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Permessi 104 e congedo straordinario per i lavoratori part time

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Permessi 104 e congedo straordinario per i lavoratori part time

In una recente nota, l’Inps fornisce dei chiarimenti per quanto riguarda la fruizione dei permessi giornalieri della Legge 104 ed il congedo straordinario dai lavoratori che svolgono il part time.

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Ai lavoratori dipendenti con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/92 e ai lavoratori dipendenti che prestano assistenza ai loro familiari con disabilità grave, vengono concessi, in presenza di determinate condizioni, permessi e periodi di congedo straordinario retribuiti: riposi orari giornalieri di 1 ora o 2 ore a seconda dell’orario di lavoro oppure 3 giorni di permesso mensile, frazionabili anche in ore.

Nel messaggio 3114, l’Inps dà indicazioni su quattro casi possibili dove è necessario il riproporzionamento delle ore/giorni di permesso della 104.

Modalità di fruizione dei giorni di permesso della legge 104 in corrispondenza di turni di lavoro articolati a cavallo di due giorni solari e/o durante giornate festive

Per il lavoro a turni si intende “qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro, anche a squadre, in base al quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso il ritmo rotativo, che può essere di tipo continuo (impianti operativi che procedono per tutta la giornata e 7 giorni su 7) o discontinuo (impianti che non procedono 24 ore su 24), e il quale comporti la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro a ore differenti su un periodo determinato di giorni o di settimane”. Pertanto questa tipologia di lavoro comprende anche il lavoro notturno ed il lavoro festivo.

La Legge 104 individua i permessi mensili giornalieri indipendentemente dal numero di ore giornaliere che il dipendente ha effettivamente lavorato. Dunque i permessi possono essere fruiti anche in caso di lavoro festivo o notturno. Nel caso di turno di lavoro notturno prestato su due giorni, viene comunque considerato un solo turno di lavoro.

La nota conclude il punto sottolineando che “l’eventuale riproporzionamento orario dei giorni di permesso ai sensi dell’articolo 33, comma 3, della legge n. 104/92 dovrà essere applicato solo in caso di fruizione ad ore del beneficio in argomento. In tale caso, ai fini della determinazione delle ore mensili fruibili, deve essere applicato l’algoritmo di calcolo di cui al messaggio n. 16866 del 28/6/2007, che di seguito si riporta: orario di lavoro medio settimanale/numero medio dei giorni (o turni) lavorativi settimanali x 3 = ore mensili fruibili “.

Riproporzionamento giornaliero dei permessi della legge n. 104 in caso di rapporto di lavoro part-time

Il lavoratore part time ha ovviamente gli stessi diritti di quello a tempo pieno. Il calcolo da applicare ai fini del riproporzionamento dei 3 giorni di permesso mensile nei casi di part-time verticale e part-time misto con attività lavorativa limitata ad alcuni giorni del mese è il seguente:

(orario medio settimanale teoricamente eseguibile dal lavoratore part-time/orario medio settimanale teoricamente eseguibile a tempo pieno) x 3 (giorni di permesso teorici)

L’Inps fa due esempi:

“Esempio 1) Lavoratore in part-time con orario medio settimanale pari a 18 ore presso un’azienda che applica un orario di lavoro medio settimanale a tempo pieno pari a 38 ore. Applicando la formula sopra enunciata, il calcolo sarà il seguente: (18/38) X 3= 1,42 che arrotondato all’unità inferiore, in quanto frazione inferiore allo 0,50, dà diritto a 1 giorno di permesso mensile.

Esempio 2) Lavoratore in part-time con orario medio settimanale pari a 22 ore presso un’azienda che applica un orario di lavoro medio settimanale a tempo pieno pari a 40 ore. Applicando la formula sopra enunciata il calcolo sarà il seguente: (22/40) X 3=1,65 che arrotondato all’unità superiore, in quanto frazione superiore allo 0,50, dà diritto a 2 giorni di permesso mensili”.

In caso di part time orizzontale, come ha anche deliberato la Corte di Cassazione, non c’è il riproporzionamento.

Frazionabilità in ore dei permessi della legge n. 104 in caso di rapporto di lavoro part-time

La formula da utilizzare per quanto riguarda il frazionamento in ore in caso di part time è il seguente:

(orario medio settimanale teoricamente eseguibile dal lavoratore part-time/numero medio dei giorni o turni lavorativi settimanali previsti per il tempo pieno) x 3 (giorni di permesso teorici)

Per esempio:

“Esempio 1) Rapporto di lavoro part-time con orario di lavoro medio settimanale pari a 18 ore e una media di 3 giorni (o turni) lavorativi settimanali previsti per un lavoratore a tempo pieno dello stesso settore. Applicando la formula sopra enunciata, il calcolo sarà il seguente: (18/3) X 3=18 ore mensili. Il lavoratore avrà dunque diritto a 18 ore di permessi mensili in corrispondenza di qualsiasi tipologia di part-time (orizzontale, verticale o misto).

Esempio 2) Rapporto di lavoro part-time con orario di lavoro medio settimanale pari a 22 ore e una media di 5 giorni (o turni) lavorativi settimanali previsti per un lavoratore a tempo pieno dello stesso settore. Applicando la formula sopra enunciata, il calcolo sarà il seguente: (22/5) X 3= 13,2 pari a 13 ore e 12 minuti mensili. Il lavoratore avrà dunque diritto a 13 ore e 12 minuti di permessi mensili in corrispondenza di qualsiasi tipologia di part-time (orizzontale, verticale o misto)”.

Cumulo tra il congedo straordinario ed i permessi della legge n. 104

L’Inps precisa che “i periodi di congedo straordinario possono essere cumulati con i permessi previsti dall’articolo 33 della legge n. 104/92 senza necessità di ripresa dell’attività lavorativa tra la fruizione delle due tipologie di benefici. Quanto sopra può accadere anche a capienza di mesi interi e indipendentemente dalla durata del congedo straordinario. La fruizione dei benefici dei tre giorni di permesso mensili, del prolungamento del congedo parentale e delle ore di riposo alternative al prolungamento del congedo parentale stesso deve, invece, intendersi alternativa e non cumulativa nell’arco del mese”.

Simon Basten

Fonte: Inps