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Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella Società

Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella Società

Già dal 2013 il Ministero del Lavoro ha avviato una sperimentazione per creare un modello omogeneo in tutte le 20 Regioni in merito alla vita indipendente delle persone con disabilità. Nel 2016, venivano stanziati 5 milioni di euro per rafforzare i progetti “riguardanti misure atte a rendere effettivamente indipendente la vita delle persone con disabilità”, come si legge nella L n°208 del 28 dicembre 2015.

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La Legge n°112 del 22 giugno 2016 prevede, inoltre, misure per favorire interventi che vengano in aiuto alla “domiciliarità” e a favore della “deistituzionalizzazione”, ma riguarda solo le persone con disabilità grave non connessa alla senilità o a patologie a essa legata o se i genitori non ci sono o non sono in grado di fornire assistenza.

L’obiettivo è applicare in modo concreto l’articolo 19 della Convenzione ONU, relativo alla vita indipendente e all’inclusione nella società, condividendo criteri, requisiti, indicatori da parte di Regioni ed enti locali. La prima azione proposta è contrastare l’isolamento, la segregazione e la deistituzionalalzione delle persone con disabilità. Dove per istituzionalizzazione s’intende l’imposizione a trascorrere parte delle proprie giornate o le giornate stesse dentro strutture o in forma di segregazione.

Si tratta di un intervento normativo e amministrativo volto a velocizzare i processi di deistituzionalizzaizone e in contrasto alla segregazione all’isolamento delle persone con disabilità. Le azioni da seguire sono prendere alla lettera la Convenzione ONU e controllare le strutture così dette segreganti.

I soggetti promotori sono il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e la Conferenza Stato Regioni. I soggetti collaboratori sono OND, ANCI, ISTAT, l’Organizzazioni delle persone con disabilità e altre del Terzo Settore e il Ministero della Salute. Gli interventi non prevedono costi aggiuntivi.

La seconda azione, invece, è la realizzazione di servizi e strutture per la collettività a disposizione, su base di uguaglianza, delle persone con disabilità e adattate al loro funzionamento.

Secondo l’articolo 19 della Convenzione ONU, le persone con disabilità hanno il diritto “a vivere nella società con la stessa libertà di scelta di altre persone” e gli Stati devono fare di tutto per garantire che le persone disabili “abbiano acceso a una serie di servizi a domicilio o residenziali o altri servizi sociali”.

È opportuno utilizzare due termini in lingua inglese per spiegare meglio come dovrebbe cambiare la vita delle persone con disabilità: empowerment, il coinvolgimento delle persone nelle proprie vite e mainstreaming nella programmazione e nell’erogazione dei servizi.

Va attivato, dunque, il nomenclatore degli interventi e dei servizi sociali, estendendo le raccomandazioni ai servizi per impiego e queste stesse indicazioni devono essere prese in considerazione nei LEPS e nei LEA.

I soggetti promotori sono il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e la Conferenza Stato Regioni, in collaborazione con OND, il Centro interregionale per i sistemi informatici geografici e statistici (CISIS), l’ISTAT, le organizzazioni delle persone con disabilità e altre del Terzo Settore, il Ministero della Salute, l’ANCI e il Dipartimento Funzione Pubblica. Anche in questo caso non si prevedono costi aggiuntivi.

La terza azione riguarda la promozione in autonomia e la domiciliarità, è importante che le persone disabili, nonostante la loro gravità, siano in grado di programmare la loro vita adulta all’esterno del nucleo familiare. L’intervento tecnico-normativo interessa la diffusione e la promozione di modelli abitativi e organizzativi che favoriscano l’autonomia dei disabili.

Per metterlo in atto, le azioni specifiche sono una revisione del Nomenclatore degli interventi e servizi sociali. I soggetti promotori sono il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e la Conferenza Stato Regioni e i collaboratori sono OND, il Centro interregionale per i sistemi informatici geografici e statistici (CISIS), l’ISTAT, le organizzazioni delle persone con disabilità e altre del Terzo Settore, il Ministero della Salute, l’ANCI e il Ministero della Salute. Anche in questo caso non si prevedono costi aggiuntivi.

La quarta azione si occupa di rafforzamento ed efficacia di modelli di assistenza personale autogestita. È il cosiddetto “indipendent living”, il modo di vivere indipendente, e vuole favorire l’autodeterminazione, l’inclusione e la piena partecipazione alla vita dei disabili.

È un intervento normativo-amministrativo per favorire l’adozione di modelli di assistenza personale autogestita. Le azioni specifiche comprendono la definizione delle linee guida per garantire il pieno coinvolgimento del disabile o di chi lo rappresenta, l’individuazione di risorse, obiettivi, referente e il trasferimento monetario congruente al progetto di vita, la scelta dell’assistente, la revisione del progetto adeguandolo alle esigenze e molte altre azioni.

I promotori sono il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e la Conferenza Stato Regioni e i collaboratori sono OND, le organizzazioni delle persone con disabilità e l’ANCI. Le azioni constano nella promozione e nella redazione delle linee guida e nell’elaborazione di modelli allocativi con budget personalizzati. Non sono previsti costi aggiuntivi.

La quinta azione riguarda la condivisone e la diffusione dei principi e degli strumenti di progettazione personale. L’intervento amministrativo-operativa è atto a favorire l’elaborazione e la diffusione di studenti utili alla efficace progettazione personale.

I promotori sono il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e la Conferenza Stato Regioni e i collaboratori sono OND, le organizzazioni delle persone con disabilità, l’ANCI e il Ministero della salute. Non ci sono costi aggiuntivi.

La sesta azione riguarda la protezione giuridica delle persone con disabilità e la loro autodeterminazione. Quest’azione riprende il vecchio Programma ed è un intervento legistativo-amministrativo generale e operativo. È un’azione complessa che ha l’obiettivo di rafforzare l’amministratore di sostegno e altre tutele di tipo giuridico.

Fra le azioni: la modifica del codice civile, il coordinamento dell’impianto a livello civile, nuove protezioni giuridiche, promozione dell’attuale normativa e la vigilanza, promozione di percorsi formativi o di aggiornamento creati ad hoc per i magistrati; promozione e incentivi per le altre figure coinvolte; la creazione di sportelli regionali a tutela del cittadino e coinvolgimento delle Regioni.

I promotori sono il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali e quello di Giustizia. In collaborazione con Comitato tecnico di coordinamento a livello territoriale dell’istituto dell’amministratore di sostegno; l’OND, le organizzazioni delle persone con disabilità e altre del Terzo Settore, il Consiglio Superiore della Magistratura, la Conferenza Stato Regioni, le Regioni, le Università, le Comunità scientifiche e i comitati etici e comitati di operatori del diritto. Non sono previsti costi aggiuntivi e anzi, al contrario, porrebbero anche portare a un risparmio effettivo nelle casse dello Stato.

Le altre linee d’azione del Programma d’azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità:

Sezione a cura di Chiara Laganà

Fonte: Gazzetta Ufficiale

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