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Sentenza storica a Sassari: diritto al trasferimento per chi usufruisce della legge 104

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Sentenza storica a Sassari: diritto al trasferimento per chi usufruisce della legge 104

Diritto di trasferimento per chi usufruisce della legge 104, la legge per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili. Una sentenza di Sassari potrà riaprire moltissime richieste di trasferimento e diventare esemplare per moltissime altre famiglie. I giudici del tribunale sardo hanno accolto il ricorso di una impiegata, madre di un ragazzo malato, che aveva chiesto il trasferimento da Palau a Sassari, per prendersi cura del figlio.

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La donna, assistita da avvocati della Uil Scuola, ha vinto la causa: inizialmente le era stato negato il trasferimento, ma nel secondo verdetto, il tribunale di Sassari ha dato ragione all’istanza dei legali del sindacato. Il contratto nazionale della scuola va contro l’articolo 33 della legge numero 104, il quinto comma della legge prevede “che il lavoratore che assiste un familiare con handicap grave abbia diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso”. La legge 104, secondo i giudici, tutela interessi garantiti dalla Costituzione e che “non possono essere disattesi”.

Pur comprendendo le esigenze relative ai trasferimenti degli impiegati scolastici, queste richieste devono essere messe in secondo piano rispetto a quelle di una madre con un figlio disabile: la sentenza ha di fatto riconosciuto all’impiegata sassarese la possibilità di lavorare avvicinandosi alla propria città di residenza per essere così vicina al proprio figlio. Non solo, l’Ufficio scolastico ha anche dovuto pagare le spese legali e risarcire la donna.

La stessa impiegata, prima della sentenza, aveva invocato, all’ufficio scolastico, il testo dell’articolo 33 della legge 104, ma nel contratto nazionale di lavoro non si tiene conto della legge per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti dei disabili. La sentenza ha però cambiato tutto: ha vinto il diritto della madre e del ragazzo disabile.

I giudici di secondo grado hanno scritto: “È indiscutibile che il contratto risponda all’esigenza di dare un ordinato assetto dell’organizzazione amministrativa, ma questo non comporta, come sembra affermare la sentenza di primo grado, che qualsivoglia esigenza del datore di lavoro sia idonea a comprimere il diritto del disabile, perché altrimenti questo diritto verrebbe cancellato dalla mera affermazione dell’interesse organizzativo o economico del datore di lavoro”.

I giudici hanno affermato il diritto della donna a lavorare dove vive il figlio e hanno annullato l’articolo 7 del contratto scolastico che riguarda la mobilità scolastica.

Chiara Laganà

Fonte: Nuova Sardegna