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I dati strutturali italiani e il confronto europeo

Sul fronte dei dati ufficiali, quelli disponibili sull'offerta per la disabilità  si basano su quelli dei servizi socio-sanitari. In particolare, pur non esistendo informazioni puntuali sul percorso di presa in carico dei singoli casi, i dati diffusi dal Ministero della Salute permettono di effettuare una panoramica sui servizi di assistenza domiciliare integrata attivati e sulle strutture disponibili.

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Per quanto riguarda l'ADI i casi trattati nel 2008 sono stati circa 500 mila, per un tasso medio di 829 casi ogni 100.000 abitanti (tab. 5). Si tratta di una quota che varia significativamente tra le Regioni, certamente anche in funzione delle differenze demografiche ma con ogni probabilità  anche a causa di differenti assetti organizzativi dei servizi: i valori più bassi si rilevano a Bolzano e in Valle d'Aosta, ma anche in Sicilia e Campania (regioni più "giovani" dal punto di vista demografico) si registrano dati particolarmente contenuti, così come Piemonte e Toscana fanno rilevare valori ampiamente sotto la media nazionale (laddove gli indici di invecchiamento sono invece superiori alla media nazionale).

La quota di anziani tra i casi presi in carico è ampiamente e diffusamente maggioritaria (il dato più basso si rileva a Trento, con valori intorno al 55%), e pari complessivamente all'81,0%, mentre la quota di pazienti terminali risulta abbastanza contenuta (9,5%), e complessivamente più variabile.

Ad una analisi più approfondita, tuttavia, emerge come l'Assistenza Domiciliare Integrata costituisca un servizio che se da un lato risulta diffuso sul territorio, e capace di intercettare il bisogno di un ampio numero di persone, dall'altro consista di un numero di ore complessivamente molto contenuto.

Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, nel 2008 il numero totale di ore dedicate complessivamente nell'anno a ciascun caso è pari a 22.

Tab. 5 - Casi trattati in ADI per Regione e tipologia di utenza. Anno 2009 (v.a. e val. %)dati italia disabilità

Fonte: Ministero della Salute - Direzione generale SIS Informativo - UFF Statistica

Le strutture sanitarie che si occupano di fornire assistenza residenziale e semiresidenziale censite dal Ministero della Salute nel 2008 sono complessivamente 7.900, di cui circa 5.400 residenziali e circa 2.500 semiresidenziali. Si tratta di strutture che si collocano soprattutto nelle regioni settentrionali: quelle residenziali in particolare al Nord Ovest (38,5%) e quelle semiresidenziali con maggior frequenza al Nord Est (40,3%), mentre la quota di strutture rilevata al Sud e nelle Isole risulta generalmente più bassa (tab. 7).

Fra le strutture residenziali, nuovamente, emerge come l'assistenza agli anziani rappresenti la tipologia di servizio più frequentemente erogato (46,9%) soprattutto al Nord e al Centro, mentre l'assistenza psichiatrica (30,6% delle strutture complessive) è la tipologia più frequentemente rilevata al Mezzogiorno (51,4%). Quella fornita alle persone con disabilità , sia essa fisica o psichica, rappresenta la tipologia di assistenza che caratterizza il 20,6% delle strutture residenziali. Al Nord e al Centro quella alla disabilità  costituisce invece l'assistenza più frequentemente erogata nelle strutture semiresidenziali (complessivamente pari al 44,0%), mentre al Mezzogiorno anche tra queste strutture le più diffuse sono quelle dedicate all'assistenza psichiatrica.

La variabilità  territoriale rappresenta notoriamente un elemento di criticità  nell'assetto dei servizi più complessi e i dati Istat e del Ministero della Salute, relativi a vari aspetti di performance sanitaria regionale, rielaborati in forma sintetica, confermano ulteriormente il quadro di forte eterogeneità  tra regioni, sia dal punto di vista delle condizioni di salute che da quello delle caratteristiche dell'offerta, con particolare riferimento all'offerta di servizi per la disabilità  e la cronicità.

Il confronto con i Paesi Europei oggetto di studio di caso risulta, a questo proposito, particolarmente complicato da realizzare sulla base di dati puntuali. Come infatti per lo scenario italiano sono disponibili solo alcuni dati strutturali, in funzione dell'assetto organizzativo del sistema per cui di fatto gli ambiti territoriali di programmazione sociale e socio-sanitaria non hanno uno snodo a livello centrale sul quale far confluire le informazioni relative alle attività  svolte, similmente la disponibilità  di dati negli altri Paesi risente dell'assetto organizzativo dei servizi, della suddivisione (non sempre omogenea a quella italiana) tra servizi sociali, sanitari e riabilitativi nonché delle differenti linee di finanziamento per gli uni e per gli altri.

Va, nuovamente, segnalato a questo proposito il caso del Regno Unito, dove pur esistendo tradizionalmente un sistema di assistenza sociale imperniato sulle Autorità  Locali, e pur essendo stato adottato fin dagli anni '90 un meccanismo fortemente aperto al mercato privato delle prestazioni (che vengono acquistate dal soggetto pubblico in favore dei beneficiari dei servizi), grazie a procedure standardizzate di valutazione dei bisogni e di presa in carico viene raccolta ed elaborata una grande quantità  di dati, che permette di osservare in modo estremamente puntuale i volumi e le caratteristiche dei servizi erogati e dell'utenza.

Sulla base dei dati, e soprattutto delle informazioni qualitative raccolte, è possibile però mettere a fuoco gli elementi salienti dei vari sistemi indagati.