Pensione e indennità non vanno incluse nell’ISEE

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Pensione e indennità non vanno incluse nell’ISEE

Il Consiglio di Stato deve ancora una volta intervenire per ribadire un concetto molto semplice: la pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento non vanno incluse nel calcolo dell’ISEE. Questo è l’esito di una recente sentenza. 

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Il caso nasce da un regolamento del Comune di Parma che, nel disciplinare il sostegno economico a progetti in favore di persone con disabilità residenti, ha usato come criterio economico sia l’ISEE sia le indennità di accompagnamento e le pensioni d’invalidità. Inoltre, il Comune chiedeva una compartecipazione dei costi da parte del disabile anche in caso di ISEE nullo. L’Associazione Prima Gli Ultimi aveva fatto ricorso,  ma il TAR lo aveva dichiarato inammissibile.  

La sentenza sottolinea che il regolamento del Comune di Parma è un “eccesso di potere per violazione del principio di proporzionalità, sviamento, illogicità, contraddittorietà, violazione del principio di indipendenza della persona disabile, difetto di istruttoria, poiché la fissazione di una quota minima di compartecipazione al costo dei servizi, anche a fronte di un ISEE nullo, evidenzia, comunque, il carattere discriminatorio della previsione ed il contrasto con gli artt. 3, 38 e 53 Cost. dei provvedimenti impugnati anche sotto il profilo della proporzionalità”. 

In una sentenza del 2016 dello stesso Consiglio di Stato era stato dichiarato illegittimo l’inclusione nel calcolo dell’ISEE dei redditi dalla pensione di invalidità e l’accompagno: “esaminando la ratio dell’indennità di accompagnamento e il suo rapporto con l’ISEE, hanno escluso che l’indennità di accompagnamento, come le altre indennità con la medesima finalità, possa essere valutata come un reddito, in quanto essa “unitamente alle altre forme risarcitorie serve non a remunerare alcunché, né certo all’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva ed ontologica …..situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. Inoltre “tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com’è in uno svantaggio….non determinano infatti una migliore situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tale situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale e possiede i requisiti per accedervi”. “Pertanto, sia la pensione di invalidità che l’indennità di accompagnamento esulano dalla nozione di “reddito” ai fini del calcolo ISEE, in quanto non costituiscono incrementi di ricchezza, ma importi riconosciuti a titolo meramente compensativo o risarcitorio a favore delle situazioni di “disabilità”. 

Il Consiglio di Stato ribadisce che “le entrate reddituali o le evidenze patrimoniali non calcolate ai fini ISEE, oltre che la presenza di sola pensione di invalidità o dell’indennità di accompagnamento, non possono costituire indicatori della situazione reddituale del richiedente e divenire criteri ulteriori di selezione, accanto all’ISEE, volti ad identificare specifiche platee di beneficiari, né divenire mezzo per l’ampliamento di tali platee, come vorrebbe il Comune. L’ISEE, è l’unico strumento di valutazione, attraverso criteri unificati, della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate, utilizzabile ai fini dell’ammissione alle prestazioni e della misura della contribuzione che grava sull’assistito. Nell’ indicatore confluiscono vari elementi rilevanti in modo bilanciato, come sopra illustrato, redditi e altre entrate, anche patrimoniali, detratte spese e franchigie, tenuto conto del nucleo familiare ristretto o ordinario, a seconda del tipo di prestazione e dell’età del disabile (maggiorenne o minorenne). Il sistema così costruito è volto a fornire a tutte le persone con disabilità servizi usufruibili sulla base di una valutazione onnicomprensiva delle disponibilità economiche, basato su criteri certi, predeterminati e uniformi, a garanzia di equità e imparzialità nell’azione amministrativa. 

Infine le sentenza dichiara illegittima l’imposizione di una contribuzione, anche minima, a carico del richiedente in presenza di ISEE pari a zero proprio perché se non dispone di reddito (e non valgono pensioni di invalidità e indennità di accompagno) “non può che significare l’impossibilità dell’interessato di partecipazione al budget del progetto di vita”. Dunque, in questo caso, il servizio socio sanitario deve essere gratuito.

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