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Considerazioni di sintesi

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Considerazioni di sintesi

Il concetto di disabilità  ha conosciuto negli ultimi 30 anni una evoluzione importante, sancita anche dagli atti della Organizzazione Mondiale della Salute, per cui l'approccio fondamentalmente medico e incentrato sulla menomazione (formalizzato dalla ICDIH del 1980) è stato sostituito da una concezione molto più articolata, e complessivamente ampia, di disabilità , laddove questa viene definita come una complessa e dinamica interazione tra le condizioni dell'individuo e l'ambiente che lo circonda.

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Questa evoluzione concettuale allarga, almeno in via teorica, la platea delle persone con disabilità  andando a sollecitare l'emersione di un bisogno di integrazione e promozione sociale altrimenti nascosto.

In questo scenario il sistema delle politiche e delle misure disponibili in Italia mostra, accanto ad alcune best practice legate a scelte coraggiose compiute in anni passati, ampie zone d'ombra, nelle quali una quota importante di bisogno sembra rimanere priva di risposte.

Anzitutto va osservato il fatto che, in gran parte a causa dell'assetto devoluto della materia, è pressoché impossibile realizzare una analisi puntuale dei servizi disponibili sul territorio, sulla loro effettiva modalità  di erogazione e sulla reale capacità  del sistema di rispondere ai bisogni di questa componente del corpo sociale.

E per quanto sia indubbio che, anche in questo caso grazie alla devoluzione delle competenze sociali e sanitarie, siano cresciute in alcuni territori esperienze di eccellenza, nel complesso la cifra più caratteristica del sistema italiano sembra essere proprio la diseguaglianza profonda tra territorio e territorio in termini di capacità  di copertura e di risposta al bisogno, ed una generale e cronica carenza di servizi assistenziali in natura, laddove la ristrettezza delle risorse finanziarie pubbliche dedicate a questa componente del sistema di protezione sociale rappresenta un elemento trasversale.

Sotto il profilo metodologico si è proceduto dunque da un lato ad una istruttoria e ad una analisi dei dati di fonte istituzionale disponibili in Italia, e dall'altro alla realizzazione di una rilevazione mirata alle ASL, per mezzo della quale sono state raccolte informazioni quali-quantitative sulla presenza dei servizi riabilitativi e socio-sanitari specifici per le persone con disabilità .

Le profonde differenze organizzative esistenti a livello territoriale, legate al dettato costituzionale del Titolo V, hanno reso estremamente difficile la raccolta di dati omogenei e confrontabili, ma nel complesso dall'indagine sono emersi livelli ancora problematici di integrazione socio-sanitaria e capacità  ridotte di intercettare e rispondere puntualmente ai bisogni della popolazione con disabilità . La ristrettezza delle risorse dedicate ai servizi, specie a quelli socio assistenziali, rappresenta per altro una questione estremamente diffusa e frequentemente segnalata.

Inoltre, con l'obbiettivo di realizzare un confronto europeo, tra il 2011 ed il 2012 il gruppo di ricerca di Fondazione Cesare Serono e Censis ha realizzato 4 studi di caso internazionali, in Spagna, Inghilterra, Francia e Germania con l'obbiettivo di operare un confronto tra l'Italia e questi Paesi che consentisse di mettere in luce e di approfondire non solo i dati statistici, ma anche e soprattutto le logiche e le strategie adottate nei principali Paesi europei per promuovere l'inclusione e l'integrazione sociale delle persone con disabilità . Un confronto così strutturato ha consentito di evidenziare in modo chiaro le debolezze e i margini di miglioramento del sistema italiano, ma anche i suoi punti di forza e le sue eccellenze.

Il quadro che emerge caratterizza lo scenario italiano per alcune luci, ma soprattutto per diverse ombre. Anzitutto il dibattito pubblico sui diritti delle persone con disabilità , che in altri Paesi è particolarmente vitale, in Italia sembra rimanere appannaggio esclusivo degli addetti ai lavori, quando non solo delle persone che si trovano ad avere a che fare con la disabilità  in prima persona, e i temi della disabilità  ottengono con estrema difficoltà  l'attenzione dei media (salvo alcune meritevoli eccezioni) e soprattutto appaiono nelle agende pubbliche solo quando si tratta di immaginare ipotesi di "recupero" di spesa, anziché nuovi e più importanti investimenti.

Ne è un segnale, forse indiretto, anche l'arretratezza degli strumenti concettuali con i quali la disabilità  viene affrontata, anche a livello statistico, laddove non esiste nel nostro Paese una indagine dedicata alle persone con disabilità : i dati attualmente disponibili risalgono ormai a circa 8 anni fa (l'indagine Multiscopo dell'Istat 2004-2005) e risentono di un'impostazione metodologica abbastanza obsoleta, ma rimangono a tutt'oggi l'unica fonte ufficiale ed affidabile per l'analisi del fenomeno.

L'Italia spende per altro per la disabilità  complessivamente poco: secondo il dato Eurostat del 2009 si tratta di 440 euro pro capite all'anno, contro la media europea di 530 che, nel confronto con gli altri grandi Paesi, risulta superiore solo alla Spagna (395 € annui procapite).

Soprattutto colpisce quanto poco sviluppata sia la spesa per i servizi in natura, solo 23€ pro-capite annui, meno di un quinto della media europea, e inferiore anche al dato della Spagna.

Si tratta di un quadro che trova riscontro in quanto rilevato nella rilevazione sulle ASL, alla quale hanno complessivamente partecipato 35 aziende su un totale di 147.

D'altro canto il confronto europeo ha permesso di mettere in luce anche un'eccellenza italiana, ossia l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità . Si tratta di una conquista che, seppure con tutte le difficoltà  che comporta nella quotidianità , rappresenta un valore aggiunto fondamentale del sistema italiano, eredità  di scelte coraggiose che hanno posto l'Italia all'avanguardia in questo ambito dell'inclusione delle persone con disabilità . E si tratta di un patrimonio tanto più rilevante se si pensa che in tutti gli altri Paesi europei persistono ancora quote più o meno rilevanti di alunni che seguono un percorso scolastico differenziato.

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