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In Vitro Veritas, una campagna di comunicazione per scoprire il valore della diagnostica di laboratorio

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In Vitro Veritas, una campagna di comunicazione per scoprire il valore della diagnostica di laboratorio

Una campagna di comunicazione per far capire ai cittadini il valore della diagnostica di laboratorio: questa in sintesi è In Vitro Veritas. Presentata a Roma lo scorso 17 maggio, In Vitro Veritas è promossa da Assobiomedica, la branca di Confindustria che si occupa di strutture sanitarie italiane e di dispositivi medici.

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La campagna partirà il 15 giugno e sarà diffusa in 500 centri diagnostici sparsi in tutta Italia con una serie di strumenti ludico-informativi: attraverso quattro storie si analizzeranno e scopriranno le quattro “anime” della diagnostica di laboratorio. Lo screening, attraverso la storia di Anna che grazie a un pap test scopre di soffrire di cancro al collo dell’utero; la diagnosi, con il piccolo Paolo che grazie a un banale test del sangue scopre di soffrire di celiachia; Elena sta lottando contro un tumore al seno e rappresenta la terapia e, infine, Paolo, malato di diabete che è il volto per il monitoraggio. Le storie dei quattro protagonisti sono presentate dal genio, il simbolo della campagna che riprende la doppia elica del DNA.

Hanno presentato la campagna Tonito Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanza attiva, Emanuela Baio, presidente Salute & Benessere Fondazione per il diabete, il presidente di FISMELAB, la Federazione delle società scientifiche italiane nel settore della medicina di laboratorio, il deputato Giulia Grillo, il segretario generale della FIMMG, la Federazione dei medici di medicina generale, Giacomo Milillo e infine, il deputato Giovanni Monchiero. A presentare il progetto il vicepresidente di Assobiomedica, Luigi Invernizzi: “È la prima volta che comunichiamo con il cittadino sul settore VITRO”, ha sottolineato. L’obiettivo della campagna è quello di “imparare, giocando, l’importanza della diagnosi in vitro”.

Franco Di Mare, il giornalista Rai che ha moderato l’incontro, ha sottolineato come per la prima volta “l’industria parla al paziente”. Con quest’iniziativa convergono gli interessi dei pazienti e quelli delle istituzioni politiche, “l’Italia è il secondo Paese più longevo del mondo, ma per la prima volta dal dopo guerra si muore di più, potrebbe essere un effetto diretto della crisi, alcune cure vengono evitate: le dentistiche, la diagnostica, i medicinali”.

Tonino Aceti, del Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanza attiva, ha detto che “per la Sanità la prevenzione resta primaria. In Italia si spende poco per la prevenzione, si riserva solo il 5% del fondo sanitario nazionale, di questo se ne spende solo una parte: sappiamo che c’è un miliardo di euro che non viene speso. L’utilizzo dei fondi da parte delle istituzioni cambia da regione a regione: per esempio, è emblematico il caso della regione Calabria, che ha la spesa pro-capite più alta d’Italia per la prevenzione, ma ha una performance sugli screening fra le più critiche”.

Giulia Grillo, deputata del M5S, ha sottolineato che “il divario fra Nord e Sud riflette quello già esistente a livello socio-economico”. La sanità, inoltre, “è un settore dove s’investe oggi per guadagnare domani”. Va però ricordato che “la comunicazione nella Sanità è fondamentale”, in altri Paesi viene già iniziata sin dalla scuola d’infanzia.

“Un esame ben scelto può evitarne altri tre, può evitare dei veri problemi di salute. Bisogna spendere meglio le proprie risorse, bisogna razionalizzare la spesa pubblica” ha detto Pierangelo Clerici, presidente della FISMELAB. Emanuela Baio, presidente di Salute & Benessere, ha, invece, parlato della parte politica della faccenda: “Il punto è che non abbiamo ben chiaro come far convivere due obiettivi che difficilmente possono stare insieme, non vogliamo rinunciare alla gratuità e all’universalità del sistema. Accanto gli sprechi, oggi noi facciamo fatica se riusciamo a tenere questi principi alla sostenibilità economica”.

In conclusione, è intervenuta la dottoressa Marcella Marletta, direttore generale dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico: “Percepire la salute come un costo, tutti i dubbi sono fugati su questo, si tratta di un costo effettivo. Visto che siamo più longevi, abbiamo molti farmaci che ci porteranno a un aumento della spesa sanitaria. La spesa sanitaria pro-capite è passata del 3,4 per cento allo 0,6 per cento negli anni 2009-2013”.

A concludere la presentazione una frase del presidente di Assobiomedica, Massimiliano Boggetti: “Un milione di euro di investimenti fa risparmiare un miliardo di spese ospedaliere. Un investimento dalle società scientifiche potrebbe essere valido, porta a risparmiare e soprattutto porta beneficio al paziente”.

Chiara Laganà

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