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La salute è ancora un lusso per molti cittadini

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La salute è ancora un lusso per molti cittadini

È stato presentato il XIX Rapporto PIT Salute 2016, il Rapporto del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanza Attiva: continuano a registrarsi difficoltà di accesso alle prestazioni mediche come visite, interventi, farmaci indisponibili e rapporti fra medico e pazienti spesso difficili. Il Rapporto PIT Salute 2016 si basa su 21.493 segnalazioni giunte nel 2015. Secondo il coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato, Tonino Aceti, quest’anno “abbiamo la prova” che i cittadini prediligono “il privato e l’intramoenia” e lo fanno non perché preferiscono utilizzare strutture private, ma perché “ogni giorno” vivono “un assurdo” fatto di tempi di attesa e prezzo dei ticket: si fa molto prima a utilizzare le strutture private

Non tutti i cittadini (il 10,8%) possono però permettersi le cure in strutture private, come denuncia il Rapporto PIT Salute 2016, per i ticket siamo passati dal 21,3% al 30,3%; la degenza in strutture assistite passa dal 7,7% al 9,1%. Una segnalazione su tre ha riguardato le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie (si è arrivati al 30,%).

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Diminuiscono del 10%, invece le segnalazioni di liste d’attesa per esami diagnostici, ma si deve ancora attendere per fare alcuni interventi chirurgici. In testa quelli di ortopedia (30,7%), seguiti dall’oculistica (25%). Quali sono, invece, i tempi di attesa per gli esami? Sono diminuiti per le ecografie rispetto all’anno scorso dal 24,1% al 18,8%. I tempi medi di attesa continuano comunque a preoccupare: 15 mesi per una mammografia, 12 per una risonanza magnetica, 11 per un ecodoppler, 10 per una TAC; per quanto riguarda gli interventi si arrivano ad aspettare 24 mesi per una rimozione protesi e per un alluce valgo, 20 per un intervento maxillo facciale e 18 per la ricostruzione mammaria. In ambito di visite mediche: 12 mesi per una neurologica, nove per un’oculistica e un’oncologica e 8 mesi per un check up cardiologico. I costi dei ticket, poi, continuano a gravare sulle spalle dei cittadini.

Un’altra sezione del rapporto è dedicata agli errori sanitari, le segnalazioni sono rimaste stabili rispetto all’anno scorso, ma a peggiorare sono le strutture: i macchinari (41,9%), condizioni igieniche e ambienti fatiscenti. Gli errori si compiono per lo più in ortopedia, ginecologia e ostetricia. Il Tribunale per i diritti del malato in questo caso consiglia di non rivolgersi ai legali anche perché spesso la documentazione è poco completa.

Per quel che riguarda il territorio, sono in aumento le segnalazioni sui rapporti difficili fra medici e pazienti, in particolari medici e pediatri di famiglia. Molti lamentano il rifiuto di scrivere prescrizioni e orari inadeguati. Problemi riscontrati anche nella residenza assistenziale: strutture inadeguate per curare problemi mentali, servizio non di qualità offerto per le riabilitazioni. In quelle ambulatoriali, i pazienti si lamentano della difficoltà dell’attivazione del servizio (il 55,6%), mentre la difficoltà di accesso alle informazioni è uno dei maggiori problemi segnalati per quel che riguarda l’assistenza domiciliare.

Il 25% dei pazienti, inoltre, lamenta carenze di informazioni in ambito sanitario per quel che riguarda l’assistenza sanitaria di base. Una segnalazione su dieci riguarda invece disabili e invalidità, il problema più diffuso è l’attesa del riconoscimento: 30 mesi in media.

Il 10% delle segnalazioni riguarda l’assistenza in ospedale. Il 62,8% ha denunciato disagi nell’emergenza urgenza e selezione al triage non trasparente, il 45% ha segnalato rifiuti per quel riguarda i ricoveri in ospedale. I problemi non risparmiano neanche i farmaci, il 5,8% ne ha segnalati; il 31% ha lamentato problemi per l’accesso ai nuovi farmaci per l’Epatite C, il 45% ha lamentato problemi di mancata informazione sulle nuove terapie, su criteri AIFA e centri prescrittori. Un’altra segnalazione in merito ai farmaci riguarda la loro indisponibilità perché non si trovano in farmacia, per la mancata erogazione in ospedale, perché non sono in vendita in Italia o sono stati ritirati dalla vendita.

Per Aceti serve “riallineare i problemi che vivono i cittadini quotidianamente con le scelte e gli interventi delle istituzioni. Per farlo è indispensabile garantire la partecipazione delle organizzazioni dei cittadini nella definizione, implementazione e valutazione delle politiche socio-sanitarie” partendo dai LEA. Aceti chiede che “i rappresentanti delle organizzazioni di cittadini siano componenti del Comitato permanente per la verifica dei LEA e della Commissione nazionale” che si occupa dell’aggiornamento degli stessi. Per il Tribunale per i diritti del malato ci sono sei priorità da risolvere:

  • contrastare le lunghe liste e i tempi d’attesa per esami, interventi e visite;
  • garantire trasparenza e controllo dell’intramoenia;
  • abolire il superticket da 10 euro e rivedere la politica per garantire equità fra i cittadini;
  • riorganizzare la rete ospedaliera e l’assistenza territoriale;
  • attivare un monitoraggio della sicurezza delle strutture ospedaliere e rendere trasparenti i risultati,
  • investire sul personale, mettendo al centro i bisogni dei pazienti e non quelli economici.

Chiara Laganà

Fonte: Cittadinanzattiva