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Il ruolo dell’assistente sessuale in Italia e in Europa

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Il ruolo dell’assistente sessuale in Italia e in Europa

Il ruolo dell’assistente sessuale per disabili è stato portato all’attenzione da un film uscito nelle sale lo scorso anno: The Sessions si basa su un articolo scritto da Mark O’Brien, un 38enne americano che a causa della poliomelite ha passato la maggior parte della sua vita in un polmone d’acciaio. A 38 anni, Mark decide che è giunto il momento di perdere la verginità e si affida a una sex surrogate, così vengono chiamati gli assistenti sessuali negli Stati Uniti. La sua esperienza è narrata in un articolo sul quotidiano californiano The Sun.

Questo film ha portato l’attenzione, in Italia e in altri Paesi europei, sul ruolo dell’assistente sessuale, lavoro legalmente riconosciuto in Svizzera, Germania, Olanda e Paesi Scandinavi. In Francia il dibattito era stato riaperto, ma la nascita di questa “nuova” professione era stata subito accantonata perché ritenuta vicino allo sfruttamento della prostituzione. La distinzione fra i due ruoli è resa molto più chiara dalla legge svizzera: i sex surrogate nella Confederazione Elvetica sono regolarmente iscritti a un albo, ricevono 170 euro a seduta e devono dimostrare di non vivere solo di questo lavoro. Gli assistenti sessuali svizzeri, inoltre, hanno anche un supporto psicologico e fisiologico e devono dimostrare di avere una vita sentimentale e sessuale equilibrata. In Germania, gli assistenti sessuali devono seguire un corso di formazione per conoscere meglio la propria sessualità e le varie forme di disabilità. In Olanda, invece, molti dei servizi forniti dai partner surrogati sono a spese del servizio sanitario nazionale. In Gran Bretagna, invece, anche se la professione di surrogato sessuale non è legale, esistono siti che mettono in contatto disabili e assistenti o professionisti del sesso e in alcune città britanniche il servizio viene anche rimborsato. Negli Stati Uniti, in California troviamo la sede dell’associazione internazionale che riunisce gli assistenti sessuali del mondo con tanto di regolamento etico. Il servizio è presente anche in Belgio.

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E in Italia? Nel nostro Paese il tema della sessualità nella vita dei disabili è ancora un tabù. Esistono dei siti web che raccontano di alcune esperienze avute da ragazze e ragazzi disabili e raccolgono le dichiarazioni di alcune assistenti sessuali. Un altro sito web, LoveAbility, ha lanciato a gennaio una petizione per dare al disabile anche l’assistenza sessuale. La sessualità delle persone disabili è spesso trattata solo dal punto di vista emotivo e non da quello “tecnico”. Inoltre, essere pagati per qualsiasi tipo di prestazione sessuale, sia anche essa un aiuto per disabili, è reato nel nostro Paese. Come sottolinea la dottoressa Galli, autrice di una tesi sul tema, citata dalla Stampa: “Fino a pochi anni fa, il sesso per disabili non veniva neanche trattato a livello scientifico perché ritenuto un argomento proibito”.  L’assistenza sessuale non è prostituzione anche se il suo lavoro consiste in prestazioni sessuali di vario livello. La prestazione in sé viene considerata come una terapia e la messa in atto del diritto della sessualità di ogni essere umano. La loro presenza in Italia è richiesta sia dai disabili che da alcuni esperti come si può vedere nel documentario Sesso, Amore e Disabilità. Uno dei disabili intervistati, Gabriele Viti afferma: “Secondo me nell’atto sessuale essere disabili è relativo”. O, come scriveva Mark O’Brien nell’articolo che ha ispirato The Sessions; “Desideravo essere amato, volevo essere abbracciato, accarezzato”. E come lui moltissimi altri disabili.

Chiara Laganà

Fonti: La Stampa, The Sun