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Demenza associata al consumo di alcool: nuove evidenze disponibili

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Demenza associata al consumo di alcool: nuove evidenze disponibili

Fra le alterazioni neuropsichiatriche che può indurre l’abuso di bevande alcooliche c’è una forma di demenza. Un gruppo di esperti australiani ha fatto il punto delle attuali conoscenze in questo campo, rivolgendo particolare attenzione agli strumenti diagnostici e agli approcci terapeutici disponibili. Una conclusione importante alla quale sono giunti è che l’astinenza dall’alcool è in grado in molto casi di indurre un recupero, almeno parziale, dei danni provocati dall’abuso.

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Gli autori hanno eseguito una revisione della letteratura su tutti gli aspetti delle più importanti patologie neurologiche indotte dall’alcool, dai meccanismi del danno, alla classificazione dei diversi quadri patologici, dall’epidemiologia alla clinica. In particolare hanno centrato la loro attenzione sulla demenza correlata all’acool (alcohol-related dementia: ARD) e sulla Sindrome di Wernicke-Korsakoff . I dati epidemiologici indicano che l’ADR colpisce soggetti molto più giovani di quelli soffrono di altre forme di demenza da altre cause e che si tratta più spesso di maschi, isolati da un punto di vista sociale. Le ricerche eseguite con tecniche per immagini, come la risonanza magnetica, hanno dimostrato che l’assunzione prolungata di eccessive quantità di alcool determina non soltanto alterazioni delle funzioni, ma anche danni alle strutture nervose, che in qualche caso diventano permanenti. Quanto queste lesioni siano provocate direttamente dall’alcool e dai derivati della sua elaborazione nell’organismo e quanto invece dipendano dalla carenza di tiamina, o vitamina B1, non è del tutto chiaro. Un altro aspetto che resta da definire è se l’alterazione di alcune funzioni del sistema nervoso, come quella cognitiva, vada attribuita solo ai danni provocati dall’alcool o anche ad altre abitudini di vita caratteristiche di chi abusa di bevande alcooliche. Inoltre, se le due patologie neuropsichiatriche da alcool sono l’ARD e la Sindrome di Wernicke-Korsakoff, oggi si tende ad usare la definizione più ampia di “danno cerebrale correlato all’alcool” che comprende, oltre ai quadri tipici di quelle patologie, altri segni, sintomi e lesioni.

Un processo molto utile applicato negli ultimi anni è stato quello di incrociare le evidenze raccolte con le indagini per immagini con le valutazioni della funzione cognitiva e questo ha permesso di rilevare che le aree del cervello più colpite dai danni sono la corteccia ed i strati ad essa sottostanti e che le carenze cognitive prevalenti sono a carico della memoria, delle funzioni visive e di quelle di elaborazione più complessa. Ma, dalle evidenze disponiblili, Ridley e colleghi traggono anche una conclusione positiva: sia i danni cerebrali che le funzioni alterate non sono tutti definitivi. Possono essere corretti, almeno in parte, grazie al’astinenza dall’acool.

Tommaso Sacco

Fonte: Alcohol-related dementia: an update of the evidence; Alzheimer's Research & Therapy 2013, 5:3