Scompenso cardiaco: frequenza e prognosi

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Scompenso cardiaco: frequenza e prognosi

La Società Europea di Cardiologia (European Society of Cardiology: ESC) ha pubblicato l’edizione 2021 delle Linee Guida sullo scompenso cardiaco. In questo aggiornamento e in alcuni successivi si riporterà una selezione dei contenuti.

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La precedente edizione delle Linee Guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) sullo scompenso cardiaco era stata pubblicata nel 2016 e l’acquisizione di nuove conoscenze, con particolare riguardo alla cura dello scompenso, richiedeva un aggiornamento di tale documento. Per farlo, la Società Scientifica ha creato un gruppo di lavoro composto dai maggiori esperti di tutti gli aspetti di questa malattia, che li hanno trattati dettagliatamente nella pubblicazione, proponendo raccomandazioni sulla gestione dello scompenso nella pratica clinica. Rispetto all’edizione del 2016, gli autori hanno segnalato che le maggiori novità contenute nelle Linee Guida del 2021 riguardano:

  • cambiamento del termine “scompenso cardiaco con frazione di eiezione di livello intermedio” con “scompenso cardiaco con frazione di eiezione mediamente ridotta”
  • nuovo algoritmo semplificato per lo scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta
  • aggiunta di un algoritmo per il trattamento dello scompenso cardiaco, che tiene conto dei fenotipi a frazione di eiezione ridotta
  • classificazione modificata dello scompenso cardiaco acuto
  • trattamenti aggiornati per la maggior parte delle malattie associate non cardiovascolari come: diabete, iposideremia e cancro
  • aggiornamenti sulle cardiomiopatie, compresi quelli sugli esami genetici e sulle nuove cure
  • aggiunta dei principali indicatori di qualità

Nel presente aggiornamento si riporta una sintesi della parte delle Linee Guida riguardante l’epidemiologia e la storia naturale della malattia.

Nei Paesi sviluppati l’incidenza dello scompenso cardiaco, corretta per l’età, indicherebbe una riduzione della frequenza, grazie al miglioramento della gestione delle malattie cardiovascolari in generale, ma l’invecchiamento della popolazione ha determinato un incremento dell’incidenza. In Europa, attualmente, l’incidenza è di 3 casi per 1000 persone all’anno, considerando individui di tutte le età, o di 5/1000/anno solo negli adulti. La prevalenza, in questa fascia di età, è dell’1-2%. Tale dato risente molto dell’età, andando dall’1% nelle persone di meno di 55 anni di età, a più del 10% in chi ha 70 o più anni. Il Registro a Lungo Termine della ESC ha indicato che il 60% dei casi di scompenso cardiaco è a frazione di eiezione ridotta, il 24% a frazione di eiezione mediamente ridotta e il 16% a frazione di eiezione conservata. Rispetto a quando sono stati pubblicati i primi studi sulla terapia dello scompenso alcuni anni fa, la prognosi della malattia è migliorata sensibilmente, ma quasi esclusivamente per i casi a frazione di eiezione ridotta. Per gli altri, prognosi e qualità di vita sono tuttora poco soddisfacenti. Il rischio di decesso attribuito allo scompenso cardiaco è più elevato nelle ricerche osservazionali, rispetto a quanto osservato negli studi clinici. Combinando le casistiche di due grandi ricerche osservazionali fatte negli Stati Uniti, si è ottenuto un valore di mortalità del 67% entro cinque anni. Comunemente si ritiene che lo scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata abbia un rischio di decesso minore, ma la maggior parte degli studi osservazionali ha dimostrato che la differenza con la forma a frazione di eiezione ridotta è trascurabile. Di certo, dal 1980 al 2000, con il passare degli anni, è andata migliorando la prognosi. Dopo la prima diagnosi, le persone con scompenso cardiaco vengono ricoverate in media una volta all’anno. Dal 2000 al 2010 la frequenza media di ricovero registrata in uno studio osservazionale è stata di 1.3 casi per persona per anno e, nel 63% dei casi, i ricoveri erano dovuti a quadri non cardiovascolari. Studi europei e statunitensi hanno evidenziato che le massime frequenze di ricovero si sono registrate negli anni ’90, per poi ridursi. D’altra parte, in una ricerca relativa al periodo 1998-2017, si è osservato che in Gran Bretagna la frequenza di primi ricoveri dopo la diagnosi, corretta per l’età, è aumentata del 28% a prescindere dalla causa e del 42% per le sole cause non cardiovascolari. In particolare, il rischio di ricovero dei casi che oltre allo scompenso cardiaco hanno anche il diabete è una volta e mezzo più elevato. Altri fattori associati a una maggiore probabilità di ricovero sono: fibrillazione atriale, Indice di Massa Corporea elevato ed emoglobina glicata aumentata. Per il futuro, considerando l’aumento numerico della popolazione, l’incremento dell’età media e la crescita delle prevalenze delle malattie associate, si stima che i ricoveri per scompenso cardiaco aumenteranno del 50% in più nei prossimi 25 anni.

Dai dati epidemiologici sullo scompenso cardiaco emergono evidenze contrastanti. I miglioramenti delle cure ne avrebbero ridotto la frequenza assoluta, ma l’invecchiamento generale della popolazione e la maggiore diffusione di alcune patologie associate hanno compensato questo andamento positivo, sia in termini di incidenza, che di evoluzione nel tempo della patologia.

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