Il diritto all’accompagno deve essere garantito anche nel caso di patologia gravissima

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Il diritto all’accompagno deve essere garantito anche nel caso di patologia gravissima

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che l’indennità di accompagno deve essere garantita se la persona lo necessita anche in caso di gravissima patologia tale da prevedere che potrebbe sopraggiungere il decesso. 

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Gli invalidi civili al 100% con impossibilità a deambulare in maniera autonoma, o che non siano in grado di svolgere gli atti della vita quotidiana e necessitano quindi dell’assistenza continuativa di una persona, hanno diritto a un’indennità di accompagnamento, erogata indipendentemente dal reddito e dall’età. 

La Cassazione in questa sentenza ha sottolineato che “in tema di provvidenze per gli invalidi civili, la presenza di gravi patologie, tali non solo da rendere l’individuo inabile al 100% ma da fare ragionevolmente prevedere che la morte sopraggiunga proprio in dipendenza delle stesse, non esclude il diritto all’indennità di accompagnamento (di cui all’art. 1 della l. n. 18 del 1980 e all’art. 1 della l. n. 508 del 1988) finché l’evento letale sia “certus an” ma “incertus quando”, non apparendo razionale e rispondente alle finalità della legge negare la necessità di un’assistenza continua per il fatto che, entro un periodo di tempo imprecisato, sopraggiungerà la morte a causa delle patologie invalidanti. L’indennità può essere negata solo quando sia possibile formulare un giudizio prognostico di rapida sopravvenienza della morte, in ambito temporale ben ristretto, di modo tanto che la “continua assistenza” risulti finalizzata non già a consentire il compimento degli atti quotidiani (tra i quali l’alimentazione, la pulizia personale, la vestizione), bensì a fronteggiare un’emergenza terapeutica”. 

In altre parole, l’indennità di accompagnamento deve essere erogata indipendentemente dal reddito, dall’età e dalla patologia. 

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