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Il sistema dei conti nella sanità italiana, un excursus e il confronto con paesi UE

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Il sistema dei conti nella sanità italiana, un excursus e il confronto con paesi UE

Il Sistema dei Conti della Sanità italiana è utile per dare un quadro d’insieme e per confrontare il nostro e altri Paesi. Il Sistema dei Conti s’inserisce nel quadro delle statistiche europee ed è realizzato seguendo il regolamento UE 359/2015, entrato in vigore nel 2016. Fornisce informazioni sui flussi finanziari direttamente connessi a beni e servizi sanitari.

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Nel 2016, la spesa sanitaria corrente è stata di 149.500 milioni di euro e ha inciso sul nostro PIL per l’8,9%; è sostenuta per il 75% dal settore pubblico e per il 25% dal privato. Per spesa sanitaria corrente s’intende la classificazione internazionale della spesa che segue il regime di finanziamento, funzione di assistenza e beni e servizi sanitari erogati. Il 75%, dunque, è la spesa sanitaria pubblica ed è quella sostenuta dalle amministrazioni pubbliche per rispondere ai bisogni individuali e collettivi. All’interno delle amministrazioni pubbliche troviamo anche: le aziende sanitarie locali, gli ospedali, gli istituti di ricovero e cura pubblici, le aziende ospedaliere universitarie integrate e anche la Croce Rossa Italiana, l’AIFA e l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, Università e Ministeri.

Quella privata, invece, è stata di 37.318 milioni di euro e ha inciso sul PIL per il 2,2%; la quasi totalità di questa spesa è a carico delle famiglie italiane, ben il 90,9%. Quella pro-capite, nel 2016 è stata di 2.466 euro ed è aumentata dello 0,7% rispetto al 2012.

I soldi spesi per l’assistenza sanitaria e la riabilitazione, nel 2016 ammontano a 82.032 milioni di euro e sono il 54,9% della spesa sanitaria totale e il 4,9% del Pil. Gli italiani spendono 31.106 milioni di euro in farmaci e apparecchi terapeutici.

Nello scorso anno, gli ospedali sono stati i leader nell’erogazione dell’assistenza sanitaria per l’Italia, incidendo del 45,5% sulla spesa sanitaria corrente. Gli ambulatori (22,%) e le farmacie (16,7%) sono subito dietro nella classifica.

La spesa sanitaria complessiva è aumentata in media annua dello 0,9%, dopo essere diminuita dello 0,6% nel 2013, registrando aumenti nel 2014 e nel 2015: 1,7% e 1,3%. Quella sostenuta dai regimi di finanziamento è aumentata dell’1,8% in media nel 2016, ed è diminuita dello 0,4%. Cresce del 2%, invece, la spesa diretta delle famiglie, mentre era diminuita nel 2013 scendendo allo 0,2%, aumentando nel 2014 e nel 2015 toccando 3,5% e 4,5%.

Lo scorso anno, la pubblica amministrazione ha destinato a ospedali e ambulatori rispettivamente il 57,3% e il 17,7% della spesa. La spesa per l’assistenza a lungo termine è pari a 15.067 milioni, con un aumento dello 0,8% rispetto al 2015.

Il confronto con il resto d’Europa, riferito ai dati del 2014, è interessante. Nel 2014 la spesa sanitaria italiana è stata nettamente inferiore rispetto a quella degli altri Paesi, sia in termini di valori pro capite che in quelli di PIL. In Italia, nel 2014, sono stati spesi 2.404 euro; Regno Unito, Germania e Francia spendono fra i 3mila e i 4mila euro, superati a loro volta da altri Paesi: Danimarca e Svezia spendono 5mila euro, il Lussemburgo 5.500 mila. La Romania è quella a spendere di meno, solo 388 euro. Sempre nello stesso anno, la spesa in rapporto al PIL è vicina all’11% in Francia e Germania, seguite da Gran Bretagna (di poco inferiore al 9%), Italia, Spagna e Portogallo con valori di circa il 9%, e fanalini di coda Lettonia e Romania con valori inferiori al 6%.

Per quanto riguarda la spesa delle famiglie, quanto incidono i soldi spesi dai nuclei familiari rispetto al totale della spesa sanitaria? Cipro e Bulgaria presentano i valori più alti (49,9% e 45,8%), l’Italia si trova a metà classifica con il 22,1% ed è subito sotto la Spagna (24,7%), ma sono molto più alti rispetto Francia (7%), Germania (13%) e Regno Unito (14,8%).

La spesa per prodotti farmaceutici e apparecchi terapeutici, infine, rappresenta il 20% di quella sanitaria corrente e come per le altre statistiche è diversa da Paese a Paese. Il valore più alto si registra in Bulgaria, 42,7%, il più basso in Danimarca (9,9%). Nei maggiori Paesi europei, i valori sono simili: 22,3% in Spagna, 20,3% in Francia e 20% in Germania, dietro l’Italia 19,8% e Regno Unito distanziato con il 14,8%. I Paesi Bassi sono il Paese europeo che spende di più per l’assistenza a lungo termine (27,2%), mentre maglia nera è la Bulgaria con lo 0,1%. L’Italia si colloca al di sotto dei maggiori Paesi europei con il suo 10,3%, rispetto a Regno Unito (18%), Germania (13,8%) e Francia (12%), ma al di sopra della Spagna (9,2%).

Per quel che riguarda, infine, i servizi ausiliari, la Repubblica Ceca è quella che spende di più (il 12,3%), i Paesi Bassi spendono invece meno, solo l’1,8%. L’Italia si colloca con l’8,6%, molto più in alto rispetto a Francia (5,4%), Spagna (5%), Germania (4,8%) e Regno Unito 1,8%.

Chiara Laganà

Fonte: Istat