Come la telemedicina può aiutare le persone con scompenso cardiaco

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Come la telemedicina può aiutare le persone con scompenso cardiaco

Uno studio eseguito in Germania ha valutato l’utilità di un servizio di telemedicina disponibile 24 su 24 nell’assistenza delle persone con scompenso cardiaco. I risultati hanno indicato che un supporto di questo genere è sicuro e può ridurre i ricoveri non programmati.

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La telemedicina consiste in un insieme di tecniche e di strumenti che permettono di trasmettere a distanza informazioni e dati relativi alla salute delle persone. Per la comunicazione si possono utilizzare vari canali, dalla linea telefonica alla rete internet. La telemedicina è stata già applicata all’assistenza delle persone con scompenso cardiaco, ma di solito copre le ore diurne. D’altra parte, nei soggetti affetti da questa malattia molte situazioni di emergenza si verificano al di fuori degli orari di lavoro. Per tale motivo, Winkler e colleghi hanno valutato se un servizio di emergenza di telemedicina, che coprisse le 24 ore e fosse disponibile 7 giorni su 7, potesse servire per migliorare la gestione dei casi di scompenso cardiaco a maggiore rischio. Sono stati analizzati i dati di 1119 malati arruolati negli studi denominati TIM-HF e TIM-HF2. L’età media dei soggetti arruolati era di 69 ± 11 anni, i maschi erano il 73% del totale e la frazione di eiezione del ventricolo sinistro era del 37% ± 13. Cinquecentocinquantasette casi erano stati classificati di grado II secondo la Scala della New York Heart Association (NYHA, in italiano: Associazione del Cuore di New York) e 562 di grado III. Tutti hanno ricevuto un servizio di assistenza 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, guidato da un medico e offerto dal Telemedical Center (TMC, in italiano Centro Telemedico), in aggiunta alla gestione clinica a distanza durante le ore di lavoro. Nel corso delle chiamate di emergenza il medico della telemedicina ha raccolto informazioni sulle condizioni del malato, sui sintomi, sulla cartella clinica elettronica del caso e su controlli a distanza eseguiti durante il collegamento. Dopo avere formulato la diagnosi relativa al quadro rilevato, per ciascun caso si è deciso se procedere al ricovero o se fornire istruzioni per la gestione a casa. A parte il supporto ricevuto con la telemedicina, in qualsiasi momento poteva essere chiesto un intervento di emergenza. Sono state fatte 768 chiamate di emergenza per 1383 pazienti anno (0.56 chiamate per ogni paziente anno). Cinquecentoventisei di esse (69%) sono state fatte fuori dagli orari di lavoro. Centoquarantasei (19%) hanno riguardato un peggioramento dello scompenso cardiaco, 297 (39%) altre problematiche cardiovascolari e 325 (42%) quadri non cardiaci. L’andamento è stato simile sia per le chiamate fatte negli orari di lavoro che per quelle fatte al di fuori degli stessi.  Sul totale dei 1119 malati, 417 (37%) hanno fatto almeno una chiamata di emergenza. La probabilità maggiore di ricorrere a una chiamata di emergenza si è associata a fattori come: classe III della NYHA, concentrazioni aumentate del frammento n-terminale del propeptide natriuretico cerebrale (> 1400 pg/ml), causa ischemica dello scompenso cardiaco, impianto di defibrillatore e ridotta funzione dei reni. Durante il periodo di osservazione le persone che hanno fatto chiamate di emergenza hanno avuto un rischio di decesso più elevato da qualsiasi causa (22% rispetto a 11%, p=0.007 nello studio TIM-HF; 16% rispetto a 4% p<0.001 nel TIM-HF2) e un maggior numero di ricoveri non pianificati (324 rispetto a 162, p<0.001 nello studio TIM-HF; 545 rispetto a 180 p<0.001 nel TIM-HF2). Del totale dei 1211 ricoveri non pianificati, 492 (41%) sono cominciati con una chiamata di emergenza. Trecentosettantanove chiamate (49%) sono state fatte al Centro di Telemedicina mentre 389 (51%) al Servizio di Emergenza Pubblica. Trecentoventisei (84%) delle chiamate al Servizio Pubblico hanno avuto come esito il ricovero d’urgenza. Il Servizio di Telemedicina ha organizzato 202 ricoveri (53%) e in 177 casi (47%) è stato consigliato di rimanere a casa. Tutti i malati che sono rimasti a casa erano vivi nel corso del periodo di osservazione prestabilito di 7 giorni dopo la chiamata. L’83% delle diagnosi formulate dal Centro di Telemedicina è stato confermato durante il ricovero.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che il Servizio di Telemedicina di Emergenza per i casi di scompenso cardiaco ad alto rischio è sicuro. Per ridurre i ricoveri non programmati dovrebbe coprire le 24 ore ed essere attivo 7 giorni su 7.                  

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