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Disabilità, le parole per scrivere e raccontarla

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Disabilità, le parole per scrivere e raccontarla

Quali sono le parole giuste per scrivere e parlare di disabilità? Come informare al meglio su questo tema? Questo l’oggetto di un corso di aggiornamento per giornalisti organizzato dal dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (Coris) dell’Università La Sapienza.

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Dal concetto di minoranza passando per quello di sad crip e super crip fino a un vero e proprio decalogo proposto dal giornalista Antonio Giuseppe Malafarina, che ha ideato il blog Invisibili. Marco Binotto, ricercatore presso il Coris, ha iniziato a definire i rischi principali che possono esistere quando si scrive e si rappresenta nei media la disabilità: “Se ci basassimo solo le differenze non potremmo comprendere la realtà, ogni minoranza inoltre mette in dubbio la realtà che percepiamo”.

Binotto ha analizzato il binomio con cui spesso vengono “etichettati” i disabili, la dicotomia poveretti - eroi, traduzione dall’americano sad crip e super crip: una connotazione che ci porta a dividere le persone in eccezionali o ci porta ad avere una sorta di sentimento di pietà nei confronti del disabile. Nulla di più sbagliato anche perché il disabile deve essere visto per quello che è, una persona.  Un dato ancora più sconfortante è quello relativo alla mole di notizie dedicate ai disabili sulle principali catene televisive:si dedicano in media solo 57 secondi alla disabilità.

Carlo Giacobini, giornalista ideatore di Handylex, ha parlato a lungo dell’errata percezione che spesso i media hanno e danno della disabilità. Come le campagne - sempre presenti - sui falsi invalidi che finiscono per mettere in cattiva luce i veri disabili, visto che le campagne stampa ad hoc hanno prodotto, 5-6 anni fa, una serie di controlli, più di un milione su veri disabili. Per scrivere correttamente di disabilità, secondo Giacobini ci si deve affidare a fonte affidabili, fra queste c’è anche Redattore sociale. Antonella Patete, la coordinatrice di Superabile ha parlato del progetto in modo più dettagliato e ha sottolineato come: “Se si parla di disabilità, i protagonisti sono le persone stesse con disabilità. Non si deve sottolineare che sia bello che fanno qualcosa essendo disabili, deve essere bello e basta”.

È da evitare la pornografia ispirazionale, bisogna cioè smettere di usare i disabili come fonte d’ispirazione, come racconta l’artista australiana Stella Young: “La categoria dei disabili è sfruttata dalle altre per il proprio corpo, proprio come avviene nel porno, dove un corpo è usato per un altro scopo dagli altri. Per questo motivo gli atleti paralimpici sono i supereroi pop della nostra contemporaneità”.

La storia di Oscar Pistorius, poi, ha cambiato la percezione di tutto, ma come sottolineato da Patete, è ancora molto comune identificare il disabile con il concetto di superuomismo. Per parlare al meglio di disabilità e per scriverne in modo perfetto ci vengono utili le parole suggerite dal giornalista Antonio Giuseppe Malafarina per evitare l’abilismo, la discriminazione nei confronti delle persone disabile. Per evitarlo, Malafarina presenta una serie di consigli su come porsi verso le persone disabili:

  • Mettere al primo posto la persona
  • Ricordare che la disabilità non è una malattia,
  • La persona poi non è identificata con la sua disabilità
  • Ricordare di rivolgersi sempre alla persona e non all’accompagnatore
  • Non bisogna avere paura di usare espressioni come ‘non vedi’ o altre espressioni di uso comune
  • Non vanno esclusi argomenti tabù
  • Bisogna rivolgersi frontalmente alle persone con difficoltà uditive
  • Le persone che comunicano faticosamente non vanno considerati incapaci di intendere e volere

Ricordando che il linguaggio da usare per parlare di disabilità deve essere corretto, neutro, degno, legittimo e positivo, bisogna tenere conto che alcune parole NON si devono usare, parole come le seguenti sono tutte tabù:

  • handicap, handicappato e ogni riferimento alla cultura dell’handicap,
  • disabile usato come sostantivo
  • affetto da disabilità
  • portatore di
  • diversamente abile sordomuto
  • anormale, deforme, anormalità
  • poverino, sfortunato, infelice e persona down

In particolare è errato scrivere e parlare di un diversamente abile e usare disabile come un aggettivo perché omette in entrambi i casi la persona e finisce per stigmatizzare la differenza. Vanno, invece, usate queste parole:

  • persone con disabilità
  • persona disabile, se associato a un altro termine
  • disabili
  • ciechi, sordi e paraplegici
  • carrozzina
  • persona con… sindrome di Down, da usare solo se si ha questa sindrome
  • persona con disturbo o disagio mentale

Risultano, invece, accettate ma con riserva queste parole:

  • affetto da si usa solo con patologie, ma è preferibile scrivere persona con
  • costretto in carrozzina, non si usa mai, ma si può usare in una frase neutra
  • non udente e non vedente
  • menomazione si può usare in termini tecnici, senza considerare la persona menomata.

Per chi come i giornalisti deve usare i sinonimi, il modo più appropriato resta quello di persona con disabilità e si può usare l’aggettivo disabile se associato a una persona: studente, tifoso, turista, attore.

L’ultimo intervento è stato quello della giornalista Alessia Bottone che ha raccontato il mondo della cecità in Ritratto in controluce - Cecità, stereotipi e successi a confronto, e la vita quotidiana di una ragazza comune con disabilità a Verona, la sua vita quotidiana contro tutte le barriere architettoniche che le nostre città hanno in Vorrei ma non posso: quando le barriere architettoniche limitano i sogni. Un corso fortemente interessante che si prepone di abbattere una delle tante barriere, quella “linguistica”.

Chiara Laganà