Fondazione Cesare Serono
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L'informazione è salute

Il consenso informato

Il consenso informato

Secondo la Costituzione italiana, la Convenzione per la Protezione dei diritti dell'uomo e della dignità  dell'essere umano nei confronti delle applicazioni della biologia e della medicina (Convenzione di Oviedo) e la Costituzione Europea, un individuo ha il diritto di dare o di rifiutare il suo consenso a ogni intervento sanitario effettuato sulla sua persona. I professionisti sanitari, tranne che in casi eccezionali, non sono legittimati ad agire se non in presenza di una manifestazione di volontà  del paziente che si affida a loro. La manifestazione di volontà  del paziente, previa informazione da parte del medico, è detta consenso informato.

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Il rapporto medico-paziente

Il rapporto medico - paziente è la relazione che si instaura tra un medico, o più in generale un professionista sanitario, e un paziente in presenza di uno stato di malattia di quest'ultimo. Essa è caratterizzata da specifici doveri e diritti morali e giuridici. Per millenni, la relazione medico- paziente è stata improntata sul paternalismo benevolo e sulla compliance (letteralmente conformità ): in pratica, si riteneva che il medico potesse agire senza avere l'assenso del paziente, in quanto in possesso della competenza tecnica necessaria per decidere il trattamento migliore per il bene della persona stessa. Negli ultimi decenni, alla luce delle profonde trasformazioni che hanno coinvolto il settore medico-sanitario - dai progressi tecnologici e scientifici alle rivendicazioni dei pazienti di essere informati in merito alle decisioni terapeutiche che li riguardano - la validità  e l'efficacia dell'etica paternalistica sono state messe in discussione. Gradualmente ha preso forma un nuovo modello, il modello della concordance (letteralmente concordanza) e dell'autodeterminazione consapevole, basato sul rispetto dell'autonomia del paziente e sul suo diretto coinvolgimento. Secondo questo approccio, il medico deve impegnarsi a informare il paziente e quest'ultimo, una volta reso cosciente, può decidere autonomamente se autorizzare o rifiutare gli interventi proposti. È all'interno di questo modello che si inserisce il consenso informato.

Prevede un'informazione chiara e completa

Il consenso informato è la manifestazione di volontà  che il paziente, preventivamente informato dal medico, esprime in maniera libera, e non mediata dai familiari, in merito all'esecuzione di interventi sanitari sul proprio corpo. Cardine imprescindibile del consenso informato, dunque, è l'informazione fornita dal medico o da chi avrà  il compito di eseguire l'operazione o, comunque, di impostare la terapia.Informazione che non può essere superficiale e parziale, ma che deve essere completa e riguardare tutti gli aspetti del processo terapeutico: diagnosi, prognosi, eventuale trattamento proposto e sue percentuali di successo, decorso post-trattamento, benefici e inconvenienti del trattamento proposto, possibili alternative al trattamento proposto, capacità  della struttura sanitaria di intervenire in caso di complicanze, conseguenze del non trattamento. Oltre che esaustiva, l'informazione deve essere veritiera e chiara, ossia formulata senza frasi ingannevoli o mezzi termini e in un linguaggio comprensibile dalla persona. Solo in questo modo l'individuo viene effettivamente messo nelle condizioni di conoscere e comprendere le informazioni essenziali inerenti al trattamento e può così decidere, in piena coscienza, se dare o meno il consenso all'atto medico.

Scritto o verbale

Il consenso può essere verbale o scritto (esistono appositi moduli). In ogni caso, deve essere espresso in modo chiaro e inequivocabile. La legge prevede che il consenso debba essere scritto e firmato dal paziente nei seguenti casi:

  • quando il trattamento può comportare gravi conseguenze per la salute e l'incolumità  della persona;
  • quando si dona o si riceve sangue;
  • se si partecipa alla sperimentazione di un farmaco;
  • negli accertamenti sierologici di un'infezione da HIV;
  • nel trapianto di rene tra viventi;
  • nell'interruzione volontaria della gravidanza;
  • nella rettificazione in materia di attribuzione di sesso;
  • nella procreazione medicalmente assistita.

 

Inoltre, in caso di ricovero, il modulo del consenso informato, in sostanza, deve sempre far parte della cartella clinica. Occorre precisare chel'informazione scritta è integrativa e mai sostitutiva del colloquio medico-paziente. Il medico, dunque, non può esimersi dall'obbligo dell'informazione semplicemente consegnando un opuscolo sulla procedura proposta; le informazioni devono essere fornite nell'ambito di una discussione con il paziente.

Le caratteristiche principali

Il consenso informato è personale e non delegabile a famigliari o ad altri, tranne che in casi eccezionali. Inoltre, deve essere esplicito, mai desunto, e riferito unicamente alla prestazione sulla quale si è stati informati. Non è valido se acquisito con inganno o errore; deve sempre precedere l'avvio del trattamento e può essere revocato prima di ogni trattamento. Quando esprime il consenso, il paziente deve essere capace di intendere e volere. Il consenso informato dato dal malato deve essere attuale, deve cioè riguardare una situazione presente e non una futura; per questo, la legge non riconosce la validità  dei testamenti biologici. La persona può chiedere di interrompere una cura in corso, sempre che questo non sia materialmente impossibile o non metta in pericolo la sua vita. Se la cura prevede fasi diverse e separabili, il paziente deve dare il suo consenso per ogni singola parte. In presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi.

I casi particolari

Il consenso informato può essere espresso da una persona diversa dal paziente solo se questa è stata delegata chiaramente dal paziente stesso.Se il malato è minorenne, interdetto o inabilitato, il consenso deve essere espresso dal rappresentante legale. In caso di opposizione da parte del rappresentante legale a un trattamento necessario e improrogabile a favore di minori o di incapaci, il medico è tenuto a informare l'autorità  giudiziaria. In ogni caso, fermo restando il rispetto dei diritti del rappresentante legale, il medico ha l'obbligo di fornire informazioni al minore e di tenere conto della sua volontà , compatibilmente con la sua età  e con la sua capacità  di comprensione. Lo stesso va fatto di fronte a un maggiorenne infermo di mente. Quando a causa di una situazione di urgenza non è possibile ottenere il consenso informato, si potrà  praticare ogni trattamento necessario per tutelare la salute della persona interessata.

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