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I diritti delle donne disabili nella sfera sessuale

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I diritti delle donne disabili nella sfera sessuale

Il Forum Europeo della Disabilità ha stilato una linea guida per ribadire cosa devono fare gli Stati membri per le loro cittadine

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Denunciare uno stupro, avere una visita ginecologica, avere la possibilità di portare avanti o terminare una gravidanza, molti dei diritti che le donne hanno faticato a ottenere sono ancora un miraggio per moltissime donne disabili. Il Forum Europeo della Disabilità, l’organizzazione che si prende carico dei diritti degli 80 milioni di disabili europei, ha stilato una linea guida per ricordare agli Stati membri cosa si deve (ancora) fare per le proprie cittadini disabili.

Le donne disabili degli Stati europei sono ancora oggi vittime di molte forme di discriminazione. Anche se siamo nel 2019, devono ancora fare i conti con miti, stereotipi e scarsa conoscenza della condizione di disabilità e per tutte queste ragioni subiscono trattamenti discriminatori e abusi nell’ambito della loro salute sessuale e riproduttiva.

Sono negati alle donne disabili diritti come denunciare uno stupro, presentarsi in tribunale e affrontare legalmente l’aggressore, accedere ai consultori per avere una visita ginecologica o semplicemente avere il ciclo mestruale. Per molti anni le donne disabili sono state considerate come asessuate o ipersessuali, e la società le considera (ancora oggi) non idonee a essere madri.

È difficile per loro diventare madre o adottare, e spesso non sono garantiti i servizi di salute sessuale riproduttiva, ma subiscono: la gestione coatta del ciclo mestruale, la sterilizzazione forzata, la mutilazione genitale femminile e l’aborto forzato.

La maggior parte di queste decisioni vengono prese senza il loro consenso o senza che riescano a capire al meglio le ragioni dietro queste scelte. Questo riguarda specialmente le donne con maggiori esigenze, con una disabilità intellettiva o psicosociale, sordocieche o con disabilità multipla.

Sin dall’infanzia le donne disabili sono spesso vittime di sfruttamento sessuale, violenze, gravidanze indesiderate e malattie veneree. Tutto questo accade nonostante i diritti di uguaglianza e non discriminazione, il diritto a sposarsi e decidere sul numero dei figli, ed altri, riguardanti la sfera sessuale e riproduttiva sono tutti sanciti e presenti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e nella Convenzione delle Nazioni Unite sulla Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne, documenti entrambi ratificati dallo stato italiano. Fondamentale è la relazione sui diritti della salute e riproduttivà delle donne sottolineata anche dal Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.

L’Europa, inoltre, ha ratificato nel 2011 la Convezione del Consiglio d’Europa per lottare contro la violenza domestica, la nota Convenzione di Istanbul.

Il Forum Europeo della Disabilità (EDF) crede che le decisioni delle donne disabili sul proprio corpo siano personali e private, come sostenuto anche dal Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e dal Comitato per l'Eliminazione della Discriminazione nei confronti delle Donne.

In questo senso spetta ai 28 Stati membri garantire la non interferenza e il rispetto delle decisioni maturate dalle donne disabili al termine di un processo decisionale autonomo, che include anche la possibilità di richiedere un aborto. I 28 Stati, inoltre, devono garantire che le donne disabili prendano le proprie decisioni in totale autonomia e dopo aver letto e accettato il consenso libero e informato. Le donne devono essere informate sui loro diritti dal proprio stato di appartenenza e devono avere accesso a informazioni adeguate in base alla fascia d’età.

Si devono fermare tutte le forme di abuso e le pratiche che ostacolo i diritti delle donne disabili nella sfera sessuale e riproduttiva. Pratiche - già citate - come il controllo del ciclo, la sterilizzazione, l’aborto imposto, la contraccezione forzata sono tutte pratiche che vanno vietate. A queste si aggiungono altre forme di violenza e la possibilità di denunciare il proprio aggressore.

Ancora oggi per troppe donne disabili in Europa l’accesso effettivo alla giustizia resta un miraggio, nonostante nella già citata Convenzione delle Nazioni Unite sulla Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione si legga che tutti gli abitanti della UE senza nessun tipo di distinzione sono uguali di fronte alla legge. Anche solo portare il caso in tribunale per una donna disabili è una “vittoria” perché spesso non sono credute. Una ragazza disabile vittima di violenza riscontra ancora più difficoltà a denunciare uno stupro per la mancanza di accessibilità alla giustizia e la mancanza di consapevolezza di aver subito una violenza.

Manca la sensibilità e la formazione anche del personale giuridico e sanitario per affrontare questi problemi, ci deve essere una partecipazione massiccia di tutti gli Stati per far sì che le donne disabili riescano a rivendicare i loro diritti.

Si deve garantire alle ragazze disabili la mancanza di pregiudizi, e per farlo si devono adottare campagne per sensibilizzare dall’interno delle loro famiglie agli studi medici e legali, o chi lavora nel sistema educativo.

Tutte le donne disabili, se abitano in famiglia, in strutture di riposo, in clinica, a qualsiasi età devono conoscere i propri diritti e devono accedere alle informazioni che le riguardano. Inoltre non si devono commettere doppie discriminazioni nei confronti di disabili di origine Rom o extracomunitarie. Si devono anche compiere studi statistici per controllare che tutte le campagne per i diritti a ogni livello contengano i disabili.

Le ragazze disabili d’Europa, infine, devono essere consultate a livello legislativo al momento di scrivere il testo di legge o per le campagne di sensibilizzazione che le riguardano. Le donne disabili non possono più essere escluse nelle campagne che riguardano i diritti delle donne.

Chiara Laganà

Fonte: European Disability Forum