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Intervista a Bebe Vio, la ragazza speciale si racconta fra sport, film e la sua art4sport

Intervista

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Intervista a Bebe Vio, la ragazza speciale si racconta fra sport, film e la sua art4sport

È certamente uno dei personaggi dell’anno e non solo: Bebe Vio, due medaglie alle Paralimpiadi di Rio 2016 di cui una d’oro, un selfie con Barack Obama, copertine, ospitate TV e abiti Dior. A Roma per lanciare l’ultimo film di Tim Burton, Miss Peregrine - La Casa dei Ragazzi Speciali, la schermitrice ci ha concesso un’intervista. Con lei abbiamo parlato del suo splendido 2016, dei suoi progetti futuri, della sua passione per il cinema, di vaccini, disabilità e della sua associazione Arts4Sport che a giugno, per i Giochi senza Barriere 2017, la riporterà nella Capitale.

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In un hotel romano, dove ha partecipato alla campagna di lancio del film di Tim Burton, unita all’hashtag ad hoc #SiateSpeciali, Bebe Vio ha parlato con noi del suo splendido anno e del suo futuro. Del 2016 porterà sempre le medaglie vinte a Rio. “Il momento più bello è stato sicuramente Rio, può essere tutto figo, personaggio pubblico eccetera, ma sono una sportiva e il mio sogno era l’Olimpiade, per sempre porterò l’Olimpiade. Puoi conoscere tutti quelli che vuoi però se credi veramente nei valori dello sport ti porti dietro l’Olimpiade. Per me la gara del bronzo a squadre è stata la cosa migliore del mondo. Nel 2017 si vedrà, vado a vivere da sola, inizio a lavorare e si vedrà come sarà, ci sono un sacco di sorprese”.

Bebe Vio, a Roma, ha presentato anche i Giochi Senza Barriere 2017, organizzati dall’associazione creata dai suoi genitori e di cui è testimonial art4sport: “L’associazione è stata creata dai miei genitori dopo la mia esperienza. Ho iniziato a fare scherma da piccola poi dopo la malattia volevo tornare a fare sport, per noi è importantissimo permettere ai ragazzi di fare sport e noi semplicemente diamo loro quello che manca, che può essere una carrozzina, una stampella, i pezzi fisici che mancano per fare sport. In generale questo, poi principalmente ci diamo molto da fare per dare loro un gruppo di appartenenza: molti dei ragazzi che arrivano pensano di essere gli unici al mondo senza un braccio o una gamba, forse perché sono piccoli”.

“Fanno parte dell’associazione under 18 e amputati. La cosa bella di art4sport è che facciamo questi Giochi senza Barriere: lo scopo è far capire che siamo tutti normali, togliamo tutte le barriere che più che fisiche sono mentali, perché alla fine sono queste che bloccano di più le persone. È anche quello che si vede nel film: all’inizio le specialità dei ragazzi sono viste come cose strane, verso la fine, invece, ti rendi conto che è qualcosa di normale come accendere il fuoco, essere super forte, avere una bocca dietro il collo, cose strane che diventano belle. Giochi senza Barriere sarà il 13 giugno allo Stadio dei Marmi a Roma. Lo scopo è di far capire a tutti che siamo tutti speciali: persone che possono fare tutto quello che vogliono se veramente ci credono”.

A Giochi senza Barriere lo sport sarà protagonista, quanto è stato importante per Bebe Vio?

“Per me lo sport è stato tutto, io veramente ho reagito alla “vita” grazie alla scherma. Sono uscita dall’ospedale grazie alla famiglia, ma principalmente grazie alla scherma e ovviamente, vado avanti grazie allo sport perché è quello che mi piace”.

Bebe Vio ha raccontato in altre interviste quanto per lei sia importante l’autoironia e quanto sia importante ridere di disabilità: “Ridere è importantissimo perché riesce a sistemare molte situazioni, io sono la prima a prendere in giro gli altri, me stessa. Ritengo che se tutti ci prendessimo un po’ più in giro, se fossimo più autoironici non avremmo il bisogno di prendere in giro gli altri, quindi io sono pro-autoironia, è meglio dell’ironia sugli altri. L’ironia va fatta e io forse sono la prima che prende in giro sia me che gli altri”.

Molto, troppo, spesso i disabili sono vittima di soprusi o semplicemente non hanno ancora trovato dentro di loro la forza, la forza che ha contraddistinto Bebe Vio dall’inizio della sua carriera sportiva: “Credo che bisogni darsi da fare tanto, non bisogna pensare perché a me? È una malattia non c’è un motivo perché a una persona piuttosto che a un’altra. Io ero la prima a chiedermi: cavoli perché a me? Ero una bambina tanto carina e bellina con tutti i pezzi, andavo bene ovunque, piuttosto non potevano prendere un delinquente, uno che ha ucciso, stuprato delle persone che magari sta in carcere che gli sta anche bene avere una malattia! A questo punto, se pensi così non reagisci, non vai da nessuna parte. La cosa importante è non pensare il perché, ma ‘adesso cosa posso fare’, non cosa posso fare per me, ma cosa posso fare per gli altri, perché alla fine la cosa che ti fa veramente stare bene è riuscire ad aiutare tutti”.

