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Aumentano le vaccinazioni obbligatorie: capiamo perché

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Aumentano le vaccinazioni obbligatorie: capiamo perché

Al fine di rispondere ai quesiti dei componenti della Commissione Sanità del Senato, è stato redatto un documento che illustra l’importanza dell’obbligo per 12 vaccinazioni.

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In Italia, l’alto livello di copertura vaccinale osservato fino al 2012 ha determinato la scomparsa della poliomielite e della difterite nonché una riduzione significativa di malattie prevenibili mediante la vaccinazione come l’epatite B, la pertosse, la parotite e le infezioni invasive da Hemophilus influenzae b (Hib). D’altro canto, il successo riscosso dalle strategie vaccinali ha promosso la diffusione di movimenti di opposizione ai vaccini per motivi ideologici o religiosi a cui ha fatto seguito, nel periodo compreso tra il 2013 e il 2016, un pericoloso e progressivo calo del ricorso alle vaccinazioni che ha abbassato il livello di copertura al di sotto della soglia del 95%. Considerando che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda un livello di copertura del 90% per tutti i vaccini, per garantire la cosiddetta «immunità di gregge» e proteggere indirettamente tutti coloro che non rispondono ai vaccini o che non possono vaccinarsi per motivi di salute è necessario non scendere al di sotto del 95%.

Questo calo ha interessato sia le vaccinazioni obbligatorie (anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B) sia alcune vaccinazioni raccomandate. Le uniche coperture che hanno mostrato un incremento a livello nazionale sono quelle per lo pneumococco e per il meningococco. Anche i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia sono passati dal 90,4% nel 2013 all’85,3% nel 2015, per poi andare incontro a una lieve risalita nel 2016, rimanendo comunque lontani dal raggiungimento della copertura del 95% necessaria per eliminare il virus. Alla luce di queste considerazioni, un decreto legge varato recentemente ha introdotto l’obbligo delle vaccinazioni per morbillo, parotite e rosolia (trivalente Mpr), pertosse ed Hemophilus b, varicella e meningococco B e C, oltre alle quattro già obbligatorie (difterite, tetano, poliomielite ed epatite B). I dati relativi alle malattie considerate dal DL e al loro impatto sulla popolazione sono i seguenti:

  • Poliomielite: nessun caso di malattia.
  • Tetano: circa 60 casi e 20 morti l’anno, soprattutto anziani non vaccinati o che non hanno fatto i richiami.
  • Difterite: nessun caso di malattia.
  • Epatite B: l’incidenza è in diminuzione dal 1991, anno di introduzione del vaccino nei nuovi nati e nei dodicenni, con scomparsa dei casi di malattia nei bambini. Il 16% dei casi riferiti nel triennio 2011-2013 si è verificato in persone con comportamenti a rischio (rapporti non protetti, convivenza con soggetti positivi per la malattia, tossicodipendenti, esposizione professionale negli operatori sanitari con, emofilia e trasfusioni). L’abbassarsi delle coperture espone i singoli individui al rischio di contrarre la malattia.
  • Hemophilus influenzae b (Hib): 140 casi segnalati nel 2016. Prima dell’introduzione della vaccinazione, l’Hib era la principale causa di meningite nei bambini piccoli. Grazie all’introduzione della vaccinazione anti-Hib nel 1999, il numero dei casi si è ridotto drasticamente. I più colpiti sono i bambini e le persone di età superiore a 65 anni. Il raggiungimento di livelli di copertura vaccinale del 95% permetterebbe di interrompere la trasmissione anche nelle altre fasce di età.
  • Pertosse: grazie al progressivo aumento delle coperture vaccinali, il numero di casi è diminuito sensibilmente a partire dagli anni 2000 e si attesta sotto i 1000/anno. Tuttavia, a oggi il numero di bambini di età inferiore a 1 anno ricoverati per pertosse è in aumento, motivo per cui è necessario incrementare le coperture vaccinali.
  • Morbillo: i casi segnalati in Italia dall’inizio del 2017 sono 3000, la maggior parte dei quali in adolescenti e giovani adulti. L’Italia è il secondo Paese in Europa per numero di casi registrati. L’età media delle persone colpite è di 27 anni e circa un terzo di esse richiede il ricovero. Il rischio di complicanze in corso di epidemia è particolarmente elevato. Un’elevata copertura vaccinale in età scolare contribuirebbe ad aumentare l’immunità di gregge proteggendo così anche le persone di età più avanzata, che hanno comunque diritto alla vaccinazione gratuita grazie al piano di eliminazione del morbillo (che sarebbe dovuta avvenire già nel 2015).
  • Parotite: la parotite è una malattia altamente contagiosa che può causare varie complicanze. L’incidenza della malattia è in netta diminuzione grazie all’avvio del piano nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita, in cui viene raccomandato l’uso del vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia. Tuttavia, non essendo ancora stato raggiunto il livello critico di copertura vaccinale del 95% necessario per interrompere la trasmissione, spesso si verificano epidemie sul territorio nazionale.
  • Rosolia: l’obiettivo dei programmi vaccinali contro la rosolia è quello di prevenire l’infezione in gravidanza e, quindi, la rosolia congenita. In Italia, nel periodo gennaio 2005-agosto 2015 sono stati segnalati 163 casi di rosolia in gravidanza e 77 casi di rosolia congenita. Nello stesso periodo, tra le donne infette è stato segnalato un nato morto, un aborto spontaneo e 32 interruzioni volontarie di gravidanza.
  • Varicella: l’incidenza della varicella, per la quale non è ancora in atto un programma nazionale di vaccinazione nei nuovi nati, rimane elevata. Dal 2009, il numero di casi registrati è stato pari a circa 60.000 l’anno e si è mantenuto costante fino al 2013. Solo il mantenimento di coperture vaccinali elevate permette di contenere la malattia e di evitare che essa possa colpire le fasce di età più adulte cansando quindi maggiori complicanze.
  • Meningococco B: nel 2016 sono stati segnalati 232 casi di malattia invasiva da meningococco, 67 (36%) dei quali dovuti al meningococco B. La maggior parte dei casi di malattia interessa i bambini di età inferiore a 6 mesi.
  • Meningococco C: nel 2016 sono stati segnalati 232 casi di malattia invasiva da meningococco, 80 (43%) dei quali causati dal meningococco C. I più colpiti sono i bambini tra 0 e 4 anni e gli adolescenti e adulti tra 15 e 24 anni.

In Italia, il successo delle politiche di vaccinazione ha permesso di eliminare la poliomielite e la difterite e di ridurre drasticamente l’incidenza di altre malattie prevenibili da vaccinazione. Tuttavia, nel periodo 2013-2016 si è assistito a un preoccupante calo delle coperture vaccinali dovuto alla diffusione di tabù antiscientifici sui vaccini. Soltanto incrementando le coperture vaccinali al 95% sarà possibile garantire l’immunità di gregge e proteggere anche coloro che non possono vaccinarsi per motivi di salute o che non rispondono ai vaccini.

Testi a cura della redazione scientifica Editamed

Fonte: ISS