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Donne disabili: rispettare i confini personali

Notizia |time pubblicato il
Donne disabili: rispettare i confini personali

“Non c’è niente che io possa fare per farmi vedere come un essere umano e far rispettare i miei confini”. Queste sono le parole di Alyssa, una donna ipovedente che ha partecipato ad un progetto di ricerca finalizzato ad evidenziare come le donne disabili spesso vengono toccate senza il loro consenso.

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La Dott.ssa Hannah Mason-Bish, criminologa dell’Università del Sussex in Gran Bretagna, autrice della ricerca, ha sottolineato in un articolo pubblicato dal quotidiano Britannico The Independent, come sia stata colpita, malgrado il movimento #Metoo abbia gettato molta luce sulla discriminazione e abuso delle donne, dalla mancata presenza delle esperienze delle donne disabili dal dibattito sui media.

La ricerca consiste nel raccogliere le testimonianze di donne con disabilità che subiscono contatti non consensuali in pubblico, e come questo può impattare o limitare la loro libertà di movimento. Fino a questo momento, le testimonianze raccolte e pubblicate sul blog dedicato sono circa 60. (https://privateplacespublicspaces.blog/).

“Tragitti semplici come andare e tornare dal lavoro sono pieni di violazioni inaspettate” racconta Kerry, “domande inappropriate come “cosa c’hai che non va”, ma anche essere congratulate solo per aver varcato una porta o essere entrata in una stanza”. C’è anche di peggio, come testimonia Denise, ipovedente. “Sono stata toccata o afferrata più o meno ovunque sulla parte superiore del mio corpo e di solito con forza. Ed è difficile capire per me se viene fatto da una persona maldestra ma con buone intenzioni oppure altro. Questo mi rende molto guardinga”. “Un signore anziano si è seduto accanto a me sull’autobus”, racconta Gaia. “Continuava a toccarmi le gambe dicendomi che ero molto bella e complimentandomi su come stavo affrontando la mia disabilità. Avevo paura e gli detto “dirò a mio marito che tu pensi che io sia bella”. Ha tolto la mano e io sono scesa appena possibile”.

“Il nostro progetto ha scoperto che a volte le donne disabili sono toccate perché alcune persone presumono che abbiano bisogno d’aiuto”, spiega la Dott.ssa Maso-Bish. “Magari la persona ha buone intenzioni, ma toccare qualcuno senza il suo consenso potrebbe avere conseguenze serie. Una delle donne che abbiamo intervistato ha una neuropatia sesnsitiva e per lei essere toccata è come aver subito un pugno. Un’altra donna è stata forzatamente “aiutata” ad attraversare la strada con la sua sedia a rotelle da uno sconosciuto. Ha avuto paura di essere rapita”.

In conclusione come dovremmo comportarci davanti ad una donna disabile che forse ha bisogno di aiuto? Un possibile vademecum ce lo fornisce la Dott.ssa Amy Kavanagh, ipovedente, blogger, promotrice della campagna #JustAskDontGrab (Non mi afferrate). Anche lei ha aderito al progetto.

  1. Fermarsi, osservare, pensare. Questa persona ha veramente bisogno di aiuto o siamo noi che la vogliamo aiutare.
  2. Presentarsi. Un “Ciao, mi chiamo Tizia, ha bisogno di una mano?” non è solo buone maniere ma aiuta a comunicare alla persona in possibile difficoltà chi siamo e che vogliamo solo darle una mano.
  3. Rispettare le risposte. Se la persona dice che non ha bisogno di aiuto, non bisogna insistere.
  4. Chiedere come possiamo aiutare. In molti casi noi non sappiamo che tipo di disabilità ha questa persona ed agire senza chiedere come potrebbe portare più danni che benefici.
  5. Aiutare davvero. Abbiamo chiesto se la persona ha bisogno di aiuto, ci siamo presentati, la persona ha detto che le serve una mano ed ha spiegato come, ora bisogna solo agire di conseguenza.

Simon Basten

Fonti: The Independent, Cane Adventures, Private Places Public Spaces