Corpo a Corpo, il biopic di Veronica “Yoki” Plebani

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Corpo a Corpo, il biopic di Veronica “Yoki” Plebani

È al cinema in tour da giugno e nei prossimi mesi potrebbe arrivare online, parliamo del biopic Corpo a Corpo, la storia della paratleta di triathlon Veronica “Yoki” Plebani diretto da Maria Iovine.

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Veronica si racconta a Maria e viene raccontata attraverso un lungo viaggio, quello della malattia che l’ha colpita nel 2011 e le ha cambiato la vita. Nata a Gavardo nel 1996, a 15 anni una meningite fulminante le fa perdere le falangi delle dita delle mani e dei piedi, ma per Yoko, il suo secondo nome in giapponese, è l’inizio di una nuova vita.

La giovane paratleta non ha mai lasciato che fosse la malattia a definirla e dopo aver abbandonato la passione per la danza, nel 2014 partecipa alla sua prima edizione dei Giochi Paralimpici gareggiando nello snowboard.

Corpo a Corpo, distribuito da Luce Cinecittà e prodotto da L’Age d’Or,la segue nella sua lunga preparazione ai Giochi di Tokyo 2020 dove ha vinto un bronzo nel suo amato triathlon. La seguiamo nella lunga preparazione e non solo.

Dalla Lombardia, si sposta a Bologna dove studia e si sta per laureare con una tesi sui diritti delle atlete. Il suo corpo ritratto anche nelle copertine di importanti giornali femminili è un inno alla body positivity, all’accettazione di sé nonostante tutto. Quella raccontata in Corpo a Corpo è la storia di una donna senza limiti, è la storia della sua emancipazione, una femminilità che cresce e va contro ogni canone di bellezza ed etichetta, sia essa quella della disabilità o della diversità.

La prima ad affermarlo è proprio lei: “Negli ultimi anni alcuni movimenti hanno trasformato la narrazione femminile nello spazio pubblico: molti marchi e anche i media hanno mutato il loro racconto della bellezza, includendovi altri tipi di femminilità̀, ma la realtà̀ non sempre rispecchia questa grande voglia di cambiamento, e anzi nei fatti si fanno passi indietro. Dobbiamo combattere la volontà di normalizzare e standardizzare la bellezza, e cercare di includere invece le storie e le vite diverse dalle nostre, perché solo attraverso la diversità possiamo scoprire la bellezza”.

Yoko è un vero e proprio uragano in tutto quello che fa, non si ferma di fronte a niente, come sottolinea Maria Iovine nelle sue note di regia: “L’approccio alla vita è diventato il passo del film. Non ho le dita? Posso suonare comunque il piano. La mia pelle non è perfetta? Guardatemi! E guardatemi nuda! A un anno dalle Olimpiadi i medici mi dicono che non posso più correre? Nove anni fa mi avevano detto che non avrei mai più camminato, troverò un modo”.

Il suo racconto è quello di “una ragazza normale” che si allena, che fa cose che non dovrebbe, che si presenta a esami senza aver studiato. “Corpo a Corpo è il ritratto di un’atleta e di una giovane donna. Le cicatrici, le amputazioni, le protesi non sono un limite, ma l’estensione di una vita. Vedere un corpo come il suo che riesce ad allenarsi, a sopportare la fatica, a raggiungere giorno dopo giorno un obiettivo sempre più lontano è normale e allo stesso tempo strabiliante”.

Uno straordinario ritratto di normalità quello di Corpo a Corpo.

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