Fai la differenza, ferma la violenza, convegno di UICI su donne con disabilità vittime di violenza

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Fai la differenza, ferma la violenza, convegno di UICI su donne con disabilità vittime di violenza

Una donna su tre subisce una forma di violenza e non la riconosce in quanto tale. Nella giornata contro la violenza sulle donne, lo scorso 25 novembre, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti ha organizzato un convegno per parlare di donne con disabilità vittime di violenza.

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Sono il 36,6% le donne con disabilità vittime di violenza, il 10 per cento è stata stuprata o ha subito un tentato stupro, il 31,4 è vittima di violenza psicologica dall’attuale partner e il 21,6 sono vittime di stalking prima o dopo la separazione. L’aggressore, nella maggior parte dei casi, è un familiare (51%), un conoscente (21,5%) e nel 7,6% dei casi il caregiver.

Il presidente dell’UICI, Mario Barbuto, ha iniziato il convegno citando un poema attribuito a William Shakespeare dedicato alla grandezza delle donne: “In piedi, in piedi, signori, davanti a una donna, per tutte le violenze consumate su di lei, per le umiliazioni che ha subito, per quel suo corpo che avete sfruttato, per l’intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete tenuta, per quella bocca che le avete tappato, per la sua libertà che le avete negato, per le ali che le avete tarpato”.

Linda Legname, consigliere dell’UICI, ha parlato nel più specifico sulla doppia discriminazione di cui sono spesso vittime le donne: “La subiscono prima in quanto donne, poi come persone con disabilità vogliamo essere rispettate nel nostro desiderio di amare e di poter scegliere, molte donne sn costrette, altre ragazze non possono. Non sono le catene che ci rendono immobili, anche la bicicletta le ha e a bordo di una bici sogniamo, le catene si trovano sull’altalena, dondolio, catena si trova anche nell’ancora di una barca, la radice la nostra identità di donna possiamo viaggiare e andare domani”. Queste sono le bellissime idee contenute in un libro realizzato per bambini ciechi per spiegare loro la violenza di genere.

È stata la volta della senatrice Urania Papatheu parlare, l’organizzatrice del convegno e componente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, ha parlato del tema: “Sono legata al tema della disabilità perché mi insegna a studiare e ad ascoltare le voci delle persone marginalizzate, a non pensare di avere tutte le risposte, a cercare piuttosto domande più complete e più complesse, a non farmi andare bene le cose per come stanno, a fare molta autocritica e a fermarmi per riflettere sui miei errori e su quelli della società”.  La senatrice ha dichiarato che l’unica disabilità che sente di avere è “quella di essere donna”.

Il convegno dell’UICI ha confermato che la discriminazione verso le donne con disabilità è molteplice, si tratta di un fenomeno molto grave e quasi ancora sommerso. Spesso alle donne disabili vittime di violenza manca la consapevolezza che si è vittima di abusi. Non sono in grado di riconoscere gli abusi di cui potrebbero essere vittima: abusi che colpiscono la sfera economicsa, sessuale, psicologica e familiare.

Sono molte le forme di controllo che vengono messe in atto nei confronti delle donne con disabilità: dalla gestione del denaro, passando a questioni molto più private come quelle legate all’intimità o la sfera riproduttiva. Non solo, molti centri antiviolenza devono essere adattati alle esigenze di donne con disabilità con il necessario supporto psicologico e anche tecnologico visto che è richiesto l’utilizzo di tecnologie di ausilio vocale e/o di sistemi di scrittura braille. Alcuni territori già mettono in atto queste buone pratiche, è il caso dei centri di Torino, Pisa, Roma, Bologna e Nuoro.

Un altro capitolo riguarda la promozione e il rafforzamento dei percorsi di presa in carico, è fondamentale riconquistare l’autostima e il senso d’indipendenza per le donne con disabilità anche per permettere loro di non essere più vittime “silenti” e invisibili di violenza.

Il capitano Mariantonia Secconi, Comandante Sezione Atti Persecutori del Reparto Analisi Criminologiche presso il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma, ha elencato le politiche di protezione messe in atto dall’Arma: “Il 60 per cento delle donne denunciano, le vittime vengono accolte in ‘una stanza tutta per sé’ citando Virginia Woolf. Tutti i giorni combattiamo tutti i giorni per le donne e per voi donne disabili lavoriamo con tutto il cuore e l’umanità che sono lo strumento più forte”.

Sono arrivati anche i messaggi istituzionali della ministra per la Disabilità Erika Stefani e della collega alle Pari Opportunità e Famiglia Elena Bonetti. Per Erika Stefani: “Il nuovo piano nazionale di contrasto alla violenza, e le azioni messe in campo per tutelare le donne con disabilità, sono passi in avanti concreti che stiamo mettendo in atto per debellare un fenomeno particolarmente grave e odioso”.

Nello stesso Piano – come conferma la ministra Bonetti – viene data molta attenzione al fenomeno della violenza contro le donne con disabilità: “All’interno del nuovo Piano viene posta grande attenzione anche alle donne con disabilità per riuscire a intercettare chi non riesce na chiedere aiuto o che subisce discriminazioni multiple”.

Il concetto di discriminazione multipla è stato analizzato in un altro intervento di Simona Lancioni responsabile del Centro “Informare un’H”, struttura che si occupa di divulgare i temi della disabilità delle donne e della violenza. A partire dalla dichiarazione di Dianne Pothier, docente canadese di diritto e attivista con una disabilità visiva dovuta all’albinismo scomparsa nel 2017: “Non posso mai subire discriminazioni di genere se non come persona con disabilità, non posso mai subire discriminazioni per la disabilità se non come donna. Non posso disgregarmi né può farlo chiunque possa discriminarmi”.

La sociologa Lancioni ha poi analizzato il concetto di discriminazione multipla e intersezionale: multipla è quella per la quale la persona subisce per due o più motivi, intersezionale è quella legata a diversi motivi di discriminazione inseparabili.

Parlando di discriminazione vanno presi in considerazione in modo congiunto, ma preoccupa che le donne con disabilità siano vittime di una discriminazione strutturale e sistemica, un abuso che si concretizza con un comportamento istituzionale discriminatorio, tradizioni culturali o regole sociali discriminatorie. Al di là dei documenti internazionali (Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’UE) ratificate nel nostro Paese si registra una mancanza di politiche, regolamenti e servizi specifici anche per quel che riguarda le violenze.

La sociologa Lancioni ha analizzato alcuni strumenti che possono essere utili nello studio della violenza sulle donne con disabilità. La “Ruota del Potere e del Controllo”, sviluppata negli anni 80-90, ha la finalità di far riconoscere alle donne il comportamento abusivo e lo sviluppo di uno strumento ulteriore ha aiutato a descrivere il rapporto fra persona con disabilità e caregiver.

Il convegno è stato arricchito dalle testimonianze di alcune donne non vedenti che sono state vittime di violenza: Fernanda Flamigni, la psicologa Maria Luisa Gargiulo e alcune studentesse cieche e ipovedenti racconte nei Centri di Consulenza dell’UICI.

Fonte extra convegno: UICI

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