Attuali e future soluzioni terapeutiche per lo scompenso cardiaco cronico

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Attuali e future soluzioni terapeutiche per lo scompenso cardiaco cronico

Un gruppo di specialisti italiani ha pubblicato una revisione della letteratura che ha fatto il punto sulle cure disponibili oggi, e su quelle attese per il futuro, per lo scompenso cardiaco cronico. Nell’articolo si sono toccati tutti gli argomenti più importanti relativi a questa malattia, compresi i principali meccanismi fisiopatologici.

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Nell’introduzione della revisione della letteratura è stata citata la definizione dello scompenso cardiaco riportata nelle Linee Guida del 2021 della Società Europea di Cardiologia: è una Sindrome clinica caratterizzata da alterazioni strutturali e/o funzionali del cuore, che determina elevate pressioni nelle cavità del cuore e un’inadeguata gittata cardiaca, a riposo o durante l’esercizio. Una premessa che viene fatta dagli autori della revisione è che, nella diagnosi dello scompenso cardiaco e nella definizione della cura, è determinante l’individuazione della causa dell’alterata funzione del cuore. Nella maggior parte dei casi si tratta di una disfunzione della sistole o della diastole o di ambedue le fasi del ciclo cardiaco. D’altra parte, in alcuni soggetti, la presenza di patologie delle valvole del cuore o del pericardio o di alterazioni della frequenza di contrazione del cuore possono contribuire alla comparsa dello scompenso. Ampio spazio è stato dedicato ai sistemi di regolazione nervosa e ormonale della funzione cardiaca: dal sistema nervoso simpatico, al sistema renina-angiotensina-aldosterone. Questi sistemi vengono attivati per potenziare la capacità di contrazione del miocardio nella sua prima fase, il riempimento dei ventricoli e la vasocostrizione periferica. D’altra parte, il prolungamento della loro attivazione è causa della progressione dell’insufficiente funzione cardiaca e della prognosi sfavorevole dello scompenso. A proposito dei farmaci usati nella cura dello scompenso cardiaco, l’articolo ha illustrato come essi possano essere classificati in base al meccanismo d’azione e al ruolo che questo ha nella correzione delle disfunzioni che caratterizzano lo scompenso. Anche a proposito della cura dello scompenso cardiaco con ridotta frazione di eiezione, si è ripreso quanto stabilito dalle Linee Guida della Società Europea di Cardiologia, vale a dire che ACE-inibitori, betabloccanti, inibitori del recettore dell’angiotensina-neprisilina e antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi sono la base del trattamento. Essi intervengono sui principali meccanismi fisiopatologici e hanno dimostrato di ridurre la mortalità, il rischio di ricovero e i sintomi. Per quanto riguarda lo scompenso cardiaco con lieve riduzione della frazione di eiezione, si è precisato che non ci sono indicazioni specifiche sul trattamento, in quanto non sono mai stati fatti studi solo su questa particolare casistica. D’altra parte, in quelle arruolate in alcuni studi su ampie popolazioni è stato possibile individuare sottogruppi di soggetti con questo tipo di scompenso e trarne informazioni relative alla gestione. Una percentuale variabile fra il 40 e il 50% dei soggetti con scompenso cardiaco con lieve riduzione della frazione di eiezione trova beneficio dalle stesse cure raccomandate per la forma con frazione di eiezione ridotta in generale. Ampio spazio è stato dato, nell’articolo, anche alla cura dello scompenso con frazione di eiezione preservata. Per quanto concerne il futuro della terapia, si sono citate le linee di ricerca sui micro-RNA, sulla terapia genetica, sugli anticorpi monoclonali e sulle molecole che stimolano il sistema renina-angiotensina-aldosterone non classico.

Nelle conclusioni gli autori hanno confermato che, soprattutto per lo scompenso cardiaco cronico a ridotta frazione di eiezione, esistono già trattamenti efficaci, che in futuro potranno essere integrati da altre soluzioni. Più ampi margini di miglioramento ci sono per le forme con frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata.           

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