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L’accompagnamento va concesso anche in caso di vizi formali

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L’accompagnamento va concesso anche in caso di vizi formali

La Corte di Cassazione ha recentemente sentenziato per ben due volte che la presenza di vizi formali nella domanda per l’indennità di accompagnamento non poteva ostacolarne il riconoscimento.

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Gli invalidi civili al 100% con impossibilità a deambulare in maniera autonoma o che non siano in grado di svolgere gli atti della vita quotidiana e necessitano dell'assistenza continuativa di una persona, hanno diritto ad un'indennità  di accompagnamento, erogata indipendentemente dal reddito e dall'età.

I casi recenti sono due. Nel primo, l’Inps non aveva concesso l’accompagnamento perché nel certificato medico curante non era indicato che il richiedente non poteva deambulare in maniera autonoma. Nel secondo non era stata barrata la casella che individua le condizioni sanitarie necessarie per il riconoscimento dell’indennità. In entrambi i casi l’Inps aveva rigettato la domanda e i richiedenti si erano rivolti al tribunale vincendo la causa. L’Inps si era quindi rivolta alla cassazione, perdendo entrambi i ricorsi..

La Cassazione ha sottolineato che “In tema di prestazioni previdenziali ed assistenziali, al fine di integrare il requisito della previa presentazione della domanda non è necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall'INPS o l'uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura anche amministrativa si svolga regolarmente. Ne consegue che non costituisce requisito imprescindibile della domanda amministrativa barrare la casella che, nel modulo, individua le condizioni sanitarie la cui sussistenza è necessaria per il riconoscimento del diritto all'indennità di accompagnamento, non potendo l'istituto previdenziale introdurre nuove cause di improcedibilità ovvero di improponibilità in materia che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost.”

In altre parole, un errore nella documentazione non può pregiudicare un diritto.

Simon Basten

Fonte: Studio Cataldi (1), Studio Cataldi (2), Invalidi & Disabili