Nel titolo del film di Tim Burton, Miss Peregrine - La Casa dei Ragazzi Speciali, il “peculiar” originale è stato tradotto in “speciale” definito dal dizionario Treccani: “ciò che distingue la specie dal genere, quindi non comune fuori dall’ordinario”. Anche lo stesso regista si è definito speciale e Bebe è una fan del suo cinema: “Mi piace un sacco, prima solo come regista, adesso che l’ho conosciuto mi è piaciuto un sacchissimo, è super eccitato dalla vita, da tutto, si vede che è uno che si diverte un sacco e che vuole fare divertire gli altri. Cerca di far capire quello che ha in testa, un macello secondo me, ed è rappresentato forse dai suoi capelli. È un tipo fico e io sono una fan dei suoi film, Alice In Wonderland è uno dei miei preferiti, ma adesso preferisco questo perché l’ho rivisto, lo rivedo stasera, lo rivedrò il 15 quando esce e non vedo l’ora che qualche mio amico mi dica: vuoi andare a vederlo?”.

Anche se il suo film preferito non è del regista visionario americano: “Mi piacciono un sacco i film, il mio preferito è Mamma Mia! non c’entra nulla con Tim Burton, ma mi piace. In generale tutti i film mi piacciono. E… Grey’s Anatomy!”

Miss Peregrine nel film preserva i talenti dei suoi ragazzi speciali, c’è stato qualcuno che si è occupato di preservare la tua peculiarità? “Di sicuro i miei genitori, sono state, anzi sono le persone che mi seguono ovunque, mi ricordano di essere normale, quando tutti ti vengono addosso, anche i giornalisti. Devi stare attento a non montarti la testa e loro mi tengono con i piedi per terra ed è la cosa che preferisco. Sono loro la mia Miss Peregrine, i miei genitori per me sono dei supereroi e quindi sto bene così”.

In Miss Peregrine - La Casa dei Ragazzi Speciali, ognuno degli abitanti dell’orfanotrofio ha una peculiarità: c’è Emma che usa l’aria e riesce quindi a volare, c’è Fiona che può trasformare la terra, c’è Millard che è invisibile e Brownyn che ha una forza eccezionale: “Mi piacciono tutte, però forse il fuoco mi piace di più, forse perché avendo molti amici fumatori vorrei avere l’accendino sul braccio. Mi piace molto il bambino invisibile, tantissime volte vorrei esserlo, anche quando metto cappelli, occhiali e tutto mi riconoscono sempre, non so come facciano. Mi piace tantissimo che si trasforma in un uccello, ma la vera forza di Miss Peregrine è che è una tipa tosta ed è la cosa che mi piace di più. Quella in cui mi vedo di più è la bambina forte, e rivedo anche Margheritina, una delle ragazze dell’associazione, è una di quelle che non parla tanto, ma quando tutti provano a fare una cosa, arriva lei e dice: la faccio io, e la fa”.

Dopo Rio 2016, Bebe Vio ha iniziato un’amicizia con Maria Grazia Chiuri, il nuovo direttore creativo di Dior, per lei tantissimi vestiti meravigliosi e un’amicizia che forse può trasformarsi in qualcosa di più. Magari un giorno ti vedremo sfilare… “Oddio non lo so, non so cosa aspettarmi. So solo che è fantastica, per come sono fatta io, non poteva esserci una donna migliore a vestirmi. Andiamo molto molto d’accordo, lei, forse è la persona più cazzuta al mondo che conosca. È veramente ‘con le palle’, non so se si può dire, sa cosa vuole e fa di tutto per ottenerlo, non si fa fermare da nessuno. Vuole rivoluzionare il mondo di Dior, sono sicura che ce la farà, vuole persone giovani, toste, lei è una tosta veramente, per me essere vestita da lei è veramente un onore. Due, tre abiti mi ha dato, due li avete visti, il terzo arriverà a breve e sarà bello su una copertina… è fico, mi piace un sacco!”.

Nel futuro non c’è neanche la recitazione: “No, sono la peggiore attrice al mondo. Non riesco a dire le bugie, mi sgamano dopo due secondi. Sono ignorantissima, non ho memoria, sono l’anti-attrice in persona. Davanti alle telecamere non ho nessun problema, mi piacciono i film, li guardo, però… ciao core!”. In TV, invece: “Finché devi fare un programma TV, non ti obbligano a dire niente, devi dire delle cose divertenti, lo faccio volentieri, però attrice… è completamente diverso. Poi ci sono personaggi TV che sono fintissimi, ma io non sarei una di questi”.

