Consiglio di Stato: il nuovo Pei è valido

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Consiglio di Stato: il nuovo Pei è valido

Il nuovo Piano Educativo Personalizzato (PEI) introdotto da un decreto interministeriale nel 2020 ma bocciato dal Tar del Lazio il 14 settembre 2021, è stato riabilitato dal Consiglio di Stato che con la sentenza del 26 Aprile ha accolto il ricorso del Ministero dell’Istruzione.

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Che cos’è il Piano Educativo Individualizzato (PEI)?

Il PEI viene redatto all’inizio di ciascun anno scolastico ed è soggetto poi a verifica, dalla scuola e dai Servizi (Equipe Psico-Sociosanitaria) con la collaborazione della Famiglia. Contiene:

  • finalità e obiettivi didattici e in particolare gli obiettivi educativi, di socializzazione, gli obiettivi di apprendimento riferiti alle diverse aree, perseguibili nell’anno anche in relazione alla programmazione di classe;
  • gli itinerari di lavoro (le attività specifiche);
  • i metodi, i materiali, i sussidi e le tecnologie con cui organizzare la proposta, compresa l’organizzazione delle risorse (orari e organizzazione delle attività);
  • i criteri e i metodi di valutazione;
  • le forme di integrazione tra scuola ed extra-scuola.

Che cosa sono i GLHI e i GLHO

In ogni istituzione scolastica è previsto un GLHI, Gruppo di Lavoro per l’Handicap di Istituto. È un gruppo aperto a tutte le parti che hanno competenze su questo tema: scuola, genitori, ASL, Enti Locali e, possibilmente, anche rappresentanti della realtà associativa del territorio. Nelle scuole superiori è importante la presenza anche degli studenti, in tutte, quella del personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti.

La partecipazione al GLHI non deve essere limitata solo a coloro che sono direttamente coinvolti, dunque non solo insegnanti di sostegno, non solo genitori di alunni con disabilità, non solo alunni disabili. Ha il compito di collaborare con il Dirigente Scolastico per migliorare la qualità dell’integrazione formulando proposte di tipo organizzativo e educativo.

L’espressione GLHO, Gruppo di Lavoro sull’Handicap Operativo, è riferita invece a ogni singolo alunno e indica l’insieme dei soggetti chiamati a definire il Profilo Dinamico Funzionale e il Piano Educativo Individualizzato, ossia tutti gli insegnanti, curricolari e di sostegno, e gli operatori dell’Azienda Sanitaria, con la collaborazione dei genitori.

Perché era stato bocciato?

Il Tar del Lazio nel settembre 2021 aveva bocciato il nuovo Pei con le seguenti motivazioni:

  1. Il decreto impugnato violerebbe le norme di legge previste per l’adozione degli atti di normazione secondaria;
  2. Le disposizioni contenute nel decreto sarebbero prive di supporto normativo primario;
  3. La composizione del GLO come configurata nel decreto sarebbe illegittima;
  4. Le norme sulla partecipazione dei genitori al GLO e sulla responsabilità erariale del GLO violerebbero specifiche norme primarie ed i principi in materia di inclusione, diritto allo studio, procedimento amministrativo, responsabilità erariale, nonché gli artt. 2, 3, 34 e 97 Cost.;
  5. Gli atti impugnati sarebbero stati adottati in assenza delle linee guida ministeriali relative a criteri sulla certificazione di disabilità in età evolutiva e sul profilo di funzionamento;
  6. La previsione di “esonero” da alcune prove di esame sarebbe discriminante ed illegittima perché in contrasto con norme primarie;
  7. La nuova previsione delle modalità di assegnazione delle ore di sostegno violerebbe norme primarie e sarebbe carente d’istruttoria e di motivazione, irragionevole, contraddittoria in sé e rispetto alle “linee guida” già adottate dal MIUR in data 4.8.2009;
  8. La previsione della riduzione d’orario sarebbe in contrasto con le norme primarie, e, in particolare, con il diritto/obbligo di frequentare per tutto l’orario scolastico.

La sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar del Lazio su una base semplicemente di forma. “Il decreto impugnato, infatti, disciplina l’assegnazione delle misure di sostegno ed il modello di PEI da adottare da parte delle istituzioni scolastiche. Si tratta di aspetti evidentemente attuativi, di natura tecnica, che chiariscono i criteri di composizione e il modo di operare dei gruppi di lavoro l’inclusione e che mirano ad uniformare a livello nazionale le modalità di redazione dei P.E.I.”.

La sentenza continua. “Per riconoscere la diretta impugnabilità dell’atto è dirimente la sussistenza di una lesione concreta ed attuale della situazione soggettiva dell’interessato che determini, a sua volta, la sussistenza di un interesse attuale all’impugnazione, altrimenti l’impugnativa dell’atto finirebbe per trasmodare in un controllo oggettivo sulla legittimità dell’atto generale, in contrasto con gli enunciati principi sulla natura personale, concreta e attuale dell’interesse per cui l’ordinamento accorda tutela.

In altre parole, il nuovo Pei, che viene determinato da un decreto interministeriale che è solamente una lista di cose da attuare per implementarlo, dunque puramente tecnico, va prima attuato e solo dopo, portando dei casi specifici, va verificato se viola delle norme.

La reazione della FISH

“Il nostro auspicio oggi è che con questo pronunciamento si metta finalmente la parola fine ai provvedimenti di tipo emergenziale, cominciando a ragionare seriamente di didattica inclusiva per gli alunni e le alunne con disabilità”. Commenta così Vincenzo Falabella, il presidente di FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. “La sentenza del Consiglio di Stato rappresenta una vera e propria lezione di diritto sulla natura regolamentare degli atti amministrativi”, continua Falabella. “Siamo sempre stati convinti della bontà dei nuovi Pei che avevano coinvolto i docenti, le famiglie, il personale sanitario, introducendo per la prima volta all’interno del mondo scolastico la prospettiva bio-psico-sociale e un nuovo concetto di ambiente di apprendimento che cambia la prospettiva e l’approccio alla stessa inclusione scolastica». E poi aggiunge: «dispiace, però, che si è perso un anno di tempo lungo la strada dell’inclusione scolastica e che a pagarne ancora una volta il prezzo siano stati i nostri ragazzi e ragazze, gli studenti e studentesse con disabilità. Questo lo vorrei ricordare anche alle associazioni che hanno promosso il ricorso e che, interpellata durante l’iter di formazione del decreto, non avevano mai avuto nulla da eccepire”.

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