MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

L’Italia è il paese europeo con meno disuguaglianze di salute

Notizia

PUBBLICATO

L’Italia è il paese europeo con meno disuguaglianze di salute

Grazie alla dieta mediterranea e al sistema di esenzione offerto dal Servizio Sanitario Nazionale, l’Italia è il paese europeo con meno disuguaglianze di salute. È necessario un impegno nazionale che si prefigga di rendere l’Italia il paese con la salute più uguale in Europa, riducendo le disuguaglianze di salute evitabili e ingiuste dovute a meccanismi noti e aggredibili con soluzioni efficaci. Questo è quanto hanno sottolineato in un opuscolo il Servizio di Epidemiologia e dal Centro di Documentazione – DoRS della Regione Piemonte, con i contributi degli esperti INMP, ISS, AgeNas e ISTAT attivi nella Joint Action Europea sulle disuguaglianze di salute, presentato recentemente in un convegno a Trento.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

In Italia, come negli altri paesi europei, la salute è disuguale. Le disuguaglianze di salute sono prima di tutto di carattere socio-culturale: chi è più povero e ha un livello di istruzione più basso è maggiormente esposto a fattori di rischio per la salute, si ammala più spesso e in modo più grave e muore prima. Così, negli anni 2010 un uomo con la laurea ha un’aspettativa di vita superiore di 5,2 anni rispetto a un uomo che ha con­seguito tutt’al più la licenza elementare. Nelle donne, il vantaggio nell’aspettativa di vita alla nascita si dimezza a 2,7 anni. In secondo luogo, le disuguaglianze di salute sono di natura geografica, e riflettono il divario che separa l’Italia del Centro-Nord da quella del Mezzogiorno: nelle regioni del Sud e delle Isole ci si ammala e si muore di più perché sono più numerose le persone di basso livello socio-culturale. Ma anche a parità di titolo di studio, vivere in al­cune regioni del Sud riduce l’aspettativa di vita. In terzo luogo, le disuguaglianze di salute sono pesantemente influenzate dallo status sociale com­plessivo dell’adulto, che include la disponibilità di un lavoro e di una rete famigliare, le credenziali educative e le risorse materiali come la casa, nonché dalle circostanze economiche e rela­zionali dei primi anni dell’infanzia, che condizionano le opportunità in età adulta sia sul piano sociale sia su quello di salute. In modo importante, la graduatoria delle malattie più disuguali, che sono cioè causa di eccessi di morte tra le persone di bassa istruzione, sottolinea l’enorme importanza delle malattie correlate ai comportamenti insalubri più frequenti, alle peggiori condizioni lavorative, alla maggiore esposizione allo stress cronico, a più rischi ambientali, alla minore capacità di usare le cure che servono e a una maggiore vulnerabilità nei confronti delle conseguenze sociali della ma­lattia, rivelando indiret­tamente il meccanismo con cui lo svantaggio sociale minaccia la salute.

Contrariamente alle aspettative, in Italia le disuguaglianze di salute non sono state aggravate dalla crisi economica: nonostante la stretta sul reddito disponibile e l’aumento della disoccupazione, gli indicatori di salute fisica hanno continuato a migliorare, mentre il numero di persone con salute meno buona e gli eccessi di mortalità hanno continuato a diminuire, forse anche perché nei dieci anni dall’esordio della crisi hanno fatto il loro ingresso nuove generazioni più sane, segnate da condizioni di vita più favorevoli delle precedenti. Per contro, molti indicatori di salute mentale hanno mostrato un netto peggioramento soprattutto tra i giovani e gli adulti maschi, che sono il gruppo più colpito dalla disoccupazione e dall’incer­tezza lavorativa. Ad esempio, l’incidenza dei disturbi mentali nei disoccupati è 2,5 volte superiore a quella che si registra negli occupati, e questo dato è rimasto invariato sia prima sia dopo la crisi; tuttavia, con la crisi, i disoccupati sono aumentati e il numero di casi di disturbi mentali attribuibili alla disoccupa­zione è raddoppiato.

Queste disuguaglianze sociali di salute sono di natura analoga a quelle osservate negli altri paesi ad alto reddito, ma, fortunata­mente, sono meno pronunciate. Nel panorama eu­ropeo, ad esempio, i paesi con disuguaglianze più spiccate come la Lituania presentano fino a dieci anni di differenza nella speranza di vita libera da disabilità tra i maschi più e meno istru­iti e più di sette anni di differenza tra i due estremi nelle femmine, mentre l’Italia presenta il divario più stretto con soli quattro anni di differenza negli uomini e due nelle donne. In posizione intermedia si collocano paesi del centro Euro­pa come la Francia, con 6,8 anni di differenza negli uomini e 4,4 anni nelle donne, e l’Austria, con 7,8 anni e 5,3 anni di differenza rispettivamente negli uomini e nelle donne.

Le minori disuguaglianze di salute che caratterizzano l’Italia rispetto al resto dell’Europa sono dovute probabilmente alla protezione uniforme garantita da alcuni fattori prettamente italiani come la dieta e la sanità pubblica. Sul versante preventivo, la dieta medi­terranea è ancora patrimonio comu­ne uniformemente distribuito in tutti gli stra­ti sociali; sul versante sanitario, il Servizio Sanitario Nazionale, tramite il sistema di esenzioni per reddito e malattia, garantisce le cure che servono indistintamente a tutti, e chi ne ha bisogno ne usufruisce in misura proporziona­le al proprio fabbisogno. Ciò significa che le cure sono sì di­suguali, ma perché sono a vantaggio dei cittadini più poveri e più bisognosi. Solo le prestazioni non coperte dalla sanità pubblica e sostenibili solo privatamente, come le cure dentali e quelle di più difficile accesso per lunghe liste di attesa, sono all’origine di disparità sociali di trattamento. Peraltro, anche in questo caso, la preoccupazione che le misure di auste­rità nella spesa pubblica, inclusa la spesa sanitaria, avessero ricadute negative sulla tutela della salute e sulle disuguaglianze di salute si è rivelata eccessiva. Il ricorso al medico generale, al ricovero e ai farmaci prescrivibili è rimasto invariato o è addirittura aumentato, soprattutto a vantaggio delle persone di bassa posizione sociale che hanno più bisogni di salute. Solo il ricorso allo specialista e agli esami è aumentato tra le persone di più alta posizio­ne sociale, nonostante siano più sane, perché una parte significativa di visite ed esami si effettua a pagamento.

Riassumendo, quindi, la salute in Italia è disuguale, ma meno che negli altri paesi europei di pari sviluppo. Ciò è imputabile al sistema sanitario nazionale e alla dieta mediterranea, due punti di forza che contraddistinguono la realtà italiana e che è importante mantenere e rafforzare. Nonostante le misure di austerità sulla spesa sanitaria, l’uso dei livelli di assistenza in Italia è a vantaggio di tutti, ma soprattutto dei più poveri che hanno più problemi di salute. L’accesso alle cure appropriate è assicurato senza barriere grazie alle esenzioni. Il principale ostacolo all’equità rimangono le liste di attesa e la rinuncia alle cure, come ad esempio quelle dentali, non prescrivibili dal servizio sanitario nazionale, che sono attualmente sostenibili solo con la spesa privata. La salute disuguale deve essere un moni­to che indica quali benefici di salute si posso­no ancora guadagnare nella società italiana con appropriate politiche e azioni da parte di tutti, dalla politica alle istituzioni alle professioni alle persone.

Testi a cura della redazione scientifica Editamed

Fonte: Disuguaglianze di salute