L’accompagno può essere revocato solo se c’è un miglioramento della salute

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L’accompagno può essere revocato solo se c’è un miglioramento della salute

L’indennità di accompagno può essere revocata solo nel caso di un miglioramento nelle condizioni di salute. Lo ha deciso la Corte di Cassazione in una recente sentenza. 

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Il caso è di una donna siciliana a cui era stato riconosciuto il diritto alla pensione di inabilità nel novembre del 2005 e all’indennità di accompagno nell’aprile del 2006. L’Inps, a seguito di una visita di revisione alla fine del 2011, aveva revocato l’accompagno a partire dal primo gennaio 2012. La donna aveva fatto ricorso e la Corte d’Appello le aveva riconosciuto un progressivo aggravamento ma ha sentenziato che l’indennità le andava riconosciuta a partire dal 1° gennaio 2016 e non dalla revoca. Sbagliando, perché l’indennità doveva ripartire dal momento in cui era stata interrotta la sua erogazione.

Nella sentenza la Cassazione ha puntualizzato che “questa Corte ha ripetutamente affermato che nell’ipotesi in cui il diritto (alla pensione o) all’assegno di invalidità sia stato riconosciuto con sentenza passata in giudicato ed il trattamento previdenziale sia stato poi soppresso dall’INPS, la sentenza che accerta il diritto all’assegno ordinario assume efficacia vincolante per non potere la situazione accertata essere messa più in discussione ove permangano immutati gli elementi di fatto e di diritto preesistenti. Ne consegue che allorquando si discuta intorno alla legittimità della revoca dell’assegno disposta dall’INPS deve raffrontarsi la situazione esistente all’epoca del precedente accertamento giudiziale con quella ricorrente al momento della revoca stessa, per verificare se effettivamente vi sia stato un miglioramento nello stato di salute dell’assicurato o comunque un recupero di guadagno del medesimo, derivante da un proficuo e non usurante riadattamento lavorativo in attività confacenti alle sue personali attitudini”. 

La Corte, nell’accogliere il ricorso, ha anche sottolineato che “non solo non è positivamente accertato un miglioramento delle condizioni patologiche atto a giustificare l’avvenuta revoca della prestazione ma, al contrario, si dà conto di un progressivo aggravamento delle patologie”. 

In altre parole, per revocare l’indennità di accompagnamento, l’Inps deve dimostrare un miglioramento nelle condizioni di salute di chi lo percepisce.

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