Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

La gente accetta che io sono gay ma non che sono disabile

Notizia |time pubblicato il
La gente accetta che io sono gay ma non che sono disabile

Jessica Kellgren-Fozard è una YouTuber britannica affascinante e con un look rétro che può contare su più di 461mila iscritti sul suo canale e 98,7 mila follower su Instagram. Non udente, Jessica si racconta nei suoi video e nel suo sito Jessica Ouf of the Closet (Jessica fuori dall’armadio), dove promette ai suoi visitatori “video calorosi e divertenti per aggiungere favolosità vintage” a una vita da disabile e alle malattie croniche “mostrando che con un po’ di positività si può andare avanti”. In un’intervista al giornale britannico The Guardian, la YouTuber racconta le sue difficoltà nell'essere accettata come persona disabile che risulta essere più problematico che essere accettata come gay.

Potrebbe interessarti anche…

Nativa di Brighton, Jessica ha scoperto di essere attratta dall’altro sesso in modo graduale e l’ha aiutata molto la sua famiglia: “Ho pensato che quello che sentivo per determinate ragazze era quello che ognuna provava per i suoi amici speciali… non siamo state tutte innamorate di Pocahontas? I miei genitori mi hanno preso un po’ in giro sulle amicizie ‘intense’ con una ragazza diversa di mese in mese, ma sono incredibilmente liberali e hanno abbastanza persone gay nelle loro vite che non mi è sembrato speciale voler baciare le ragazze quando ho iniziato a diventare una teenager”.

Anche la sua disabilità è stata accolta in modo graduale nella sua vita: “Ho avuto molti problemi con il mio udito da bambina, i timpani mi esplodevano in numerose occasioni. Sono stata in grado di sentire relativamente bene dai 15 anni in poi, quindi le canzoni che conosco meglio sono quelle di fine anni 90 e inizio anni 2000. Per anni gli altri mi dicevano che avevo la testa fra le nuvole o che non li ascoltavo e mi rendo conto solo ora che non riuscivo a sentirli. Ho ricominciato a perdere l’udito a 16 anni, ma me ne resi conto solo tre anni dopo all’università”.

A Jessica è stata diagnosticata a 17 anni la Neuropatia ereditaria con suscettibilità alle paralisi da pressioni (HNPP) che comporta paralisi nelle braccia e porzioni di pelle completamente addormentate e, come racconta lei stessa, ha difficoltà a prendere le cose, è sempre molto stanca e si sente spesso debole. All’HNPP si è aggiunta anche la Malattia mista da tessuto connettivo (MCTD), un disturbo autoimmune che attacca il sistema immunitario e porta dolore e infiammazione muscolare e ai tendini, ipermobilità e ipertensione ai polmoni.

Una serie di sintomi che farebbero impallidire chiunque, ma non la caparbia Jessica: “Le mie disabilità possono rallentare tutto quello che faccio, ma non sono spesso visibili. Anche se non penso che i giorni che devo usare la sedia a rotelle o le stecche ai polsi le rendano visibili, sono solo i miei supporti”.

Jessica Kellgren-Fozard critica fortemente alcuni comportamenti che la gente ha quando scopre che lei è disabile e afferma con sicurezza che è più ben visto il fatto che sia gay rispetto al vederla su una sedia a rotelle: “Dire a qualcuno che sono gay viene accettato immediatamente senza nessuna domanda e anzi mi sorridono. Dire a qualcuno che sei disabile porta a domande del genere: No, davvero? Non lo sembri – seguito da uno sguardo che ti analizza dalla testa ai piedi. Nessuno ha mai accusato un gay di ‘scroccare i soldi dello Stato’, ma le persone l’hanno spesso detto a me, riferendosi ai disabili”.

La YouTuber amante dei vestiti vintage e icona di stile anni ‘50, risponde anche al tabù disabile-sesso: “Sento che i disabili sono visti come asessuati. Prima di sposarmi, ricordo benissimo il momento in cui la donna con cui avevo un appuntamento mi scrutava, mentre le spiegavo la mia condizione fisica, e subivo smettevo di essere interessante. Penso che non solo esista un tabù quando si parla di disabili e sesso, ma anche per quello che riguarda le relazioni e la vita in generale”.

Jessica, nonostante le difficoltà, è riuscita a trovare una donna perfetta che sta al suo fianco, ma muove anche delle critiche rispetto al modo in cui viene trattata: “Mia moglie viene spesso definita una santa per avermi sposata o una persona profondamente buona, come se fossi un peso terribile e non la donna che ama. Le aziende, i media e i politici devono iniziare a vedere noi disabili per quello che siamo: membri utili della società che hanno qualcosa da portare agli altri”.

Per Jessica è necessario che la società si adegui alla presenza dei disabili e smetta di vederli come un peso: “Penso che sia meglio inserire dei piccoli cambiamenti nella vita di tutti i giorni, come avere più personaggi disabili nel mondo dei media e in storie in cui essere disabile non è la cosa più importante. Dovremmo avere politici disabili perché, anche se una persona su cinque è disabile in UK, siamo sottorappresentati”.

Jessica oggi è una donna felice, vive la sua disabilità in modo positivo, ma non dimentica i periodi più bui che ha passato e certi sguardi che non riesce più a togliersi di dosso: “Ho perso buona parte delle mie pietre miliari nell’adolescenza perché ero o in ospedale o […] troppo malata per aprire gli occhi, sedermi, mangiare e mi hanno fatta sentire essere un peso, come se la mia presenza fosse un intralcio nella vita degli altri. Non sono mai stata un problema per i miei genitori o per mio fratello, ma c’era sempre qualcuno che diceva loro come erano buoni a prendersi cura di me. D’altra parte, ci sono state altre persone che mi hanno preso per mano e mi hanno aiutata a negli anni più duri […] non sono mai stata un peso per loro. Sto molto meglio ora, ma ho ancora bisogno di aiuto, e il modo migliore di ripagare questo aiuto è vivere nel miglior modo possibile: essere coraggiosa, brillante e felice”.

Chiara Laganà

Font: The Guardian