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Disabili, il problema dei centri estivi

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Disabili, il problema dei centri estivi

Finita la scuola, alcuni genitori hanno il problema di come occupare la giornata ai propri figli, i genitori di bambini o ragazzi disabili hanno qualche problema in più. In alcune parti d’Italia, l’accesso ai centri estivi è difficile, e spesso sono a pagamento. Al Sud, invece, i centri estivi per disabili rappresentano ancora oggi un miraggio. Queste strutture sono spesso gestite da istituti religiosi, associazioni sportive e, in qualche caso come a Milano, si tratta di oratori.

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Capitolo a parte meritano i centri comunali: alcune città nei bandi di assegnazione inseriscono come requisito fondamentale la possibilità di accogliere bambini con disabilità, mentre in altri casi la possibilità non è contemplata, lasciando di fatto l’accoglienza alla discrezione del personale dell’associazione. Alcuni di questi centri sono impreparati a ospitare bambini disabili, con la conseguenza che essi vengono esclusi. La maggior parte dei centri estivi comunali non è pronta per accogliere bambini disabili.

I centri spesso sono a pagamento, si passa dai 20 euro per alcune strutture comunali  ai 150-160 per quelle private. In qualche città italiana i costi dei centri pubblici erano al carico del comune, ma a causa dei tagli, ora continuano a essere i genitori a dover pagare per il tempo libero dei propri figli disabili, come per esempio a Torino. A Milano, invece, la gestione dei centri estivi è prevalentemente organizzata dalle parrocchie: in 1.100 si occupano del tempo libero di 300mila bambini grazie ad alcuni volontari. In alcuni casi gli istituti religiosi possono anche permettere ai bambini di partecipare alle attività in modo del tutto gratuito. Nel capoluogo lombardo, inoltre, il bando di apertura dei centri estivi garantisce cinque punti in più in graduatoria se il bambino è disabile. Anche a Roma e a Firenze sono previsti dei centri estivi per disabili; nel capoluogo toscano il rapporto fra bambino e volontario, anch’esso disabile, deve essere 1:1 per garantire la massima integrazione. Poche le strutture al Sud, dove mancano spesso le risorse economiche, come dimostra il caso dell’Anffas (Associazione Nazionale amiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e Relazionale) di Modica, in provincia di Ragusa, che vorrebbe aprire un centro, ma non ha i fondi.

Concludiamo con l’UISP (Unione Italiana Sport per Tutti) che organizza alcune attività estive pensate per bambini dai sei anni in su (Primi passi) e dai 16 anni in su (Gioco, sport e avventura) e riesce a organizzare il tempo libero di 60 - 70mila bambini, molti disabili. Fra i progetti della UISP anche alcuni dedicati ai bambini diversamente abili come il sitting volleyball (la pallavolo giocata da seduti si può praticare Ferrara anche dai normodotati) e Capitan Uncino, un progetto per diffondere la vela fra i bambini disabili.

Chiara Laganà

Fonte: Superabile Inail