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Permessi 104: Nuove precisazioni

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Permessi 104: Nuove precisazioni

I permessi della 104 si possono prendere a frazioni di ore? E’ possibile superare il tetto delle 18 ore? Si possono usare i permessi per assistere al marito della madre? Questi sono alcuni quesiti sui permessi della Legge 104/92 ai quali ha provveduto a rispondere l’Aran, Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni.

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Ai lavoratori dipendenti con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/92 ai lavoratori dipendenti che prestano assistenza ai loro familiari con disabilità grave, vengono concessi, in presenza di determinate condizioni, permessi e periodi di congedo straordinario retribuiti. Si possono beneficiare alternativamente di riposi orari giornalieri di 1 ora o 2 ore a seconda dell’orario di lavoro oppure di 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore.

L’Aran ha recentemente presentato una raccolta sistematica di orientamenti sui permessi retribuiti per il 2016 per le Agenzie Fiscali, Ministeri, l’Università, gli Enti Pubblici non Economici, Ricerca, Regioni ed autonomie Locali, Scuola e Presidenza del Consiglio dei Ministri. All’interno di queste pubblicazioni si trovano delle domande relative ai permessi, incluso quelli della 104. Ne abbiamo selezionato alcuni che pensiamo possano essere applicabili a tutti i settori.

E’ possibile fruire dei suddetti permessi anche per frazioni di ora?

La normativa “fa esclusivamente riferimento ad una fruizione “oraria” dei tre giorni di permesso mensile ivi previsti. Non si ritiene, pertanto che la predetta norma possa essere interpretata nel senso che il dipendente abbia facoltà di fruire dei permessi di cui alla L. 104/1992 anche per frazioni di ora. Del resto, non possono nutrirsi perplessità, in ordine alla utilità di permessi quantificati e fruiti a minuti, tenuto conto della specifica finalità attribuibile agli stessi permessi”.

Nel caso in cui il dipendente decida di non utilizzare per intero le due ore giornaliere di permesso retribuito il tempo non fruito a tale titolo può essere remunerato come lavoro straordinario?

“La prestazione lavorativa, effettuata in luogo della fruizione dei permessi in esame, non può essere retribuita a titolo di lavoro straordinario, in quanto non si configura come attività eccedente rispetto all’orario ordinario di lavoro. In caso contrario, infatti, il tempo da destinare ai predetti permessi verrebbe ad essere oggetto di una doppia remunerazione, sia in qualità di lavoro ordinario che di lavoro straordinario”.

E’ possibile superare il tetto mensile delle 18 ore?

I tre giorni mensili di permesso retribuito “possono essere utilizzati sia a giornata intera, sia, in alternativa, in modo frazionato, per un numero massimo di 18 ore mensili. Per quanto riguarda il primo caso, il permesso va utilizzato per l’intera giornata lavorativa, a prescindere dall’articolazione oraria della stessa, che può variare in relazione alle diverse previsioni contrattuali oppure a fattori organizzativi interni all’amministrazione, senza avere conseguenze sulla fruizione del permesso in esame. Infatti anche nel caso di giornata “lunga”, l’assenza corrisponde sempre ad un giorno e pertanto, per il restante periodo mensile il dipendente potrà fruire degli ulteriori due giorni di permesso. Qualora, invece, il lavoratore decida di optare per la fruizione con modalità oraria, dovrà in ogni caso rispettare il tetto massimo di 18 ore mensili. La scelta contrattuale è infatti stata quella di individuare convenzionalmente in 18 le ore corrispondenti alle tre giornate fissate dal legislatore, tenendo conto della durata media dell’orario di lavoro sulla base di un’articolazione su 6 giorni. Tale limite di 18 ore vale solo nel caso di fruizione ad ore del beneficio. Da ciò consegue che, in tale caso, l’articolazione oraria della giornata in cui si fruisce del permesso potrebbe avere una ricaduta significativa sul monte ore a disposizione del dipendente, in quanto potrebbe comportare l’utilizzo di un maggior numero di ore di permesso per coprire l’assenza, con la conseguente decurtazione del plafond orario previsto per il dipendente”.

Si possono cumulare le due ore di permesso giornaliero per l’assistenza ad un disabile ai sensi della legge 104/1992 con un permesso per diritto allo studio?

“Al riguardo, non sembrano sussistere elementi ostativi alla fruizione cumulata di tali tipologie di permessi. I permessi per l’assistenza ai disabili, qualora ne siano riconosciuti i presupposti giustificativi, costituiscono un diritto soggettivo. Essi sono regolati dalla citata legge 104/1992 e, pertanto, gli eventuali limiti alla fruizione degli stessi possono essere rinvenuti solo nelle disposizioni legislative che regolano l’istituto. Anche il permesso del diritto allo studio viene concesso secondo le procedure ed i criteri previsti dal CCNL e pertanto, dal momento in cui il dipendente rientra nel novero dei destinatari di tali permessi, si configura come un diritto soggettivo”.

Un dipendente ha diritto ai benefici della legge 104/1992 per assistere il marito della madre?

“La stessa legge n. 104/1992, all’art. 33, comma 3, individua i soggetti che, in base ai gradi di parentela o affinità, hanno diritto alla fruizione del beneficio per assistere una persona con handicap in situazione di gravità, disponendo che un parente o un affine entro il terzo grado possono fruire dei congedi solo se gli altri parenti più prossimi (figli, genitori, fratelli) o il coniuge sono mancanti, deceduti o anch’essi invalidi. Si fa presente che la Corte costituzionale, con sentenza 5 luglio-23 settembre 2016, n. 213, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del predetto comma 3 nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l'assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado”.

Il dipendente può chiedere di interrompere la fruizione delle ferie per avvalersi dei tre giorni di permesso per assistenza a portatori di handicap?

In generale, le ferie possono essere interrotte in solo due casi: a seguito del richiamo in sede per motivi correlati al rapporto di lavoro oppure per malattia. L’Aran fa sua la nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che ha precisato che “ si fa presente come il datore di lavoro, ai sensi dell’art.2109 c.c., possa stabilire il periodo di godimento delle ferie annuali nel rispetto della durata fissata dalla legge e dalla contrattazione collettiva. In particolare, il datore di lavoro in ragione delle esigenze produttive potrà prevedere sia una programmazione della fruizione delle ferie dei lavoratori in forza, sia la chiusura dello stabilimento durante un periodo predeterminato in ragione della sospensione totale o parziale dell’attività produttiva. Tenuto conto delle finalità cui sono preordinati i due istituti, qualora la necessità di assistenza al disabile si verifichi durante il periodo di ferie programmate (n.d.r. dal datore di lavoro) o del fermo produttivo, la fruizione del relativo permesso sospende tuttavia il godimento delle ferie.”

Simon Basten

Fonte: Aran