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Crazy For Football, il docufilm sulla nazionale italiana composta da pazienti psichiatrici, vince il David

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Crazy For Football, il docufilm sulla nazionale italiana composta da pazienti psichiatrici, vince il David

Crazy For Football, in sala dal 23 febbraio, racconta la storia della Nazionale italiana di calcetto composta da pazienti psichiatrici. Diretto da Volfango De Biasi, il documentario ruota intorno alle selezioni della squadra e al campionato mondiale di calcio a 5 per pazienti psichiatrici giocato in Giappone. Il film ha vinto il David di Donatello 2017 come miglior documentario.

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I prossimi mondiali si giocheranno nel 2018 e il regista, lo psichiatra Santo Rullo, l’allenatore Enrico Zanchini e il preparatore atletico Vincenzo Cantatore hanno lanciato un appello nel corso della presentazione del film alla stampa, per organizzare la prossima edizione della competizione in Italia. Crazy For Football è stato presentato a Roma dal regista e dallo staff della Nazionale insieme alla leggenda del calcio Gianni Rivera.

L’eroe di Italia-Germania 4-3 ha sottolineato come non ci sia alcuna differenza fra i calciatori normodotati e gli Azzurri di coach Zanchini: “La cosa bella del documentario è che l’allenatore li ha trattati come calciatori veri, li ha anche trattati male, e ha ottenuto i risultati sperati”.

L’allenatore Zanchini ha ribadito che le dinamiche sono identiche fra giocatori normodotati e gli atleti protagonisti di Crazy For Football, così come i problemi: “Ci sono stati con Antonio, uno degli atleti poi ritornato in squadra, per la scelta del capitano, ma sono gli stessi in tutte le squadre”.

Il regista, Volfango De Biasi, ha raccontato come ha avuto l’idea di girare Crazy For Football: “Dodici anni fa, ho girato uno spot per Santo Rullo e al convegno di Psichiatria dove l’avevamo presentato si è parlato di calcio e terapia e ho pensato che potesse essere il Full Monty italiano. È nato così Matti per il calcio, un documentario andato in onda su Rai 3 che è arrivato fino in Giappone, dove ancora esistono i manicomi, e ci hanno invitato a partecipare al Mondiale di calcio a 5 per pazienti psicologici”.

“Santo Rullo mi ha chiamato e abbiamo deciso di realizzare Crazy For Football: trovare i soldi in poco tempo, formare la nazionale in meno di due mesi. Così è nato il documentario, un grande grazie alla società civile”, ricorda il regista Volfango De Biasi.

I dodici ragazzi che compongono la nazionale (Antonio Barba, Stefano Bono, Ruben Carini, Ruggero Della Spina, Antonio Di Giovanni, Alessandro Faraoni, Osamuyimen Imarhiagbe, Christian Maoddi, Enrico Manzini, Sergio Medda, Livio Romano, Luis Alberto Sabbatini e Silvio Tolu) sono stati selezionati in tutta Italia in meno di due mesi. Tutti hanno registrato un miglioramento grazie all’attività fisica: “Le emozioni cambiano la vita, il trauma ci spaventa sempre, la paura c’è sempre, noi non siamo guariti, non dalla malattie mentale, ma dal male di vivere. I nostri ragazzi indossando la maglia azzurra hanno provato un’emozione che nessuno di noi ha mai provato: Rivera e Ruggero hanno qualcosa in comune, sono gli unici ad averlo vissuto”.

Ruggero, presente il giorno della presentazione ha approfittato dell’energia positiva “sprigionata” dalla maglia azzurra: “Ha approfittato dello scatto emotivo. Fino a due mesi fa, era un paziente della mia comunità terapeutica. A fargli fare lo scatto probabilmente non sono stati né i farmaci, né la terapia, ma quella tuta, ormai la sua seconda pelle, l’ha portarlo a uscire da una struttura sanitaria che non è molto diversa dai manicomi di 30 anni fa. Se qualcuno si chiude là dentro e la società civile non entra a stanarci e a dirci: c’è lo sport, il cinema, la cultura. Se non ci mescoliamo, le separazioni portano a dire: Bravi questi ragazzi! No, sono ragazzi che devono riscoprire le loro emozioni. E dobbiamo dare loro quest’opportunità”, ha proseguito lo psichiatra Santo Rullo.

Ad allenare i 12 azzurri, Enrico Zanchini, che ha trattato gli atleti come fossero “normali”: “Non pensavo di trovare ragazzi così. Solo uno di loro aveva giocato a calcio a 5. Abbiamo formato un gruppo, una squadra con una sua identità costruita con gioco, tecnica. La squadra è veramente la migliore del campionato, la finale con il Perù è stata la finale ideale”. Finita 4-3 sottolinea Rivera, anche Zanchini fa il suo appello per il Mondiale 2018: “È molto importante organizzarlo in Italia, abbiamo bisogno di strutture, giocatori, visibilità. Dopo un progetto del genere, possono anche nascere altre squadre. Lo sport li può aiutare a superare i loro problemi”, ha concluso Zanchini.

