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Non ci resta che vincere, protagonista una squadra di basket con atleti disabili

Non ci resta che vincere, protagonista una squadra di basket con atleti disabili

Non ci resta che vincere, il film che ha per protagonista una squadra di basket con atleti disabili, arriva in sala il 6 dicembre, distribuito da BIM e presentato dagli atleti della Fisdr. Il film è stato campione d'incassi in Spagna.

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Un allenatore di basket dopo essere stato arrestato per guida in stato d’ebbrezza si ritrova ad allenare una squadra composta da disabili, questo è l’inizio del film diretto da Javier Fesser e interpretato da un gruppo di ragazzi diversamente abili: Sergio Olmos interpreta Sergio; Fran Fuentes è Paquito; Roberto Sánchez è Román; Jesús è Jesús Lago Solis, Jesús Vidal è Marín, José De Luna è Juanma; Gloria Ramos è Collantes; Stefan López è Manuel; Alberto Nieto è Benito e Julio Fernández è Fabián.

 

Il film ha guadagnato fino adesso 3.280.613 euro negli ultimi sette mesi, e, per l’attrice Athenea Mata, il successo è legato alla natura positiva che trasmette: “Il successo è legato a due ragioni: l’appoggio delle associazioni che hanno pubblicizzato molto il film con il passaparola e la seconda è perché il film porta luce, siamo stufi di vedere film con violenza e morte, è una tradizione che va avanti dall’attentato delle Torri Gemelle, i cattivi sono i personaggi positivi, penso che servano i titoli del genere, che riportano la bontà nel cinema”.

“Volevo che i personaggi fossero pieni d’amore e sincerità; non mi aspettavo questo successo e che aiutasse a cambiare il punto di vista di molte persone - ha spiegato Fesser - Il film scommette sull’inclusione, le etichette sono sempre ingiuste. Dal momento in cui scommetti sull’inclusione, devi scegliere un gruppo di disabili per girarla, loro stessi potevano dare uno sguardo limpido al film”.

Il film è stato scelto per rappresentare la Spagna agli Oscar e ha decisamente cambiato la vita del regista Javier Fesser, che ha scelto la sua squadra - le cui storie e vite sono state raccontate nel documentario Ni distintos, ni diferentes: Campiones presentato all’ultimo Festival di San Sebastián - grazie a una serie di lunghi casting che hanno coinvolto le associazioni di categoria: “La difficoltà iniziale, il fatto che non fossero attori, si è convertita in un vantaggio, il vantaggio di avere un risultato nuovo, sorprendente, fresco e spontaneo. La loro mancanza di esperienza mi ha permesso di girare il film in modo flessibile e sensibile”.

Nel film si accenna anche allo scandalo che colpì la squadra di basket spagnolo a Sydney 2000, che portò al ritiro delle medaglie d’oro e all’eliminazione dalla categoria di basket giocato da persone con disabilità intellettive ai Giochi Paralimpici, perché quasi interamente composta da atleti normodotati e da due soli disabili fra cui il capitano Ramón Torres: “Era già presente nella sceneggiatura originale, non lo conoscevo e penso che mostri disgraziatamente dove sta la disabilità. Da una parte ci sono persone che usano lo sport per crescere, per conoscere meglio il concorrente, per superarsi e sono considerati come ‘disabili’, dall’altra ci sono i ‘normodotati’ che hanno fatto questa trappola, qualcosa di vergognoso”, ha spiegato Fesser.

Ad accompagnare il regista alla presentazione alla stampa del film anche l’attrice Athenea Mata che ha sottolineato come il set di Non ci resta che vincere l’abbia cambiata: “Incontrare questi ragazzi è stato un regalo, ti danno molta verità sul set e molto affetto nella vita reale, non sono persone che ti giudicano o ti usano per quello che possono ottenere da te, ma a loro importa chi sei veramente e te lo dimostrano dal primo momento in cui le conosci, come se fosse facile instaurare un vincolo con loro, dopo il film ho trovato degli amici, penso che abbiano reso la mia vita migliore”.

