè l’organo che serve agli scambi di substrati fra madre e feto, tende ad essere più grande, rispetto a quella di madri normopeso. Le prime partoriscono bambini che arrivano a pesare il 10% in più di quelli nati da madri con peso normale e placenta di dimensioni nella norma. Tali differenze di peso rimangono anche fino all’età di 7 anni. Ci possono essere casi in cui una madre obesa ha una placenta piccola, ad esempio per problemi presentatisi durante la gravidanza. Questo fa sì che possa partorire un figlio sottopeso e che tale possa rimanere fino ai primi anni di vita. Sulla base di queste evidenze, si è ipotizzato che sia la dimensione della placenta, più che la condizione di obesità della madre, a influenzare il peso del bambino. Non vi sono prove del fatto che l’obesità in età adulta sia correlata a un’alimentazione non adatta nella prima infanzia, ad esempio a causa della composizione del latte, ma comunque, un’alimentazione non adeguata durante l’infanzia o la prima adolescenza può sicuramente influenzare in modo negativo il peso di coloro che sono predisposti geneticamente all’eccesso di peso. In conclusione si può affermare che i fattori genetici e quelli ambientali che intervengono in corrispondenza della nascita interagiscano fra loro aumentando il rischio di sovrappeso e obesità nei soggetti predisposti.

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Si ritiene che il crescente benessere economico dei paesi occidentali possa essere all’origine di un maggiore consumo di cibo, che determinerebbe un incremento di frequenza dell’obesità. Questa interpretazione dello scenario attuale rischia di semplificare eccessivamente il problema. Infatti, in molti paesi in via di sviluppo l’introduzione di calorie tende a mantenersi stabile o a ridursi, ma l’incidenza dell’obesità è in aumento. Questo dimostra che un altro fattore, la sedentarietà, può concorrere in maniera decisiva a rendere più diffuso l’eccesso di peso. In molti paesi meno sviluppati si assiste ad un fenomeno più rilevante che non consiste nella modificazione delle abitudini alimentari, ma nella sostituzione di un’intensa attività fisica con una vita più sedentaria, sia nel lavoro che nel tempo libero.

Tornando alla realtà italiana, se si esaminano le abitudini di vita attuali non si può non notare che sempre più raramente i bambini vanno a scuola a piedi e che dedicano il loro tempo libero a televisione e apparecchi elettronici sacrificando l’attività fisica, mentre i loro coetanei degli anni ‘70 o ‘80 erano, in genere, molto meno sedentari. Quasi tutti gli adulti vanno a lavorare in macchina, con il bus, con la metropolitana o con il treno e sempre meno lavoratori, rispetto al passato, sono impegnati in attività che richiedono sforzo fisico. Inoltre, se si esaminano le modalità di acquisizione del cibo di 30 o 40 anni fa, ci si rende conto che, per acquistarlo, si usciva di casa, si andava fino al mercato più vicino e si girava a piedi per le diverse botteghe, poi si portavano a braccia le borse fino a casa, facendo le scale e normalmente questo lo si ripeteva, se non tutti i giorni, almeno più volte durante la settimana, perché non c’era l’abitudine di conservare grandi provviste nel frigorifero o nel congelatore. Ora i costumi sono cambiati, si va in auto al centro commerciale una volta alla settimana, ci si carica di provviste, quasi sempre in eccesso rispetto al necessario, e con queste si riempiono frigorifero e congelatore, senza fare alcuno sforzo. Per questo motivo uno stile di vita sedentario, insieme a una disponibilità e un’ampia scelta di cibi molto gustosi e ricchi di grassi, costituisce la naturale premessa a una così elevata frequenza dell’obesità. Molti ritengono che una possibile soluzione a questo problema sia inserire, nell’ambito di una vita sedentaria, occasioni di attività fisica intensa. Purtroppo approcci di questo tipo rischiano di essere controproducenti perché certi livelli di attività fisica stimolano l’appetito e quindi si rischia, dopo l’esercizio, di introdurre quantità di energia tali da annullare il consumo di calorie che esso ha determinato.

Da quanto detto finora, si può concludere che oggi il problema di gran parte degli abitanti dei paesi più sviluppati è quello di mantenere un costante consumo di energia introdotta in eccesso sotto forma di cibo e bevande ricche di calorie, per evitare che essa si accumuli sotto forma di grassi nel tessuto adiposo. Invece, nei secoli passati e ancora fino a 80 o 90 anni fa, la preoccupazione principale, anzi la condizione per sopravvivere, era accumulare nell’organismo, in tempi di abbondanza, quantità di energia sufficienti alla sopravvivenza in tempi di carestia. In buona sostanza, si può dire che la diffusione crescente dell’eccesso di peso può essere considerata come la conseguenza del fatto che l’organismo umano non ha avuto il tempo di adattarsi al nuovo ambiente in cui si trova a vivere.

Vedere anche nella sezione Cause e fattori di rischio dell'eccesso di peso

Tommaso Sacco

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