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Lavoro e disabilità: molto ancora da definire e costruire

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Lavoro e disabilità: molto ancora da definire e costruire

Solo attraverso una gestione delle disabilità che sappia promuovere una piena inclusione nell’ottica dell’accessibilità universale, cioè con la modifica degli ambienti e dell’organizzazione delle attività, saremo capaci di consentire ad ogni persona, con disabilità o meno, di essere pienamente integrata, inclusa e valorizzata nel lavoro. Questo è ciò che ci ha detto Silvia Stefanovichj, responsabile delle Politiche per la Disabilità della CISL, in una intervista per la Fondazione Cesare Serono.

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“La situazione lavorativa delle persone con disabilità in Italia in questo momento è veramente difficile da descrivere perché non abbiamo ancora i dati che ci aiutano a leggerla”, ci dice. “Non abbiamo dati che ci dicono il tasso di occupazione e quello di disoccupazione. E’ una delle richieste che il programma d’azione emanato dallo scorso osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità aveva chiesto, e che ancora non è stato messo in campo. Si dovrebbe realizzare, speriamo a breve, una banca dati per il collocamento mirato, che potrebbe darci molte più informazioni. Gli unici dati che abbiamo sono quelle delle relazioni al parlamento che dovrebbero avvenire con cadenza biennale”.

I dati dicono che dal 2015 ad oggi gli avviamenti al lavoro delle persone con disabilità sono notevolmente aumentati. “Quello che facciamo più fatica a codificare e a capire è se questi avviamenti si tramutano in lavoro costante, quanto cambia il tasso di turnover per i disabili, che sappiamo essere molto elevato, e quindi qual è la situazione di stabilità del lavoro delle persone con disabilità. Sono tutte domande che purtroppo oggi restano irrisolte se non in particolari provincie o regioni che autonomamente descrivono, analizzano e quindi rendono noti questi numeri”, continua Silvia Stefanovichj.

Le difficoltà di inserimento lavorativo delle persone con disabilità dipendono molto da come lo stato gestisce queste problematiche. “Una persona disabile incontra diverse difficoltà per poter essere avviata al lavoro e trovarne uno che sia consono alla proprie aspettative ed ai propri titoli. Una grande difficoltà è sicuramente legata al ruolo dei centri per l’impiego e alla capacità del collocamento mirato di svolgere la sua attività. Questo non dipende quasi mai dalle persone che sono impiegate in questi ruoli, ma dipende dall’investimento che come paese facciamo sul sistema del collocamento e sul sistema del collocamento mirato che meriterebbe ben altra attenzione e potenziamento” racconta la responsabile delle Politiche per la Disabilità della CISL.

Le leggi internazionali sono un aiuto. “Altro problema rilevante è la capacità e la possibilità di rimanere nel posto di lavoro quando si acquisisce una disabilità o quando questa disabilità può peggiorare nel tempo. Su questo ci viene incontro la legislazione internazionale quando arriva a dire, attraverso la convenzione ONU che ormai è legge anche in Italia, che i datori di lavoro sono obbligati ad inserire nel lavoro degli accomodamenti ragionevoli, cioè tutte quelle modifiche organizzative di orario, pause, formazione, applicazione di tecnologie, che possono aiutare una persona ad essere pienamente inserita e non solo ad accedere, ma permanere o addirittura avere una promozione nella propria carriere lavorativa”. Questo è possibile “attraverso un’azione che può assumere diverse modalità e che è comunque un diritto della persona disabile, purché non chieda al datore un onore sproporzionato. Su questo esistono finanziamenti: finanziamento Inail per disabilità da lavoro, finanziamenti dei fondi regionali per l’occupazione, ma ancora molto è da definire e molto è da costruire”, conclude Silvia Stefanovichj.

Simon Basten
Video: Marco Marcotulli