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L'incertezza definitoria. Chi è disabile?

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L'incertezza definitoria. Chi è disabile?

Il concetto di disabilità  ha conosciuto negli ultimi 30 anni una importantissima evoluzione, rispetto alla quale ha giocato un ruolo fondamentale l'opera di costruzione e diffusione di cultura portata avanti dalle associazioni di pazienti e di persone con disabilità .

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La concezione strettamente medica, e incentrata sulle menomazioni sofferte dagli individui che ha caratterizzato l'approccio alla disabilità  fino agli anni '70 si è evoluta negli anni recenti verso una idea molto più articolata, dinamica e relazionale. Oggi la disabilità  viene diffusamente intesa come il combinato disposto dalle condizioni dell'individuo e degli ostacoli che questi incontra nel suo contesto di vita. Evidentemente questo approccio non si fonda solo sulle le caratteristiche dell'individuo e sulle sue limitazioni, ma chiama in causa l'intera società  e gli ostacoli che nel suo strutturarsi ed organizzarsi pone alle persone.

Si tratta di una evoluzione concettuale sancita dalle definizioni e dalle risoluzioni adottate a livello internazionale dall'Organizzazione Mondiale della Sanità  (l'ICF del 2001) e dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità  del 2006), il cui recepimento e la cui ratifica costituiscono un terreno di confronto comune per i molti Paesi (tra cui tutti quelli inclusi nello studio) che vi hanno proceduto.

L'Italia ha recepito e ratificato sia la Classificazione Internazionale di funzionamento, disabilità  e salute (ICF) che la Convenzione ONU (nel 2009), tuttavia a livello operativo le concezioni di disabilità  che vengono generalmente utilizzate sono tendenzialmente più riduttive.

Anzitutto dal punto di vista statistico l'Italia mostra, rispetto agli altri Paesi considerati, un certo ritardo nella operazionalizzazione di una definizione più complessa e dinamica di disabilità , e gli unici dati ufficiali disponibili sono quelli raccolti dall'Istat in occasione della Indagine Multiscopo su Condizioni di Salute e ricorso ai servizi sanitari del 2004-2005, nell'ambito della quale la definizione di disabilità  adottata è strettamente collegata alla classificazione OMS del 1980 (ICIDH), fortemente imperniata sulla menomazione e sull'approccio medico.

In altri Paesi, quali Spagna e Francia, nelle rilevazioni statistiche più recenti sono stati utilizzati strumenti ispirati alla ICF, soprattutto per quanto riguarda l'approccio multidimensionale, progettati cioè per tenere nella debita considerazione le limitazioni effettivamente sperimentate alla partecipazione sociale e gli ostacoli incontrati nella vita quotidiana.

Sia in Germania che nel Regno Unito i criteri adottati a livello statistico sono invece legati alla legislazione vigente, per cui la definizione di disabilità  utilizzata nella strutturazione degli strumenti di rilevazione è legata alle definizioni promosse a livello normativo.

In realtà , al di là  della fonte normativa o scientifica delle definizioni, le modalità  con le quali le persone con disabilità  vengono "contate" in termini statistici evidenzia differenze interessanti in termini di approccio alla questione, anche a livello politico e culturale, per cui in Italia la definizione adottata risulta essere particolarmente restrittiva, e finisce di fatto per includere una quota di popolazione di dimensioni comparabili al segmento del corpo sociale che ha accesso alle misure di assistenza e supporto alla disabilità . Un approccio simile si rileva anche in Francia, anche se accanto alla quota di popolazione che ha una certificazione amministrativa di disabilità , ne viene proposta un'altra (decisamente più consistente) che definisce in modo più ampio la fenomenologia sociale della disabilità .

Seppure con approcci differenti, però, le indagini statistiche realizzate nei Paesi indagati (tutte in anni relativamente recenti) evidenziano un approccio marcatamente più sociale, e generalmente finalizzato all'individuazione di una componente della cittadinanza che esprime un bisogno di migliore integrazione e promozione sociale, più che una necessità  di assistenza.

 

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