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Coronavirus, cosa il decreto Cura Italia prevede per i disabili

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Coronavirus, cosa il decreto Cura Italia prevede per i disabili

L’ultimo decreto per affrontare l’emergenza Coronavirus, il Cura Italia approvato il 16 marzo, contiene misure specifiche sulla disabilità. Nel decreto legge, si anticipano le tutele dei lavoratori disabili e dei permessi e congedi parentali, si chiudono i centri diurni e si mantiene l’assistenza domiciliare.

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Nel decreto Cura Italia, l’articolo 23 amplia i permessi lavorativi già previsti nella legge 104/1992 articolo 33 comma 3: ci saranno a disposizione dodici giorni in più retribuiti da usare nei mesi di marzo e aprile 2020. L’Inps, in una nota successiva al decreto, ha precisato che i giorni in più possono essere usufruiti solo dai "lavoratori che assistono un familiare con handicap grave".

L’articolo 25, invece, riguarda il congedo parentale e il prolungamento del congedo per disabilità. Il decreto legge del 16 marzo introduce un nuovo tipo di congedo. Uno dei due genitori, impiegati nel settore privato, con figli minori di 12 anni ottiene un’indennità del 50% della retribuzione e contributi previdenziali. Entrambi i genitori possono assentarsi fino a un massimo di quindici giorni ed esistono misure particolari per i genitori di figli con disabilità gravi. In sostanza, per loro non si applica il limite di età, ma la disabilità deve essere accertata dalla legge n° 104. Questo congedo riguarda solo i figli.

L’articolo 26 è sulla sorveglianza attiva dei lavoratori e riguarda anche i disabili. Come si legge nel decreto, il periodo in quarantena per i lavoratori è equiparato a un ricovero ospedaliero retribuito e non viene contato nel periodo di assenze per malattia oltre il quale si rischia di perdere il posto di lavoro. Fino a fine aprile, il ricovero ospedaliero è riconosciuto, quarantena o no, per tutti i lavoratori con disabilità nel settore pubblico e nel privato. I suddetti lavoratori devono essere in possesso della certificazione che determini che sono soggetti a rischio perché immunodepressi, o devono sottoporsi a terapie salvavita, oppure la loro disabilità.

Nel Cura Italia ci sono altri articoli che riguardano le persone con disabilità. Il 39 è dedicato allo smart working o cosiddetto lavoro agile. Fino al 30 aprile, i lavori dipendenti disabili che rientrano nell’articolo 3, comma 3 della legge n° 104 o i lavoratori che hanno nel loro nucleo familiare delle persone disabili hanno diritto a svolgere l’attività lavorativa con la modalità di smart working. Chi lavora nel settore privato ed è affetto da gravi patologie può svolgere la propria attività lavorativa in modalità agile.

Chiudono le strutture diurne, come previsto dall’articolo 47 del Cura Italia. Per prevenire la diffusione del Coronavirus sono chiusi in tutt’Italia i “Centri semiresidenziali, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario per persone con disabilità”. L’attività di tutti questi centri viene sospesa fino al ritorno della normalità. Le ASL possono attivare, d’accordo con gli enti, degli interventi ad hoc per le persone disabili che abbiano bisogno di un sostegno sanitario se nelle strutture si riescono a rispettare le misure di contenimento del virus Covid-19. Nessun problema poi per chi sarà assente se le strutture restano aperte.

Il secondo comma dell’articolo 47 riguarda, invece, l’assenza dal posto di lavoro da parte di un genitore convivente con un figlio con disabilità: se comunicata in tempo e motivata con l’impossibilità di accudire la persona con disabilità a seguito della chiusura dei centri diurni, non è una giusta causa di licenziamento.

L’articolo 48 è dedicato alle prestazioni individuali domiciliari. Vista la sospensione dei centri diurni e socio assistenziali, tenendo conto della situazione di emergenza per la Protezione civile, le pubbliche amministrazioni “forniscono” prestazioni individuali e domiciliari, o a distanza senza però creare aggregazione, usando gli stessi operatori e fondi destinati a queste finalità.

Nel secondo comma si legge la sospensione dei servizi educativi, scolastici e socio-sanitari, e si stabilisce che sono le pubbliche amministrazioni ad autorizzare il pagamento di questi gestori. Le prestazioni sono convertite in un’altra forma e saranno retribuite “con quota parte dell’importo dovuto per l’erogazione del servizio secondo le modalità attuate precedentemente alla sospensione e subordinatamente alla verifica dell’effettivo svolgimento dei servizi”.

A questa si aggiungerà un’altra quota che darà ai soggetti che si occuperanno del servizio “una corresponsione complessiva di entità pari all’importo già previsto, al netto delle eventuali minori entrate connesse alla diversa modalità di effettuazione del servizio stesso”. Questa seconda quota sarà rilasciata dopo un’opportuna verifica dell’effettivo mantenimento “ad esclusiva cura degli affidatari di tali attività, delle strutture attualmente interdette, tramite il personale a ciò preposto” sempre contenendo la diffusione del virus.

Come recita il comma 3, i pagamenti portano “la cessazione dei trattamenti del fondo di integrazione salariale e di cassa integrazione in deroga” se è sospesa la sospensione dei servizi educativi per l'infanzia come prevede l'articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65 e dei servizi degli educatori nella scuola primaria o di servizi socio sanitari e assistenziali resi mettendo in atto il decreto legge 23 febbraio 2020.

Bisogna, poi, leggere l’articolo 120 per trovare nel Cura Italia un’altra disposizione dedicata parzialmente alle persone con disabilità e nello specifico le piattaforme per la didattica a distanza da usare per i numerosi studenti disabili delle scuole italiane.

Saranno stanziati: 10 milioni nel 2020 per consentire alle istituzioni scolastiche di dotarsi di piattaforme e strumenti digitali utili, 70 milioni per gli studenti meno abbienti per dotarsi di dispositivi digitali individuali per poter continuare a studiare accedendo alle suddette piattaforme, cinque milioni per formare il personale docente. Per permettere nell’anno scolastico 2019/2020 l’uso di piattaforme per l’istruzione digitale a distanza, le istituzioni scolastiche possono assumere fino a 1000 assistenti tecnici sino al termine delle attività didattiche.

Le istituzioni scolastiche, inoltre come si legge nel comma 5, distribuiranno le risorse per reddito nella relativa regione e del numero di studenti. Vista l’emergenza sanitaria, il Ministro dell’istruzione è autorizzato ad anticipare le somme assegnate in attuazione del presente articolo, sempre tenendo presente i controlli dei revisori dei conti. Le somme ammontano a 85 milioni per l’anno 2020 di euro riguardo i primi tre commi e a 9,30 milioni di euro riguardo al comma 4.

Chiara Laganà

Fonti