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Sitting Volley, parte l’attività in Italia

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Sitting Volley, parte l’attività in Italia

Il sitting volley avrà presto un suo campionato italiano e questo sport sarà diffuso nelle nostre palestre. La pallavolo da “seduti” aveva avuto molto successo di pubblico già durante le Paralimpiadi di Londra 2012 e, inoltre, può essere praticata sia da disabili che da normodotati rappresentando un passo molto importante per l’integrazione.

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Il sitting volley avrà presto un suo campionato e l’obiettivo della Federvolley è vedere la nazionale in campo ai prossimi Giochi Paralimpici. Rio 2016 sembra molto lontana, ma intanto i primi passi per la nascita del movimento sono stati fatti con il patrocinio del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e del suo presidente Luca Pancalli: “Come presidente del CIP non posso che essere felice per questa nuova attività sulla quale lavoreremo con energia e in completa sintonia con la famiglia del volley italiano”. Se il sitting volley si diffonderà presto in Italia si deve a una madre che ha scritto a Pancalli raccontandogli di come avrebbe voluto far giocare a pallavolo un’amica della figlia che era amputata.

La bellezza di questo sport, nato in Olanda a metà degli anni Cinquanta, è che può essere praticato insieme da disabili e normodotati, visto che ogni squadra ammette in squadra un giocatore con disabilità minima. “È una disciplina che può essere giocata in una dimensione di totale integrazione”, come ha sottolineato anche il presidente del CIP. Il responsabile federale del settore, Benito Montesi, è orgoglioso di questo incarico che rappresenta una grande responsabilità “sportiva e sociale”. E lo è anche il consigliere federale referente, Luciano Cecchi, che si augura che presto il movimento del sitting volley possa accogliere un numero più alto di praticanti.

Dall’11 al 13 ottobre 2013 si è anche tenuto a Roma il primo workshop dedicato ai futuri allenatori di sitting volley, uno degli obiettivi della Federvolley è che questo sport venga diffuso al più presto in tutte le sedi territoriali creando le norme per l’affiliazione, il tesseramento di atleti e società. Al momento in Italia ci sono alcune città dove si può praticare lo sport ideato dagli olandesi Tammo Van der Scheer e Anton Albers nel lontano 1956, esistono società a Casale Monferrato (Alessandria), Padova, Trieste, Bologna, Piacenza, Roma, Aprilia, Napoli, Caserta, Mondagrone (Caserta), Pescara, Lamezia Terme e Reggio Calabria. Il sitting volley si gioca anche in molte scuole dell’Umbria.

Come ha anche sottolineato il presidente del CIP, si spera di vedere presto una nazionale di sitting volley “che possa regalare sorrisi, ma soprattutto speranza a tante persone”.

Il sitting volley può essere praticato da paraplegici, poliomielitici, amputati, cerebrolesi, chi ha paresi, distrofia muscolare e sclerosi multipla e dai disabili intellettivi.

Alcune regole del sitting volley

  • Il campo di gioco ha queste dimensioni: 10 x 6 metri.
  • Le linee di attacco si trovano a due metri dalla linea centrale
  • La rete è alta 1,15 metri per gli uomini e 1,05 per le donne. È lunga da 6,5 - 7 metri e larga 0,8 metri.
  • Le squadre sono composte da dodici giocatori, due dei quali con minima disabilità e in campo si può giocare solo con uno dei due giocatori.
  • Durante le azioni di gioco con la palla, i giocatori devono rimanere in contatto con il suolo con una parte del proprio corpo, dalla natiche alle spalle. Una breve perdita di contatto con il campo è permesso nelle azioni difensive a condizione che la palla non sia più alta del bordo superiore della rete. È proibito alzarsi, sollevarsi e fare passi.

Chiara Laganà

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