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I risparmi dei disabili non si toccano

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I risparmi dei disabili non si toccano

E’ illegittimo chiedere alle persone con disabilità di utilizzare i propri risparmi per pagare le spese di assistenza. Questo è quanto ha stabilito il Consiglio di Stato nella sentenza depositata in data 4 marzo 2019 respingendo il ricorso del Comune di Milano contro una sentenza del Tar Lombardia del 2018 che aveva bocciato una delibera del Consiglio Comunale. Quest’ultima indicava che le persone con disabilità ospitate in strutture residenziali dovevano utilizzare i propri risparmi prima dell’intervento del Comune nell’integrazione per la retta di ricovero. Il Consiglio di Stato ha stabilito che la delibera è contraria alla normativa nazionale sull’ISEE.

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La vicenda nasce nel 2015 con la Delibera del Consiglio Comunale n. 2496/2015 con cui il Comune stabiliva i criteri di compartecipazione alla spesa per i servizi di assistenza. Più specificamente, Il Comune sottolineava che “nel caso in cui l’utente possieda beni mobili oltre la cifra di € 5.000,00, l’amministrazione comunale differirà l’intervento fino a che queste risorse, impiegate per il sostegno dell’utente in forma privata non si saranno ridotte a tale importo di € 5.000,00. Qualora il beneficiario entrasse in possesso di ulteriori beni o redditi, dette sopravvenienze devono essere prioritariamente utilizzate per il pagamento della retta”

Nel 2018 il Tar aveva accolto il ricorso di una giovane con disabilità stabilendo che è illegittimo subordinare l’intervento economico comunale alla consumazione del “patrimonio” dell’assistito. Il Comune di Milano si era appellato al Consiglio di Stato.

“La sentenza del Consiglio di Stato afferma in modo incontrovertibile e definitivo che i regolamenti comunali che pur formalmente, e quindi solo in apparenza, recepiscono il Dpcm. n. 159/2013 ma non ne danno corretta applicazione poiché introducono una limitazione all’intervento comunale del tutto estranea al testo normativo del medesimo Dpcm- sono alla fine dichiarati illegittimi”, commenta Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità“. In nessuna parte del decreto, infatti, è previsto un meccanismo simile a quello che molti Comuni pretendono di adottare: vale a dire 'consumare' tutte le proprie sostanze fino al valore di 5mila euro, soglia al di sotto della quale si giustifica e si prevede la possibilità dell’intervento comunale a sostegno del pagamento della retta”, conclude l’avvocato Abet. “L’invito a leggere attentamente i regolamenti comunali è quindi d’obbligo”.

Simon Basten

Fonti: Superabile, Ledha, MTD