Le parole giuste per dirlo, un approccio corretto per scrivere di sordità

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Le parole giuste per dirlo, un approccio corretto per scrivere di sordità

Scrivere e parlare di sordità con il giusto approccio. È stato questo l’oggetto del corso d’aggiornamento per giornalisti: “Le parole per dirlo. Il ruolo dei media nella rappresentazione della disabilità, in particolare di quella uditiva” organizzato dalla FIADDA, Associazione per i Diritti delle Persone Sorde e Famiglia, dell’Emilia-Romagna.

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A introdurre il corso Fabrizio Donato, rappresentante del coordinamento FIADDA Emilia Romagna. Ha presentato le numerose iniziative dell’associazione che si occupa da sempre dei diritti delle persone sorde e delle loro famiglie, l’incontro con il professore Alessandro Martini audiologo e chirurgo a Ferrara e l’importante legge 9 del 2019 che finalmente cancella il termine “sordomuto” per sempre dai dizionari e lo sostituisce con il più corretto: sordo. Si è parlato anche dell’importanza della sottotitolazione dei prodotti audiovisivi rispetto alla LIS ritenuta meno inclusiva.

Il professore Alessandro Martini ha analizzato le malattie che colpiscono l’udito e possono causare la sordità. Al professore ordinario di Audiologia e Foniatria dell’Università il compito di fare un excursus storico sulla sordità o meglio sulle sordità. I primi studi risalgono agli Egizi, sul papiro di Ebers viene riportata una possibile causa della sordità, anche le prime testimonianze di mettere la “mano a coppa” per sentire meglio risalgono questo periodo, e iniziano a diffondersi cornette artificiali e conchiglie a mano per permettere un udito migliore.

Martini, poi, ha analizzato il fenomeno della sordità partendo dai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel corso dell’Assemblea Generale del 2017, quando è stata delineata la situazione mondiale in merito alla sordità: sono 360 milioni e rappresentano il 5 per cento di cui 32 milioni sono bambini, mentre 180 hanno un’età superiore ai 65 anni.

La risoluzione dell’OMS impegna i governi a realizzare un documento e delle misure ad hoc. Nel testo, inoltre, si individuano le cause principali dietro le sordità: malattie infettive, l’assunzione di farmaci ototossicci, l’esposizione lavorativa e ricreativa ai rumori. Questa forma di disabilità è intimamente legata alla comunicazione, ma come viene percepito il linguaggio dal cervello?

Come ha sottolineato il professor Martini: “Il linguaggio orale si sviluppa solo se è presente una funzione uditiva normale” Inoltre, una volta ascoltato il fonema acustico, “lo scopo del sistema auditivo è strutturato per processare informazione temporale, mentre quello visivo riguarda prevalentemente la spaziale”.

Martini ha poi spiegato come funziona l’udito umano sottolineando che “le vie uditive sono molto complesse e che le informazioni si incrociano varie volte, le frequenze basse e alte sono divise nella coclea”. Gli apparecchi cocleari hanno 24 canali e riescono riprodurre suoni, ma la capacità auditiva va stimolata da subito.

Sono circa 600mila i pazienti con impianti cocleari al mondo. Sono realizzati con una parte esterna attaccata a una calamita con un elettrodo della lunghezza di 26-28 millimetri: “Si possono inserire con un intervento chirurgico della durata di un’ora, oggi sono connessi a Wi-Fi, si possono usare anche facilmente in ambiente scolastico”, spiega il professore Martini.

L’esperto di Audiologia e Foniatria ha sottolineato l’enorme importanza degli screening neonatali: “Lo screening auditivo si fa nei primi giorni di vita, con uno – due minuti si può stabilire se ci saranno problemi di udito. I test successivi sono l’ABR – Auditory”.

Lucia Brasini, architetto esperto di accessibilità e fruibilità, ha approfondito il tema degli stereotipi che circondano il mondo della sordità. Innanzitutto si tratta di una disabilità che non si riconosce: “Non riconosciamo le persone sorde e non riusciamo neanche a capire i loro bisogni, non capiamo le barriere comunicative: È una disabilità invisibile, per questo è ancora più difficile raccontarla e descriverla”.

È opportuno, inoltre, parlare di sordità al plurale e non al singolare, come ha spiegato Brasini: “È un termine ombrello e comprende persone diverse, persone con differenti perdite uditive lievi, gravi e profonde. Ci sono anche differenze d’età di insorgenza del disturbo: in età preverbale, post verbale o adulta. La perdita dell’udito avviene entro i 3 anni di vita, per questo è necessario intervenire subito”.

Il bambino sordo nel 95 per cento dei casi nasce da genitore udente e spesso queste persone finiscono per comunicare tramite la LIS, ma il linguaggio dei segni è più noto “agli udenti che ai sordi”. Imparare a parlare, invece, passa per l’intervento della logopedia, mentre protesi e l’impianto cocleare sono stati per molte persone sorde una vera rivoluzione. Le tecnologie hanno rivoluzionato le relazioni interpersonali dei sordi e non solo, oggi le persone con sordità vogliono partecipare alla vita culturale, sociale e lavorativa del Paese e vogliono scrollarsi di dosso una volta per tutte gli stereotipi di cui sono vittima.

“Noto spesso un’estremizzazione delle disabilità – spiega Brasini – esistono i super sordi e si rappresenta la realtà delle persone sorde come persone eccezionali o commiserandole dandogli del ‘poverino’. Un altro stereotipo, poi, è quello di non considerare più sordo chi ha un impianto cocleare”. E c’è poi un numero considerevole di persone che continua a usare un termine che non dovrebbe esistere: sordomuto, eliminato dalla legge n° 95 del 20 febbraio 1996: “Non esiste questo termine in medicina, il mutismo era una conseguenza diretta della mancata esposizione ai suoni di chi non sente”.

Nicola Rabbi e Valeria Alpi, invece, hanno parlato nel più specifico di come scrivere di sordità. Alpi del Centro Documentazione Handicap/Accaparlante di Bologna ha studiato una serie di articoli analizzando termini e idee che non dovrebbero più far parte della stampa quando si scrive di sordità.

In generale si dovrebbe evitare di parlare di disabile come “super eroe”, come “vittima” o usarli come “inspirational porn”. Infine vanno aboliti tutti i pietismi e nessuna persona è definita dalla propria disabilità. Non va dimenticato, inoltre, che le persone sorde spesso preferiscono la sottotitolazione alla LIS.

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