A preparare il fisico degli atleti, l’ex pugile Vincenzo Cantatore, da tempo impegnato nello sport per i disabili: “È stata un’esperienza importante, avevo iniziato a lavorare con persone disabili mentali a Rebibbia nel 2000, ho avuto la fortuna di conoscere Rullo e sono arrivato a Villa Letizia. Ho avuto la fortuna di scoprire un mondo, andando a Houston, anni fa, dove hanno usato lo sport per alternare o sostituire i farmaci in alcune terapie. Il lavoro che faccio è eliminare il 70 e l’80% dei farmaci, ci sono dei criteri studiati dall’Istituto sanitario americano. La base di quest’allenamento è simile alla boxe, e vengono liberate quantità di serotonina e dopamina superiori a quelle contenute in alcuni farmaci. L’attività fisica poi elimina alcuni problemi legati all’assunzione di medicinali”.

Anche se come sottolinea lo psichiatra Santo Rullo, i farmaci non vengono mai eliminati del tutto, l’effetto curativo dello sport è certo: “L’esercizio fisico nutre la mente, giocando a calcio, il nostro cervello produce dopamina e altre sostanze. Grazie agli allenamenti, abbiamo usato meno farmaci. Giocando si sono sentiti meglio, assumono farmaci che hanno effetti sul loro metabolismo, aumento di peso. Il 20% di disabili psichici ha un’aspettativa di vita minore rispetto agli altri”.

In questo può anche aiutare il neonato torneo di Lega Dilettanti - Quarta Categoria, presentato a gennaio in Senato, un modo di unire calcio e disabilità: “Questo permette di non far perdere calciatori professionisti, il calcio è stressante, la salute mentale è legata alla capacità di resilienza allo stress e lo sport, se non è portato agli eccessi, diventa un elemento importante”.

Qualche settimana fa sono state presentate delle statistiche relative al numero di giocatori di calcio in Italia, come ha sottolineato il dottor Rullo: “Michele Uva ha ricordato che ci sono 850mila tesserati FIGC sotto i 18 anni. Mi sono fatto un conto e ho detto: 850mila persone in età evolutiva, l’1% è schizofrenico, 8500 persone che lasceranno il calcio, il 25% hanno disturbi nello spettro emotivo-affettivo, sono tantissimi e si allontanerebbero dal calcio”. Perdendo tutti gli aspetti positivi legati al gioco, “le emozioni”, perse forse per sempre. “A queste persone quando usciranno dall’agonismo verrà data loro la possibilità di fare sport”, ha sottolineato Santo Rullo.

L’organizzazione del mondiale 2018 in Italia diventa l’ultimo tassello di un bellissimo puzzle: “Dal 2020 vorremmo farlo nelle stesse città e nello stesso periodo dei Mondiali, è lo stesso sport, lo stesso calcio. La stessa cosa tenta di fare il comitato paralimpico, c’è chi ha proposto di fare i due Giochi Paralimpici e Olimpici nello stesso periodo”.

Intanto, prima bisogna organizzare i mondiali casalinghi e per farli serve l’attenzione di media e sponsor. “C’è un comitato internazionale, abbiamo un’associazione nazionale che deve farsene carico, chiederemo alla Regione dove sarà fatto il Mondiale, alla FIGC e gli sponsor. Prima di andare in Giappone non l’abbiamo fatto perché volevamo che i 12 ragazzi vestissero le maglie della Nazionale, volevamo che fossero la Nazionale vera”.

Archiviato lo splendido mondiale giapponese, sono già iniziati i lavori per il prossimo mondiale, il sogno è di organizzarlo a Roma. Crazy For Football è anche un modo per far parlare della prossima rassegna continentale.

Crazy For Football resta un documentario in cui i 12 ragazzi e gli altri membri sono delle “persone vere, non sono attori, nessuno recita, è una parte di vita di persone che spesso vengono ignorate. È tutto vero, come le emozioni di questi ragazzi”, sottolinea Cantatore.

Considerata la giovane età di molti dei suoi protagonisti e il suo altissimo valore umano, civile ed educativo “Crazy for football”,  film riconosciuto di interesse culturale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione generale cinema e che ha il patrocinio della Federazione Italiana Giuoco Calcio, sarà disponibile anche per le scuole di tutta Italia dal 23 febbraio fino al termine dell’anno scolastico, con prenotazioni possibili sin d’ora.

I ragazzi saranno conquistati dai protagonisti che provano, come tantissimi di loro, una grande passione per il calcio. Li sentiranno vicini per le storie di vita narrate e avranno l’opportunità di interrogarsi su fragilità e sfide che spesso toccano anche la loro adolescenza, in una prospettiva di speranza, impegno, solidarietà, consapevolezza che vie di soluzione e guarigione possono essere trovate.

Chiara Laganà