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Studenti e lavoratori disabili: le difficoltà nel lavorare da casa

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Studenti e lavoratori disabili: le difficoltà nel lavorare da casa

Le espressioni “smart working” e “lavoro agile” sono diventate di uso quotidiano durante questa crisi Covid-19. Lavoratori e studenti sono stati costretti a fare un corso accelerato su come poter gestire lavoro e studio da casa ed imparare ad usare vari strumenti didattici informatici per poterli svolgere al meglio. Scuole, università e datori di lavoro si sono dovuti organizzare per far lavorare da remoto le persone nel miglior modo possibile, come se fossero al lavoro o in classe. Ma per chi ha una disabilità c’è stato un problema più grande: l’accessibilità.

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L’interessante webinar “Smart Working e lavoratori con disabilità: si può fare” organizzato dalla Fondazione Asphi, ha portato alla luce una serie di problemi che non tutti hanno preso in considerazione quando si è imposto lo smart working.

Silvia Stefanovichj, Responsabile per le Politiche per la disabilità e il work-life balance presso Cisl Nazionale,  ha sottolineato che il Decreto Legge Cura Italia  ha introdotto “il diritto a svolgere la professione di lavoro in modalità agile, purché la prestazione sia compatibile. Questo è un vero e proprio diritto soggettivo sancito dal decreto-legge. Si ha un diritto di precedenza al “lavoro agile”per i lavoratori del privato con gravi patologie o con riduzione della capacità lavorativa. È importante. Sancisce un vero e proprio diritto dei lavoratori”.

Ma non è facile per una persona disabile lavorare da casa. Consuelo Battistelli, Diversity Engagement Partner IBM Italia ha elencato una serie di problemi. “Calandoci nel pratico, una persona che non vede, non può passare banalmente da una piattaforma all’altra. Non è nemmeno facile passare dall’App per telefono al computer. Ad esempio Webex è molto più fruibile sul telefono piuttosto che su computer. Pensate alle persone sorde, con la videoconferenza non risolvono tutti i problemi pur vedendo il labiale. La risoluzione del video potrebbe non essere buona, oppure qualcuno dice di spegnere il video per risparmiare la banda, ma le persone che non sentono vengono escluse dal meeting e dall’attività lavorativa. Questo è per sottolineare che non è una questione solo di tecnologia, ma anche di metodo e formazione. La progettazione non deve avere esclusivamente un profilo “ingegneristico” o “informatico. L’emergenza è stata gestita in maniera tecnica e procedurale, ma non in maniera empatica, pensando alle persone che sono di fronte alle problematiche. È stata messa una pezza più o meno chiara”.

Gli strumenti per facilitare l’accesso al lavoro agile da casa ci sono, ma bisogna conoscerli. “Qualsiasi strumento, un computer, un tablet, un telefono ha, al suo interno, delle facilitazioni per far sì che la persona disabile possa utilizzare al meglio questi strumenti. È importante conoscere le possibilità offerte”, ha detto Luca Enei della Fondazione Asphi. Ma tutto questo presuppone  una conoscenza dello strumento informatico.

La pezza che è stata messa, come l’ha definita precedentemente Consuelo Battistelli, non è stata senza problemi. Nel Veneziano è stato denunciato che sono quasi due mesi che 1600 famiglie con figli con disabilità grave sono stata abbandonate. “Purtroppo la didattica on line per situazioni come queste è difficilissima”, ha spiegato Giovanni Giordano dello Snals di Venezia. “Il mezzo che viene utilizzato dai docenti è già difficile per sé. Per ragazzini con difficoltà di questo tipo lo è ancora di più”.

Forse ci viene in sostegno una sentenza recente del Tribunale di Lucca che ha obbligato il Comune a fornire un tecnico informatico  ad un alunno con disabilità. Se un alunno non è in grado di svolgere l’attività scolastica a distanza è in condizione di inferiorità e c’è discriminazione. Dunque spetta al Comune risolvere la situazione.  Si può solo sperare che questa sentenza faccia giurisprudenza.

Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha istituito un canale tematico sul proprio sito, “L’inclusione via web”, pensato per affiancare e supportare il lavoro dei dirigenti scolastici, del personale e degli insegnanti nei percorsi didattici a distanza per gli alunni con disabilità. All’interno delle pagine online ci sono riferimenti normativi, condivisione di esperienze didattiche, link utili, webinar. Nel canale dedicato sono anche messe a disposizione, gratuitamente, piattaforme telematiche certificate per la didattica a distanza.

Ma non è solo una questione informatica. Scuole, università e luoghi di lavoro, in teoria, dovrebbero essere attrezzate per permettere ai propri studenti e lavoratori con disabilità di studiare e lavorare con il minor disagio possibile. Ma a casa la questione è completamente diversa.  Non c’è un disability manager a rendere compatibile la postazione di lavoro o di studio. Come giustamente ha detto Luca Enei durante il webinar, “ci sono problemi che vanno al di là della tecnologia, come quelli posturali o di affaticamento nell’utilizzo delle tecnologie”. E’ questo è un problema di difficile risoluzione.

Simon Basten

Fonti: Fondazione Asphi, Corriere del Veneto, Invalidi Disabili, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca