MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

Stop all'assunzione di un famigliare per essere assistiti

Notizia

PUBBLICATO

Stop all'assunzione di un famigliare per essere assistiti

Lo scorso anno, la Regione Lazio ha approvato la delibera n.233 "Servizi e interventi di assistenza alla persona", che regolamenta e delega ai comuni l’erogazione dei sostegni economici per le spese relative all’assistenza domiciliare. Tra le varie norme, spicca un’importante novità.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

Doveri e diritti

Infatti, la delibera riconosce come rimborsabili solo le spese derivanti dal contratto con l’assistente personale iscritto nell’apposito registro, escludendo il finanziamento delle spese derivanti da rapporti di lavoro realizzati con i familiari ed affini, come individuati all’articolo 433 del Codice civile (*).

Purtroppo, la nuova regolamentazione ha mandato in crisi tante famiglie: assistenti, come genitori, coniugi e altri stretti famigliari di persone disabili, sono rimasti all’improvviso senza lavoro. Ma oltre ai tanti disoccupati, la delibera ha creato un vuoto incolmabile: i disabili colpiti dal provvedimento, hanno perso infatti il loro insostituibile “assistente”, una figura da sempre al loro fianco.

Vita indipendente

Ma in Liguria esiste un realtà esattamente opposta: per garantire alle persone disabili la possibilità di una vita autonoma, la Regione ha recentemente concesso loro la possibilità di assumere anche un parente con fondi dell'amministrazione regionale. Sarà quindi possibile assumere un assistente familiare, fino al terzo grado di parentela, con contratto di collaborazione domestica, ma solo nel caso di persone con handicap che percepiscono l’indennità di accompagnamento.

Anche il comune di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, non è da meno: prevede l’erogazione di un contributo economico per l’assistenza domiciliare indiretta, fornita da un familiare per le persone disabili in situazione di particolare gravità. E ciò costituisce un intervento integrativo rispetto a qualsiasi altro intervento o servizio fornito dal comune.

In nome della legge

Ad avvalorare la posizione dei due enti locali, la legge 1403 del 31 dicembre 1971 (e conseguente circolare Inps n° 1255 del 19 Giugno 1972 parte 1° paragrafo 3), che nell'art.1, 3° comma disciplina l'obbligo assicurativo nel lavoro domestico anche in presenza dell’esistenza di vincoli di parentela o affinità tra le parti di un contratto di lavoro domestico. Quindi senza escludere il rapporto di lavoro ed il conseguente obbligo assicurativo.

In particolare, il lavoro domestico di un coniuge, pagato e assicurato con un contratto di lavoro, secondo la legge è possibile laddove sussistano disabilità rilevanti da parte del “datore di lavoro”: “Il coniuge è escluso dall’obbligo assicurativo”, così recita la legge,”in quanto le prestazioni offerte si presumono gratuite e dovute per affetto”. Infatti, l’articolo 143 del Codice civile, pone tra i doveri dei coniugi, quello della reciproca assistenza materiale e di collaborazione nell’interesse della famiglia, cosa incompatibile con un parallelo rapporto di lavoro domestico.

Tuttavia, ci sono delle eccezioni nei casi in cui il coniuge “datore di lavoro” fruisca dell’indennità di accompagnamento e sia:

  • grande invalido di guerra (civile e militare);
  • grande invalido per cause di servizio e del lavoro;
  • mutilato e invalido civile;
  • cieco civile.

Non ci sono vincoli invece per parenti e affini entro il terzo grado di parentela. Infatti, l’art. 1 del DPR 31.12.1971, n. 1403) così recita:L’esistenza di vincoli di parentela od affinità entro il terzo grado(*) tra datore di lavoro e lavoratore non esclude l’obbligo assicurativo se è provata l’esistenza del rapporto di lavoro”. Al momento dell’iscrizione, il rapporto di lavoro può essere auto-certificato, attraverso la dichiarazione di responsabilità presente nella denuncia di rapporto di lavoro domestico (circ. Inps n. 89/1989).

Questa legge mette in condizione i parenti e i coniugi di regolamentare il loro lavoro di assistenza, assicurandosi dei versamenti pensionistici e una retribuzione, rimborsabili dai comuni che prevedono il pagamento di un contributo in base a quanto previsto dalla legge 162 del ’98, per l’assistenza domiciliare indiretta.

Purtroppo, come visto, la delibera regionale ha imposto a tutti i comuni del Lazio lo stop al pagamento dell’assistenza indiretta fornita da coniugi e parenti. Ma in base ai riferimenti di legge citati e attraverso l’opera di un buon legale, un ricorso al TAR sarebbe sicuramente vincente. Solo così si potrebbero ripristinare, in tempi ragionevoli, i pagamenti delle spese di assistenza sostenute dalle persone disabili, anche se l’assistente domiciliare è un parente o il coniuge.

Patrizia Terrasi

(*): i coniugi, i figli legittimi o legittimati o naturali o adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi, anche naturali; i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi, anche naturali; gli adottanti; i generi e le nuore; il suocero e la suocera; i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali.