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Un comune non può ignorare richieste per progetti individuali

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Un comune non può ignorare richieste per progetti individuali

Un Comune, in seguito ad una richiesta di una persona disabile o di un suo familiare di predisporre un progetto individuale ai sensi dell’articolo 14 della Legge 328/00, non può ignorarla e far finta di niente altrimenti commette reato. Questo è quanto ha stabilito il Tar di Catania con la sentenza n. 559/2019

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Che cos’è l’articolo 14 della Legge 328/00?

Con la Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale il 13 novembre del 2000, lo stato “assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione”.

Per interventi “si intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia” e questi sono di competenza di enti locali, regioni e lo Stato in generale “secondo i principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell'amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare degli enti locali”.

Le persone che possono usufruire di questi interventi sono i “soggetti in condizioni di povertà o con limitato reddito o con incapacità totale o parziale di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine fisico e psichico, con difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro, nonché i soggetti sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria che rendono necessari interventi assistenziali, accedono prioritariamente ai servizi e alle prestazioni erogati dal sistema integrato di interventi e servizi sociali”.

L’articolo 14 parla specificatamente dei progetti individuali per le persone disabili. “Per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nell'ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell'istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i comuni, d'intesa con le aziende unità sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell'interessato, un progetto individuale. Nell'ambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19, il progetto individuale comprende, oltre alla valutazione diagnostico-funzionale, le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale, i servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e all'integrazione sociale, nonché le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale. Nel progetto individuale sono definiti le potenzialità e gli eventuali sostegni per il nucleo familiare”.

I progetti individuali sono presenti anche nella Legge Dopo di Noi che individua proprio in questo strumento il punto di partenza delle Legge. Purtroppo, secondo l’Anffas, l’Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, solo in quattro regioni – Lombardia, Marche, Molise e Toscana – il progetto individuale è stato redatto ed è partito.

La sentenza

Tornando alla sentenza, si era rivolto al Tar di Catania un signore della provincia di Enna che, malgrado una precedente sentenza che aveva consacrato il diritto di sua figlia con disabilità grave di avere un suo progetto di vita, ha continuato a non ricevere segnali dal Comune a fronte della sua richiesta di un progetto. Il Tar gli ha dato ragione ed in più ha fatto scattare una segnalazione alla Procura della Repubblica del funzionario pubblico che ha continuato ad ignorare la richiesta di progetto di vita per rifiuto di atti d’ufficio, una violazione del codice penale.

“Ogni giorno sempre più assistiamo a situazioni di tal genere, che dobbiamo contrastare come Associazione, genitori e familiari, ricorrendo alla Magistratura per difendere i diritti delle nostre persone con disabilità”, si è lamentato Roberto Speziale, Presidente Nazionale Anffas Onlus, “ma è giusto che i diritti delle persone con disabilità debbano essere resi esigibili solo dai tribunali? Certamente ringraziamo la magistratura che, ancora una volta, ha non solo fatto prevalere il diritto, ma ha anche dimostrato attenzione e sensibilità, però non possiamo non avere chiaro che tutto questo denuncia una “patologia del sistema” ed una incapacità, se non una mancata volontà della politica e della burocrazia, a far sì che i diritti delle persone con disabilità non siano più “gentili concessioni”.

Simon Basten

Fonti: Anffas, Vita, Parlamento (1), Parlamento (2), Invalidi Disabili