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Disabili, convivenze e unioni civili: permessi e congedi dell’INPS

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Disabili, convivenze e unioni civili: permessi e congedi dell’INPS

Una circolare dell’INPS ha reso operativi i permessi e i congedi per i lavoratori che sono parte civile o che convivono con qualcuno che ha gravi disabilità. La circolare n°38 del 28 febbraio 2017 ha in sostanza ripreso la legge 76/2016 e la sentenza n°213 del 5 luglio dello stesso anno chiarendo le modalità di accesso ai permessi e congedi previsti dalle leggi 104/1992 e 151/2001.

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La 76/2016, la cosiddetta Legge Cirinnà, disciplina le unioni civili fra le persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto fra le persone dello stesso sesso e o di sesso diverso. La legge, inoltre, estende ai conviventi le caratteristiche legali dei coniugi. La sentenza n° 213 del 5 luglio 2016 ha dichiarato illegittimo l’articolo 33, comma 3 della legge 104/1992 che escludeva il convivente dalla possibilità di richiedere permessi e congedi per prendersi cura di partner con gravi disabilità. I due testi si riferiscono ai permessi lavorativi mensili (tre giorni) e, nel caso della Legge Cirinnà, si aggiunge anche il congedo retribuito fino a due anni.

Prendendo spunto dai due testi, l’INPS ha realizzato una circolare con una serie di indicazioni in, la n°38 del 27 febbraio 2017, che riguarda i dipendenti del settore privato. Al momento non esistono disposizioni simili per i dipendenti pubblici.

La circolare INPS, inoltre, ha preso atto del comma 20 della legge 76/2016: “Al solo fine di assicurare l'effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso”. Così possono essere concessi permessi e congedi straordinari al lavoratore dipendente che presta assistenza al coniuge.

La sentenza 213 della Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo l’articolo 33 della legge 104/1992 secondo il quale i beneficiari del congedo o dei permessi non potevano avere “un regime di convivenza” con l’assistito. La Corte ha stabilito che è “irragionevole” non inserire il convivente fra le persone che possono richiedere permessi e congedi. L’INPS ha poi incluso anche i conviventi o chi ha contratto un’unione civile. Quindi, i permessi lavorativi possono essere richiesti sia da chi ha contratto un’unione civile, sia da chi ha una convivenze di fatto, ma questi ultimi non possono richiedere un congedo retribuito. Può invece, farne richiesta chi ha un’unione civile.

I congedi retribuiti sono contenuti nel comma 5 dell’articolo 42 del decreto legislativo 151/2001. Nello stesso articolo si stabilisce anche un ordine di priorità, con la legge 76/2016 si stabilisce che il compagno con cui si ha un’unione civile è equiparato al coniuge.

Al primo posto nell’ordine di priorità c’è il coniuge o il convivente della persona disabile; il padre o la madre nel caso in cui il convivente sia deceduto, manchi o abbia patologie invalidanti; uno dei figli se il coniuge o la parte dell’unione civile ed entrambi i genitori siano assenti, deceduti o affetti da patologie; uno dei fratelli o delle sorelle del convivente nel caso in cui il coniuge o la parte dell’unione civile, entrambi i genitori siano assenti e/o uno dei figli siano deceduti o affetti da patologie; un parente o affine entro il terzo grado del convivente nel caso in cui convivente, parte civile, figli, fratelli siano deceduti, assenti o affetti da patologie gravi.

La circolare ha precisato però che solo il convivente o il coniuge possono usufruire del congedo straordinario e non anche un parente del disabile, perché non esiste un rapporto di affinità (ciò avviene perché l’articolo 78 del codice civile non viene richiamato dalla legge Cirinnà). Per richiederli si deve accertare la convivenza con l’assistito attraverso una dichiarazione anagrafica rilasciata dall’anagrafe del Comune di residenza (lo stato civile o l’anagrafe), presenti nei commi 36 e 37 della legge 76/2016.

Per la “parte di unione civile” si prendono in considerazione gli atti di unione civile registrati nell’archivio dello stato civile. L’Istituto Nazionale di Previdenza ha aggiornato la domanda dei permessi per l’assistenza dei familiari disabili in situazione di gravità (SR08) e la domanda di congedo straordinario per assistere coniuge o parte civile in situazione di gravità (SR64).

In entrambe le domande, il richiedente deve dichiarare la propria responsabilità ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica e lo stato di coniuge o parte civile come prevede il comma 36 della legge Cirinnà.

Chiara Laganà

Fonte: Ital Uil, INPS, Handy Lex