Un lutto può avere conseguenze gravi in una persona con scompenso cardiaco

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Un lutto può avere conseguenze gravi in una persona con scompenso cardiaco

Uno studio eseguito in Svezia ha valutato gli effetti dell’afflizione provocata da un lutto in famiglia sul rischio di decesso delle persone con scompenso cardiaco cronico. I risultati hanno dimostrato che il lutto può aumentare gli esiti negativi della patologia.

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Fra i fattori che possono influenzare la prognosi dello scompenso cardiaco, le forti sollecitazioni psicologiche sono state relativamente poco valutate. Per questo motivo Chen e colleghi hanno eseguito una ricerca, che ha avuto l’obiettivo di verificare se la perdita di un familiare stretto, provocando un forte stress, fosse associata ad un aumento del rischio di decesso delle persone affette da scompenso cardiaco cronico. È stato incluso nello studio un totale di 490.527 casi con una diagnosi principale di scompenso cardiaco, archiviati nel Registro Svedese dello scompenso cardiaco dal 2000 al 2018 o nel Registro Svedese dei Malati dal 1987 al 2018. Sono state raccolte informazioni su lutti che avevano riguardato le persone con scompenso cardiaco relativi ai seguenti membri della famiglia: figli, coniugi, nipoti, fratelli e genitori. Inoltre, si sono analizzati i dati riguardanti la frequenza di decesso, le caratteristiche sociali e demografiche e vari fattori relativi alla salute, estratti da archivi di diverso tipo. La relazione fra lutto e mortalità è stata verificata usando la regressione di Poisson. I risultati hanno indicato che la perdita di un membro della famiglia si è associata a un aumento del rischio di decesso di circa il 30%: rischio relativo corretto 1.29; intervallo di confidenza al 95% 1.27-1.30. L’associazione tra lutto e mortalità si è osservata non soltanto se il parente era mancato per malattie cardiovascolari o altre cause naturali, ma anche se era morto per motivi diversi. Il rischio di decesso era stato più elevato se la persona con scompenso cardiaco aveva avuto due lutti, rispetto alla perdita di un solo familiare, ed era stato più alto nella prima settimana dopo la perdita. La relazione fra lutto e aumento del rischio di mortalità si è rilevata per la perdita di un figlio, di un coniuge, di un nipote e di un fratello ma non per quella di un genitore. In un articolo pubblicato nel sito MedScape, sono stati raccolti i commenti di alcuni esperti sullo studio svedese. Ad esempio si è osservato che la perdita di un coniuge può avere un impatto rilevante sulla vita di una persona affetta da scompenso cardiaco, anche per il supporto sociale che il coniuge dà. Una possibile interpretazione del mancato effetto della morte di un genitore sulla mortalità potrebbe essere attribuita al fatto che questa è più prevedibile, anche in base all’età del malato di scompenso cardiaco e, di conseguenza, del genitore. Infine, nell’articolo di MedScape si ricordano alcuni limiti dello studio svedese segnalati dagli stessi autori, vale a dire l’impossibilità di escludere l’effetto, sulla relazione tra lutto e mortalità, di fattori genetici e socio-economici e di quelli relativi alle abitudini di vita e allo stato di salute condivisi da membri della stessa famiglia. Un altro aspetto da considerare è che una relazione come quella studiata da Chen e colleghi risente del contesto culturale e sociale del Paese in cui viene fatta e non è quindi necessariamente applicabile ad altri Paesi.    

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, nella casistica di persone con scompenso cardiaco che hanno analizzato, si è osservata un’associazione tra la perdita di un familiare e un aumento del rischio di decesso. Hanno inoltre suggerito di valutare se fonti di stress meno intenso possono comunque peggiorare la prognosi dello scompenso cardiaco e di indagare i meccanismi alla base di tale relazione.                

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