Bebe si è esposta nella campagna pro-vaccini, anche con uno splendido scatto in una campagna firmata dalla fotografa australiana Anne Geddes, cosa direbbe a una coppia di genitori che, nonostante gli obblighi (proposti da alcune Regioni), decide di non vaccinare i propri figli: “La maggior parte delle persone che non vuole vaccinare i propri figli non è informata, ogni vaccino è diverso, quindi non bisogna prenderli tutti come una cosa unica. Gli articoli su Facebook non sono da prendere in considerazione, non obbligo nessuno a farli, ma lo consiglio ovviamente, clamorosamente, tantissimamente perché comunque se la persona ha la possibilità di farlo, bisogna farlo. Se hanno la fortuna di farlo, è una cosa bella. Mia mamma non ha avuto la fortuna di farmelo, io non ho avuto la fortuna di farlo, perché si era informata e all’ASL le avevano sconsigliato di farmelo perché era troppo presto, io un anno dopo ho avuto la malattia”.

La meningite che l’ha colpita a 11 anni e per la quale ha perso gli arti inferiori e superiori: “Non penso che un anno faccia la differenza, credo che sia importantissimo, bisogna farli. Non obbligo nessuno a farlo, ognuno ha la sua scelta, ed è libero di farla. L’unica cosa che dico di fare obbligatoriamente è informarsi: giusto per capire se poi sei pro o contro, però è veramente importante informarsi. Il vaccino è una di quelle cose che non vedi subito gli effetti che fa, non vedrai mai gli effetti, ma sai che se non hai avuto la malattia, può anche essere grazie al vaccino. Magari non ce l’hai mai comunque, ma sai che se ce l’hai è solo colpa tua. Se proprio questo bambino muore, è solo colpa tua, specialmente per la mia malattia muore il 97% delle persone che possono essere bambini o adulti, e muoiono nelle prime 48 ore. Il 3% di persone e io sono fortunata a essere fra questi, deve comunque sapere che se sopravvivi avrai delle gravi disabilità. A me è andata bene che ho avuto solo amputazioni, ma ci sono persone che hanno avuto problemi psichici, mentali, problemi agli organi interni che forse sono i peggiori. Perché se hai problemi agli organi interni, non fai una vita normale e anzi è molto difficile. Io, alla fine, faccio una vita normale, mi mancano dei pezzi, me li ridanno e sono a posto”.

“A me è andata di fortuna, fortuna nella sfiga, perché sono la fortunata di 3%”, continua Bebe Vio a parlare di un argomento che sembra starle molto a cuore, “Se posso dire fare il vaccino, sì magari costa economicamente, sì ma voglio dire cosa sono 70 euro rispetto alla vita di tuo figlio? Anzi questa cosa non è da mettere neanche in discussione, ma veramente informatevi, è importantissimo per i vostri figli. Tutti ti dicono porta problemi psichici, l’autismo, in realtà non è vero, è scientificamente testato, ma non dovete ascoltare me! Dovete informarvi, è come leggere il bugiardino di un farmaco. Anche un comune antidolorifico ha degli effetti collaterali, perché una volta una persona che aveva altri 27 problemi in quel momento e alla fine è morto, uno su tutti il mondo. Anche le case farmaceutiche sono obbligate a scrivere tutto, tutti i farmaci possono avere effetti collaterali. Mentre per un banale farmaco, lo prendi e capisci subito che stai bene, il vaccino non lo saprai mai… se non hai avuto la malattia grazie a questo. Il mio consiglio è di farlo, ma poi ognuno è libero di prendere le decisioni che vuole. Ma sappiate che se vostro figlio muore… è colpa vostra”.

Bebe Vio, a soli 19 anni, ha già superato tantissime barriere, quale le resta da abbattere? “Tante, me ne mancano tante, ma bisogna lavorarci tantissimo. Non sono di quelle persone che dice c’è tanto da fare, sì magari c’è molto da fare, ma mi godo anche quello che sto facendo: siamo facendo un ottimo lavoro, bisogna andare avanti così, bisogna far capire a tutti che lo sport fa bene, che è l’unica cosa veramente senza barriere. Bisogna unire tutte queste federazioni perché è veramente importante”.

Bebe Vio ci lascia e raggiunge il resto della sua famiglia, l’appuntamento è per giugno 2017 quando tornerà a Roma per i suoi Giochi senza Barriere, protagonista lei e altri ragazzi speciali.

Chiara Laganà