Un insulto a una persona con disabilità è discriminazione e va punito

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Un insulto a una persona con disabilità è discriminazione e va punito

Dodici mesi di reclusione, i danni più le spese. Questo è quanto dovranno pagare due persone di Verbania che avevano insultato via Facebook una persona con disabilità. La sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Verbania nel 2016 è stata confermata in appello nel Giugno del 2021. 

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Il caso 

Giovanna Zavattieri, avvocato e donna con acondroplasia, una patologia che causa la forma più diffusa di nanismo, era stata insultata tramite social con frasi e espressioni diffamatorie e discriminatorie nell’ambito della sua attività professionale. L’avvocato, con l’aiuto di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), Aisac (Associazione per l’informazione e lo studio dell’acondroplasia) e Acondroplasia insieme per crescere) che si sono costituiti parte civile, li ha querelati, vincendo la causa. Una sentenza confermata della Corte di Appello di Torino. 

L’appello si basava sul fatto che il nome dell’avvocato non era stato menzionato dai due imputati. Il Giudice però ha stabilito che quei post “si contraddistinguono per il riferimento costante al ‘nanismo’ della persona destinataria delle frasi di scherno, che interessa un numero assai limitato di persone nell’intero territorio nazionale e a maggior ragione nel contesto territoriale di riferimento dei due appellanti e della persona offesa”.

Le reazioni

“Ritengo che giustizia sia stata fatta e che la Corte d’Appello abbia capito la gravità dei comportamenti denigratori degli imputati ed abbia tutelato la persona offesa e tutte le persone disabili che si trovano ad affrontare insulti quotidiani, confermando le ottime motivazioni del Tribunale di prime cure, anche in ragione della mancata resipiscenza dei due imputati”, ha detto l’avvocato Giacinto Corace, difensore di Giovanna Zavettieri.

“Offese e insulti come quelli rivolti all’avvocato Zavettieri, pregiudicano la faticosa attività quotidiana delle associazioni impegnate per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, che ogni giorno si battono per promuoverne la piena inclusione e il rispetto dei diritti”ha detto Marco Sessa, presidente di Aisac. “La sentenza del tribunale di Verbania ribadisce l’importanza del principio di non discriminazione e afferma il ruolo svolto dalle associazioni. Ma siamo consapevoli che il nostro impegno per la tutela dei diritti delle persone con disabilità dovrà continuare”.

Speriamo che questa sentenza sia un monito per il futuro.

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