Sia per l’attrice che per il regista è giunta l’ora di dare spazio agli attori disabili: “Penso che ci sia una verità negli sguardi di chi non ha mai detto una bugia che è difficile da interpretare, non è impossibile, ma difficile. In questo film, la realtà rende tutto più emozionante, non cerchi interpretazioni perfette, ma cerchi la verità davanti alla telecamera. Avrei potuto usare attori normodotati, ma non mi avrebbe interessato un film del genere. L’inclusione nella società di tutti i collettivi, cosiddetti differenti, non va fatta per solidarietà ma per necessità. L’inclusione delle persone disabili nella società avrebbe portato uno sguardo più sincero e obiettivo perché non ha pregiudizi, è uno sguardo diretto ed è di questo quello di cui abbiamo bisogno: più verità, più amore e più trasparenza”, ha spiegato Fesser.

“Penso che bisogna dare spazio a questi attori disabili, in Spagna ci sono 40 milioni e 300mila famiglie hanno una persona disabile in famiglia, è una percentuale elevata; stiamo lottando per il #MeToo per dare una presenza e un ruolo alle donne nell’industria culturale, si deve fare lo stesso con le persone disabili, sono stati esclusi come attori e come spettatori. Adesso vanno al cinema perché finalmente si vedono rappresentati. Spesso ci si chiede cosa è più importante: la società o il cinema, io penso che il cinema deve essere il motore per dare il via alla società, il cinema deve farsi promotore di una società migliore, Non ci lascia che vincere ha fatto qualcosa che si è visto molto poco”, ha concluso Athenea Mata.

Il film è stato presentato anche da alcuni atleti della Fisdr, la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali, fra loro anche due neo-campioni del mondo: Francesco Leocata e Alessandro Ciceri, accompagnati dal loro coach Alessandro Biferali, Rudd Koutiki, atleta di punta della squadra paralimpica di atletica leggera e Nicole Orlando plurimedagliata nella ginnastica artistica e nell’atletica leggera.

Giuliano Bufacchi ha ammesso di essersi rivisto nell’allenatore protagonista del film: “In alcune circostanze sì, l’impatto iniziale è molto simile: l’errore è pensare che siano disabili. Tu gli dici delle cose e loro fanno tutt’altro, a un certo momento cambi il concetto e li vedi come atleti, te li ritrovi disabili e tornano atleti e ti ritrovi con una squadra di pallacanestro vera. È un passaggio consequenziale, una volta che li tratti di atleti cambia tutto: gli insegni le regole e i movimenti di uno sport complesso come il basket”.

Se la squadra degli Amici non pensa al risultato finale, i campioni della Fisdr la pensano diversamente, a Rudd Koutiki “l’atletica gli ha cambiato la vita”, mentre i due campioni mondiali di pallacanestro Francesco Leocata e Alessandro Ciceri citano l’importanza della “grinta” fondamentale per la propria forza e per giocare a pallacanestro.

“È un privilegio per me essere qui, mi sono emozionato a vederli giocare pallacanestro”, ha spiegato Koutiki. “Mi è piaciuto molto vedere questo film, vietato dire non ce la faccio, bisogna andare fino alla fine di questo traguardo e non mollare mai. L’amicizia è anche molto bella, devono stare sereni e allegri”, ha aggiunto Nicole Orlando, campionessa di atletica e ginnastica artistica Fisdr.

“La grinta e la forza sono importanti, sono contento di vivere con la mia squadra, grazie a chi ci ha portato avanti”, ha aggiunto Alessandro Ciceri.

Lo sport, a detta del coach Bufacchi, è fondamentale: “Lo sport è fondamentale per loro, ti insegna a vivere, nello sport di squadra dipendi dagli altri, ognuno fa il suo senza eccedere. Ti insegna a interagire con gli altri compagni di squadra e con gli avversari, questo è molto più accentuato fra loro. Si aiutano e si fanno i complimenti, li aiuta ad avere rapporti umani. Dopo la vittoria dei Mondiali, si sono trovati un’attenzione mediatica; per loro lo sport è importantissimo, li aiuta a relazionare con gli altri”.

I ragazzi si sono “rivisti” nel film, ma solo perché è un film sulla pallacanestro, ma gli sportivi Fisdr vogliono però vincere e non pensano che “l’importante sia partecipare”:

“In campo si deve vincere, quando si va in campo si va in campo per l’oro”, ha detto Francesco Leocata.

Non ci resta che vincere sarà in sala il prossimo 6 dicembre distribuito da BIM.

Chiara Laganà

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