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I permessi della 104 anche ai conviventi

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I permessi della 104 anche ai conviventi

Anche il convivente della persona disabile può usufruire dei permessi legati alla Legge 104. Lo ha stabilito la Consulta sull’assistenza ai disabili che, con una sentenza depositata venerdì 23 settembre, dichiara l’illegittimità costituzionale della legge 104 del 1992 nella parte dove non viene incluso il convivente tra i soggetti “legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado”.

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Ai lavoratori dipendenti con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/92 e ai lavoratori dipendenti che prestano assistenza ai loro familiari con disabilità grave, vengono concessi, in presenza di determinate condizioni, permessi e periodi di congedo straordinario retribuiti.
Il caso riguardava una dipendente di una Asl di Livorno che si era vista revocare l’utilizzo dei permessi legati alla Legge 104 per l’assenza di legami di parentela con il proprio compagno. La Asl, che aveva inizialmente dato l’autorizzazione ad usufruire della Legge 104, voleva recuperare, sia il tempo che il costo delle ore di permesso usufruite dalla dipendente.

Secondo il Tribunale, non si sta equiparando la convivenza di fatto con il matrimonio, ma la ragionevolezza della diversità di trattamento dei diritti delle persone con handicap.

“E’ irragionevole che nell’elencazione dei soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito ivi disciplinato, non sia incluso il convivente della persona con handicap in situazione di gravità. L’art. 3 Cost. va qui invocato, dunque, non per la sua portata eguagliatrice, restando comunque diversificata la condizione del coniuge da quella del convivente, ma per la contraddittorietà logica della esclusione del convivente dalla previsione di una norma che intende tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile. E ciò in particolare – ma non solo – nei casi in cui la convivenza si fondi su una relazione affettiva, tipica del “rapporto familiare”, nell’ambito della platea dei valori solidaristici postulati dalle “aggregazioni” cui fa riferimento l’art. 2 Cost”.

Il Tribunale conclude: “La norma in questione, nel non includere il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito, vìola, quindi, gli invocati parametri costituzionali, risolvendosi in un inammissibile impedimento all’effettività dell’assistenza e dell’integrazione”.

Simon Basten

Fonti: Ital-Uil, Corriere della Sera, Quotidiano Sanità