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Rapporto PIT Salute: costi alti e tempi lunghi

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Rapporto PIT Salute: costi alti e tempi lunghi

Tempi lunghi e costi elevati con i cittadini costretti ad affidarsi al settore privato: questo in sintesi il rapporto Pit Salute “Sanità pubblica, accesso privato”. La diciottesima edizione del rapporto è stato presentato qualche giorno fa a Roma dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva ed è emerso che il Servizio Sanitario Nazionale è sempre meno “vicino” ai cittadini: difficoltà di accesso alle prestazioni, liste d’attesa in aumento, ticket costosi, malasanità, assistenza territoriale in difficoltà e nessun servizio per la salute mentale.

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Fra i problemi maggiori sicuramente le liste di attesa, uno dei principali motivi che rendono l’accesso alla sanità pubblica difficile e riguardano spesso esami molto comuni come le ecografie, per le quali spesso si deve aspettare fino a nove mesi. La lunga attesa riguarda anche esami più importanti come TAC, risonanze magnetiche e anche radioterapia e chemioterapia e lo stesso accesso ai farmaci oncologici (si è passati dal 9,4 al 12%).

Il 25% delle segnalazioni al PIT riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, spesso legate a liste d’attesa (il 58,7%) e ticket (31,4%). I ticket sono per molti un ostacolo all’accesso alle cure e rappresentano un vero e proprio paradosso del nostro sistema sanitario, spesso i cittadini si trovano a dover ricorrere alla sanità privata o a interventi in intra moenia. Secondo Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, “esiste un problema di accesso alle prestazioni pubbliche” e con il Decreto Appropriatezza e con la revisione del Prontuario Farmaceutico Nazionale si finisce per ridurre ancora le prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, spostando ancora una volta i costi sulle famiglie”. Con il Ddl sulla responsabilità professionale poi risulterà ancora più difficile per il cittadino accedere al diritto per il risarcimento subito.

I problemi si riscontrano anche negli ospedali o nelle ASL, in queste strutture i problemi riguardano soprattutto le visite specialistiche ed esami di diagnostica. Il 75,4% si lamenta dei servizi ricevuti in ospedale, mentre più della metà si è lamentato dei servizi avuti durante la rete emergenza-urgenza. Anche l’assistenza territoriale compare fra i problemi segnalati, preceduta dalla presunta malpractice. Nel rapporto si parla anche dei tempi di attesa per diagnostica, interventi e specialistica, quest’ultimi preoccupano la maggior parte degli italiani contattati nel sondaggio. I tempi riguardano sia gli esami diagnostici, interventi e visite specialistiche, in Italia si può aspettare fino a 13 mesi per avere una risonanza, 12 mesi per una mammografia e una TAC e 10 per un ecodoppler. Per gli interventi si arriva ad aspettare fino a 24 mesi per un intervento maxillofacciale o per avere una protesi all’anca o mammaria, mentre i mesi sono 20 per una stenosi cervicale o una frattura del quinto metatarso del piede. Per le visite, infine, si possono attendere fino a 13 mesi per una visita dallo psichiatra, 9 per andare dall’oculista, 8 da un cardiologo, 7 da un odontoiatra.

Un altro problema riguarda i ticket, il 42% delle persone contattate ha segnalato di essere poco soddisfatto dai ticket, il 29,3% non ha ottenuto le informazioni corrette. “L’intra moenia e il privato sono i canali normali di accesso alle pratiche sanitarie, di cui si ha bisogno”, come ha sottolineato Aceti. A preoccupare sono, soprattutto, le difficoltà di accedere alle cure oncologiche. Questa è la specializzazione dove si commettono più errori (presunti) nelle diagnosi (il 26%) mentre nelle terapie è l’ortopedia (28,1%). Oltre agli errori, pesano sui pazienti anche i rifiuti, i maggiori sono registrati nell’assistenza sanitaria di base e in quella di visita a domicilio.

Per quanto riguarda, invece, i costi, la maggior parte riguarda i farmaci (il 26,6%), i ticket (21,3%) e le prestazioni intra moenia (18,9%).

Chiara Laganà

Fonte: Cittadinanza Attiva

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