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Il Piano Educativo Individualizzato deve essere garantito altrimenti è discriminazione

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Il Piano Educativo Individualizzato deve essere garantito altrimenti è discriminazione

Il Piano Educativo Individualizzato (PEI), utilizzato per la valutazione degli alunni con disabilità, descrive annualmente gli interventi educativi e didattici destinati all’alunno, definendo obiettivi, metodi e criteri di valutazione.  Poiché la valutazione degli alunni con disabilità è riferita al PEI, sia per quanto riguarda gli obiettivi che i metodi e i criteri di verifica, questo documento deve contenere in modo chiaro tutti gli elementi che consentiranno poi effettivamente di valutare gli esiti dell’azione didattica. Una volta che è stato elaborato, deve essere attuato concretamente e non può essere cambiato. Questo è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione in una recente sentenza.

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Che cos’è il Piano Educativo Individualizzato (PEI)?

Il PEI viene redatto all’inizio di ciascun anno scolastico ed è soggetto poi a verifica, dalla dalla scuola e dai Servizi (Equipe Psico-Sociosanitaria) con la collaborazione della Famiglia. Contiene:

  • finalità e obiettivi didattici e in particolare gli obiettivi educativi, di socializzazione, gli obiettivi di apprendimento riferiti alle diverse aree, perseguibili nell’anno anche in relazione alla programmazione di classe;
  • gli itinerari di lavoro (le attività specifiche);
  • i metodi, i materiali, i sussidi e le tecnologie con cui organizzare la proposta, compresa l’organizzazione delle risorse (orari e organizzazione delle attività);
  • i criteri e i metodi di valutazione;
  • le forme di integrazione tra scuola ed extra-scuola.

La sentenza

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Ordinanza n. 2501) ha sottolineato che la mancata  applicazione della PEI è da considerarsi condotta discriminatoria.

Il caso concerne un bambino affetto da disturbo dello spettro autistico che gli darebbe diritto all'assegnazione di un assistente alla comunicazione per 22 ore settimanali. Il Comune aveva deciso che al massimo gli si potevano assegnare 10 ore.

Secondo la sentenza della Cassazione “una volta che il piano educativo individualizzato, elaborato con il concorso determinante di insegnanti della scuola di accoglienza e di operatori della sanità pubblica, abbia prospettato il numero di ore necessarie per il sostegno scolastico dell'alunno che versa in situazione di handicap particolarmente grave”, l'amministrazione scolastica è obbligata “a garantire il supporto per il numero di ore programmato, senza lasciare ad essa il potere discrezionale di ridurne l'entità in ragione delle risorse disponibili, e ciò anche nella scuola dell'infanzia, pur non facente parte della scuola dell'obbligo. Quindi, la condotta dell'amministrazione che non appresti il sostegno pianificato si risolve nella contrazione del diritto del disabile alla pari opportunità nella fruizione del servizio scolastico, la quale, ove non accompagnata dalla corrispondente riduzione dell'offerta formativa per gli alunni normodotati, concretizza una discriminazione indiretta”.

In conclusione, “L'omissione o le insufficienze nell'apprestamento, da parte dell'amministrazione scolastica, di quella attività doverosa si risolvono in una sostanziale contrazione del diritto fondamentale del disabile all'attivazione, in suo favore, di un intervento corrispondente alle specifiche esigenze rilevate, condizione imprescindibile per realizzare il diritto ad avere pari opportunità nella fruizione del servizio scolastico”.

In altre parole, una volta stabilito, il piano scolastico dell’alunno disabile deve essere attuato altrimenti si discrimina l’alunno e si viola il suo diritto di pari opportunità.

Simon Basten

Fonti: Miur, Sole24Ore, Superando, Eius