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L'inclusione scolastica

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L'inclusione scolastica

Infine, un elemento che occupa un posto centrale nel panorama delle politiche e delle misure di inclusione sociale delle persone con disabilità  è rappresentato dall'inclusione scolastica. A questo proposito è indispensabile ribadire come quella italiana rappresenti una esperienza di assoluta eccellenza nel panorama europeo: a partire dall'inizio degli anni '70 un numero crescente di famiglie di bambini e ragazzi con disabilità  (fino ad allora oggetto di educazione differenziata) ha iscritto i propri figli nelle scuole normali, e anche grazie ad una pronta azione del Legislatore che ha stabilito prima la legittimità  e poi l'obbligatorietà  (con le Leggi 118 del 1971, 517 del 1977 e infine con la già  citata 104/92 e la 62 del 2000) dell'inclusione scolastica, oggi le scuole speciali rimangono una fattispecie assolutamente residuale, se non irrilevante, nei percorsi educativi dei bambini e ragazzi con disabilità .

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Naturalmente questo non significa che il processo di inclusione scolastica non presenti anche nel nostro Paese problemi e difficoltà  importanti, anzi, proprio perché si tratta di una conquista che pone l'Italia realmente all'avanguardia nel panorama europeo è necessario valorizzarne la portata e rilanciarne gli obbiettivi e i principi ispiratori.

L'inclusione totale degli alunni con disabilità  rappresenta infatti l'obbiettivo verso il quale tendono le agende politiche di tutti i Paesi europei indagati nell'ambito degli studi di caso (con la parziale eccezione della Germania), che si trovano però tutti allo stato attuale ad avere un sistema scolastico che prevede, con vari livelli, anche l'esclusione degli alunni con disabilità  dalle scuole "normali" e la loro collocazione in istituzioni educative specifiche o, se all'interno delle scuole ordinarie, in sezioni differenziate.

Di fatto, tra i Paesi indagati, è di nuovo nel Regno Unito che il percorso di integrazione degli alunni con disabilità  all'interno della scuola ordinaria risulta particolarmente avanzato, specie se si considera che sul totale degli alunni delle scuole primarie e secondarie è pari complessivamente al 20,6% la quota relativa a quanti hanno ricevuto una valutazione di bisogno educativo speciale (contro il 2,8% ed il 3,4% rilevati dall'Istat nel 2010-2011 rispettivamente per la scuola primaria e la secondaria di primo grado), e per i quali è stato attivato un percorso di sostegno, a testimonianza di una sensibilità  nell'intercettare il bisogno, e di una disponibilità  a dedicare risorse agli alunni disabili particolarmente ampia, seppure in uno scenario nel quale permane la possibilità  (è il caso del 6,2% degli alunni con disabilità ) della esclusione dalla scuola ordinaria.

D'altro canto, se è vero che l'esperienza italiana rappresenta un'eccellenza, va anche sottolineato il fatto che le risorse dedicate alle attività  di sostegno e di integrazione degli alunni con disabilità  nella scuola appaiono spesso inadeguate: secondo la recente indagine dell'Istat, relativa all'anno scolastico 2010-2011 e dedicata specificamente al tema dell'integrazione scolastica degli alunni con disabilità  nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, circa il 10% delle famiglie degli alunni con disabilità  ha presentato un ricorso al Tribunale civile o al Tribunale Amministrativo Regionale per ottenere un aumento delle ore di sostegno. Si tratta con ogni probabilità  della punta di un iceberg, per cui l'insoddisfazione per gli strumenti di sostegno e integrazione adottati nella scuola rappresenta una realtà  ancora più diffusa.

Tav. 1 - Livello di inclusione scolastica degli alunni con disabilità  (quota % di alunni con disabilità  inclusi nella scuola ordinaria e in classi e sezioni ordinarie sul totale degli alunni con disabilità )

inclusione scolastica disabilità

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